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Archivio per marzo 2012

Road Rage: l’omicidio stradale

L’omicidio stradale, in Italia, è ancora qualcosa di cui si parla senza però arrivare a trovargli, ancora, uno spazio in campo legale. Per ora, chi guida in modo spericolato o utilizza l’auto per assassinare qualcuno, viene imputato di omicidio (colposo, volontario, preterintenzionale a seconda delle circostanze che le prove e gli avvocati forniranno).
In molti Paesi del mondo, tra cui il Regno Unito, alcuni Stati d’America e dell’Australia hanno catalogato un nuovo tipo di omicidio. Secondo gli analisti, gli statistici, i giuristi, gli psicologi e i criminologi, infatti, uccidere qualcuno guidando l’auto è tutt’altra faccenda rispetto all’omicidio tout court.
Le ricerche
Infatti, secondo più di una ricerca, l’automobilista che guida arrabbiato, che abitualmente usa l’auto con propotenza nei confronti degli altri (siano pedoni o automobilisti), inveisce, mette in atto manovre pericolose, evita di rispettare segnaletica stradale e limiti di velocità, è il candidato ideale per commettere, se lasciato libero di continuare a mantenere questi comportamenti, un omicidio stradale. Prosegui la lettura…

Il fascino oscuro dei serial killer

Alcuni dei serial killer più famosi (e noti).

I serial killer sono interessanti (da un punto di vista criminologico) ed esercitano un certo fascino (dal punto di vista fiction) perché il motivo per cui uccidono non è chiaro. Non del tutto, almeno. Si sa, di loro, che ammazzano per procurarsi piacere. Ma poi la scelta della vittima, il modus operandi, la firma e i trofei sono tutt’altra cosa. E il fascino sta proprio in questo.

Di alcuni delitti non si parla proprio. Non perché i giornalisti siano persone cattive o distratte, ma perché di alcuni crimini interessa poco. E sono quelli in cui il movente è sotto gli occhi di tutti, il colpevole è già stato beccato (in genere coincide con il principale sospettato) e i giochi sono già chiusi ancora prima di cominciare.
Delitti noiosi, delitti interessanti
I soldi sono il movente che spinge parecchia gente a commettere un crimine. Vuoi che si tratti di furto, di rapina o di omicidio. In qualche caso, se i soldi non c’entrano, c’entra il sesso. Solo che le storie in cui c’è sesso interessano anche ai giornali. Perché? Perché il sesso fa vendere i giornali. Prosegui la lettura…

Quelli che tentano il delitto perfetto e quelli che ci riescono

Grace Kelly e Anthony Dawson ne Il delitto perfetto (1954).

Premesso che quelli che riescono nel delitto perfetto (sapere quanti è impossibile), di solito, non vanno in giro a raccontarlo a tutti quanti è anche vero che, qualcuno viene colto dal senso di colpa e decide di confessare per pagare il suo debito con la società.

Il delitto perfetto, come lo ha rappresentato Alfred Hitchcock nel suo film del 1954 (con Grace Kelly e Ray Milland), prevede una certa premeditazione, studi approfonditi degli usi e costumi della vittima e la creazione di un alibi, possibilmente che regga.

Nel film Ray Milland faceva fare il lavoro sporco a un complice che, però, ha fatto qualche errore (primo tra tutti farsi ammazzare dalla vittima predestinata). Avvalersi di complici è il primo passo verso il fallimento: la verità è al sicuro se la conosce solo una persona. Oppure se la conoscono in due (ma uno dei due è morto).

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Barbie che uccidono: un mix fra le miniature di CSI e Dexter

Barbie con armi da fuoco (appese alla parete) e improprie (quella che sta usando, per esempio). Almeno tre le vittime

Le foto su internet sono davvero parecchie. Sono a tutti gli effetti scene del crimine, la protagonista è la Barbie. Ken è la vittima. Le ambientazioni sono tutte domestiche. L’idea sembra arrivare dal killer delle miniature di Grissom in CSI, vi ricordate? A Gil Grissom, (ora ex) capo della scientifica di Las Vegas, arrivavano queste scatole che contenevano miniature di scene del crimine.

A lui il compito di scoprire il killer. Anche perché le miniature rappresentavano crimini che non erano ancora stati compiuti per cui c’era il gioco della corsa contro il tempo. Ma in più occasioni (fino all’arresto del killer, ovviamente) le miniature e le scene del crimine combaciavano alla perfezione.

Ma il killer delle miniature non usava la Barbie. No, quella invece è stata usata dal killer del camion frigo in Dexter. Il protagonista, Dexter Morgan, trova prima una Barbie nel frigorifero tutta tagliata a pezzi con dei simpatici nastrini rossi su ogni parte amputata. Il killer del camion frigo, infatti, ammazzava le sue vittime facendole a pezzi (e non prima di averle surgelate).

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Barbie omicida: le scene del crimine

“I feel like Dexter” – Il caso di Andrew Conley

Andrew Conley al momento dell’arresto.

Quando Shawn e Bridget Conley rientrano a casa dal lavoro scoprono che Connor, il loro figlio minore, di 10 anni, non c’è. Andrew, 17 anni, spiega ai genitori che il fratellino, la sera prima aveva insistito per andare dalla nonna a dormire e, quel punto, nessuno si preoccupa di verificare che, effettivamente, Connor sia a casa dell’anziana signora.
I signori Conley vivono con i due figli in una casetta, che poco o niente ha a che fare con il sogno americano, a Rising Sun, Indiana. In realtà, la cittadina (di 2.500 abitanti), praticamente irraggiungibile senza un’auto, è più vicina a Cincinnati (Ohio) che a qualsiasi altra città dello Stato dell’Indiana.
Bisogno di attenzione
I coniugi Conley lavorano appunto a Cincinnati, all’ospedale. In famiglia è del tutto normale che il figlio maggiore badi a quello più piccolo quando loro sono fuori. E sono fuori spesso, dato che i loro turni di lavoro sono soprattutto notturni. Andrew va male a scuola. Anzi, i suoi problemi sono piuttosto gravi. A metà novembre del 2009 gli insegnanti chiamano i genitori: Andrew ha tentato il suicidio. Una brutta pubblicità per la scuola. Così decidono di sospendere il ragazzo dalle lezioni. Prosegui la lettura…

Leonarda Cianciulli – La saponificatrice di Correggio

Leonarda Cianciulli.

Soda caustica, pece greca e allume di rocca. Ma anche cioccolato, zucchero e farina. Questi gli ingredienti con cui Leonarda Cianciulli, nata in provincia di Avellino nel 1892, faceva sparire le sue vittime. Ma andiamo con ordine.

La Cianciulli, secondo la classificazione del manuale dell’FBI, è a tutti gli effetti una serial  killer: ha infatti ucciso tre vittime, in momenti diversi, seguendo uno stesso modus operandi. Trasferitasi a Correggio dopo che l’Irpinia venne colpita dal devastante terremoto del 1939, Leonarda diede vita a un fiorente commercio di abiti usati. Ma non solo.
Un po’ strega
La donna era anche considerata una fattucchiera. Lei un po’ alla magia ci credeva. Aveva dato alla luce 12 figli, ma 8 morirono, lei disse che era stata colpa del malocchio che sua madre le aveva lanciato il giorno del suo matrimonio. Matrimonio che era finito non tanto bene, la Cianciulli, infatti, si era separata dal marito (anche se non legalmente). Prosegui la lettura…

Santi e martiri: delitti e scene del crimine

San Sebastiano in un dipinto del Mantegna.

La religione cristiana (cattolica, in particolare) ha un occhio di riguardo per le vite dei santi. Il folklore, poi, ha fatto il resto, per cui, anche chi è ateo, sa che santa Lucia è la protettrice di oculisti e ciechi (oltre che degli elettricisti che, bene o male, hanno sempre a che fare con la luce), san Biagio è quello giusto da invocare in caso di mal di gola e, si è di Palermo, si avrà un occhio di riguardo per santa Rosalia.

Se le vite dei santi sono, per molti interessanti, per altri (magari per i criminologi) sono soprattutto interessanti le loro morti. Leggendo un qualsiasi testo si può, infatti, evincere che in molti subirono il martirio. La criminologia e la criminalistica, in genere, studiano i criminali e, in qualche caso, anche le vittime (o, almeno, lo prescrivono).
I santi sono vittime a tutti gli effetti. Alcuni non hanno fatto niente per impedire di diventarlo, anzi, addirittura qualcuno ha lavorato per venire martirizzato. La parentesi delle torture che, per qualche manciata di secoli, ha accompagnato la storia della Chiesa (sia con i cristiani perseguitati che con gli inquisitori persecutori) è storia nota ai più.
Le loro storie sono piene di dettagli. Per chi non è un appassionato, ma è interessato alla criminologia, è importante sapere che l’iconografia ha dei tratti caratteristici. Quindi, in sostanza, i santini, in alcuni casi rappresentano né più né meno che le scene del crimine, in altri c’è anche l’arma del delitto. Prosegui la lettura…

Divi in canotta e sangue: il fascino dell’eroe ferito

Sawyer torturato da Sayid in Lost.

Il cinema ha abituato lo spettatore, per un congruo numero di anni, al divo alla maniera di James Bond: donne che gli cascano in braccio, belle auto, cattivi da uccidere. E mai un problema. Poi, a un certo punto, le cose sono cambiate, anche per James Bond che, interpretato da Daniel Craig, è più ferito di Bruce Willis. Gli sceneggiatori hanno iniziato a proporre l’eroe ferito, in difficoltà tali che a stento ci si crede.

Ed è proprio questo il bello. Riuscire a crederci. Bruce Willis è l’icona dell’attore in canotta e sangue che, normalmente, si butta da grattacieli in fiamme (non prima di aver svuotato qualche caricatore addosso al cattivo). L’eroe, quello romantico, è uno che crede nella causa, che ha i mezzi e le capacità per raggiungere l’obiettivo e che, in genere, ha un antagonista degno di nota.

Dal romanzo giallo al thriller

Diversamente la storia fatica a decollare. I romanzi gialli di un tempo, come quelli di Agatha Christie, di sir Arthur Conan Doyle e di George Simenon, giusto per citare i più famosi, avevano protagonisti dotati di intelligenza, carisma e piccole manie tali da renderli unici e vincenti: Hercule Poirot ferito che combatte con il maggiordomo non si riesce proprio a immaginarlo. Prosegui la lettura…

Andrei Chikatilo: un mostro normale

Andrei Chikatilo in carcere.

Nato nel 1936 Andrei Chikatilo inizia la sua carriera omicida nel 1978, ma nessuno se ne accorse per molti, moltissimi anni. Andrei aveva avuto un’infanzia piuttosto tragica. Un suo fratello, secondo il racconto che sua madre gli aveva fatto imparare a memoria, era stato mangiato dai vicini di casa durante la carestia degli anni Trenta.

Nessuno sa se la storia sia vera, ma il piccolo Andrei non mise in dubbio le parole di mamma e crebbe con questo spettro nella mente. Cosa che, però, non gli impedì di laurearsi, sposarsi e avere due figli. Chi lo conosceva diceva che era un uomo mite, sereno e normale. Pochi erano a conoscenza del suo lato oscuro.
Il viaggio da casa al lavoro e ritorno
Pare anche che in pochi fecero caso al fatto che Chikatilo venne licenziato (era sorvegliante di alloggi) per aver molestato degli studenti. Trovò un altro lavoro in una fabbrica e iniziò a spostarsi parecchio. Il lavoro, infatti, era piuttosto lontano da casa e per raggiungerlo era necessario prendere diversi bus. Prosegui la lettura…