Herbert Mullin – Il serial killer che sentiva le voci

Herbert Mullin nella foto segnaletica.

Secondo il profiler dell’FBI, Robert Ressler, Herbert Mullin era un paranoide schizofrenico. Il profilo arrivò in seguito alla morte di 13 persone. Mullin, nato a Salinas, California, il 18 aprile 1947, era un ragazzo piuttosto apprezzato a scuola, tanto che venne nominato “più promettente” tra i suoi compagni di classe.

Era anche un atleta ed era popolare tra le ragazze, tutte cose, queste, che in America, più che in altri posti, contano parecchio. Nel 1965, dopo il diploma, un suo amico morì in un incidente d’auto e la vita di Herbert subì una svolta permanente. Il ragazzo trasformò la propria camera in un santuario in cui pose fotografie e oggetti della vittima.
Non solo. La crisi fu tale per cui iniziò a temere di essere omosessuale e avvisò anche la sua ragazza con la quale aveva una storia dai tempi delle prime classi della scuola superiore. In famiglia Herbert era stato educato in modo severo, ma nessuno abusò mai di lui. Suo padre, un veterano della guerra del Vietnam, gli insegnò a maneggiare e usare le armi fin da quando era un bambino.
Nel 1969 la famiglia Mullin era davvero preoccupata. Herbert sembrava perdere, ogni giorno di più, il contatto con la realtà, era ossessionato dalle religioni, sia quelle orientali che quelle cristiane e la disperazione per la perdita dell’amico (avvenuta ormai quattro anni prima) non accennava a essere sostituita dalla rassegnazione.
I Mullin decisero di far ricoverare Herbert in un istituto psichiatrico, ma il paziente si rivelò decisamente ostico e i medici lo rimandarono a casa, poiché non collaborava, dopo qualche settimana. E, una volta a casa, la situazione era anche peggio rispetto a prima del ricovero.
Herbert Mullin era convinto di dover sacrificare delle persone per scongiurare un nuovo terremoto come quello che, il 18 aprile 1906 (giorno e mese del suo compleanno), aveva raso al suolo San Francisco. Sentiva delle voci che gli ordinavano un po’ di tutto, dal bruciarsi con le sigarette a rasarsi la testa, ordini che Herbert prontamente eseguiva.

Le prime vittime

Il 13 ottobre 1972 era vicino a casa, a Santa Cruz, in auto, a spasso senza meta. Incrociò un anziano senza fissa dimora, accostò e gli chiese aiuto perché “il motore aveva dei problemi”, quando l’uomo, Lawrence White, si fece vicino per dargli una mano, Herbert lo colpì a morte con una mazza da baseball.

Il 24 ottobre dello stesso anno Mullin diede un passaggio in auto a una sua compagna di studi Mary Guilfoyle, 24enne, e, mentre guidava, la accoltellò a morte, poi fermò il veicolo, la sventrò, estrasse gli intestini e alla fine abbandonò il corpo e fu trovato mesi dopo. Le autorità, tra l’altro, erano convinte che la giovane fosse morta per mano di un altro serial killer, Ed Kemper.
Il 2 novembre Herbert andò a confessarsi, ma l’evento si concluse con l’accoltellamento del prete, padre Henry Tomei, che morì dissanguato nel confessionale. Mullin aveva capito di aver raccontato troppi dettagli in merito ai due omicidi precedenti e fu invaso dalla paura di essere denunciato.

L’uso di droghe, le voci e le altre vittime

Le voci non avevano smesso di parlare nella sua testa, così il serial killer (aveva ucciso tre persone in eventi diversi, per cui per l’FBI rientrava nella dicitura corretta) acquistò una pistola. Mullin aveva avuto parecchi problemi con la droga, oltre alla mariujana era dipendente dall’LSD.
Arrabbiato anche per questo, non esitò a rifarsi su chi lo aveva iniziato alle sostanze stupefacenti e, il 25 gennaio 1973, uccise Jim Gianera a colpi di arma da fuoco. Poi accoltellò e sparò anche alla moglie. Aveva avuto il nuovo indirizzo di Gianera da Kathy, la ex ragazza dell’uomo, tornò quindi sui suoi passi e sparò anche alla 29enne Kathy e ai due bambini di lei.
Il 6 febbraio, mentre faceva l’autostop, incontrò, sul limitare dell’Henry Cowell Redwoods State Park, quattro adolescenti che si stavano organizzando per accamparsi con delle tende, li avvicinò e sparò loro senza che questi riuscissero a difendersi, a fuggire o a realizzare quello che stava accadendo.

L’ultima vittima e l’arresto

Una settimana più tardi, mentre era in auto, accostò a lato strada e colpì a morte un anziano che stava facendo giardinaggio. I vicini di casa dell’uomo fecero in tempo ad annotare la targa dell’auto dell’aggressore e Mullin venne arrestato. In carcere non esitò a confessare i suoi delitti, spiegando che erano le voci a ordinargli di fare sacrifici umani per scongiurare terremoti e catastrofi.
Herbert Mullin è stato condannato all’ergastolo nonostante la schizofrenia paranoide, il procuratore distrettuale, infatti, ha dimostrato che Mullin, al momento dei crimini, era capace di intendere e di volere (diversamente non avrebbe ammazzato il prete a cui aveva confessato i delitti), inoltre c’era stata premeditazione (l’acquisto dell’arma ne era una prova).
Potrà chiedere la libertà sulla parola nel 2025 all’età di 78 anni. In questo momento si trova al penitenziario statale di Mule Creek, a Ione, California.

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