Divi in canotta e sangue: il fascino dell’eroe ferito

Sawyer torturato da Sayid in Lost.

Il cinema ha abituato lo spettatore, per un congruo numero di anni, al divo alla maniera di James Bond: donne che gli cascano in braccio, belle auto, cattivi da uccidere. E mai un problema. Poi, a un certo punto, le cose sono cambiate, anche per James Bond che, interpretato da Daniel Craig, è più ferito di Bruce Willis. Gli sceneggiatori hanno iniziato a proporre l’eroe ferito, in difficoltà tali che a stento ci si crede.

Ed è proprio questo il bello. Riuscire a crederci. Bruce Willis è l’icona dell’attore in canotta e sangue che, normalmente, si butta da grattacieli in fiamme (non prima di aver svuotato qualche caricatore addosso al cattivo). L’eroe, quello romantico, è uno che crede nella causa, che ha i mezzi e le capacità per raggiungere l’obiettivo e che, in genere, ha un antagonista degno di nota.

Dal romanzo giallo al thriller

Diversamente la storia fatica a decollare. I romanzi gialli di un tempo, come quelli di Agatha Christie, di sir Arthur Conan Doyle e di George Simenon, giusto per citare i più famosi, avevano protagonisti dotati di intelligenza, carisma e piccole manie tali da renderli unici e vincenti: Hercule Poirot ferito che combatte con il maggiordomo non si riesce proprio a immaginarlo.

E anche i film di una volta, prima dei catastrofici degli anni Settanta, tipo L’inferno di cristallo (1974, con Paul Newman e Steve McQueen), rappresentavano eroi freschi di bucato e senza troppi tagli sulla faccia. E’ successo lo stesso con le serie televisive, le prime avevano protagonisti sempre ordinati e mai feriti, ultimamente, invece, pare che i personaggi siano sottoposti al martirio.

L’eroe vulnerabile

Praticamente in ogni serie tv crime che si rispetti il personaggio principale (o, se è corale, uno dei personaggi di spicco) a un certo punto resta coinvolto in qualche tremendo impiccio. Viene quasi da pensare che l’idea degli sceneggiatori sia stata duplice: agli spettatori uomini mostrare la parte buona della vulnerabilità e, alle spettatrici, che magari cambierebbero canale, un eroe romantico a cui affezionarsi.

Perché a guardare certi film e certe serie tv si è sempre dato per scontato che fossero gli uomini. E magari era anche così. Per andare ad agganciare anche la fetta di pubblico femminile è stato sufficiente offrire su un piatto d’argento l’uomo ferito, in alcuni casi funziona (in altri per niente, dipende dalla spettatrice, ovviamente).

La panoramica dei feriti

Un breve e non esaustivo giro dei feriti delle serie tv crime: Spencer Reid di Criminal Minds, che è rimasto nelle mani di un serial killer per qualche tempo; Nick Stokes di CSI ferito più di qualche volta (nell’episodio doppio con la regia di Quentin Tarantino, Grave Danger, resta sepolto in una bara di vetro); Sara Sidle di CSI rimane vittima di un incidente d’auto (che non è solo un incidente).

Aaron Hotchner di Criminal Minds ferito più di una volta (e, tra l’altro, perseguitato da un serial killer che gli ammazza la moglie); Cal Lightman di Lie to Me, anche lui due o tre volte (in sole tre stagioni); Patrick Jane di The Mentalist che nella quarta stagione a momenti viene annegato;  e, non è crime (ma è di tutto), in Lost tutto il cast (chi più, chi meno) resta ferito in qualche modo.

Quindi, diciamo che ferito è bello. Se poi c’è anche il serial killer di turno che minaccia l’esistenza dell’eroe è ancora meglio.

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