Il killer di Tolosa – Terrorista o cane sciolto?

Polizia di Tolosa durante l'assedio a Mareh.
Polizia di Tolosa durante l’assedio a Mareh.

Alla fine, dopo 30 ore d’assedio e contrariamente ai desideri del presidente Nicolas Sarkozy, Mohammed Merah è morto. Quasi sicuramente ucciso da un colpo alla testa sparato dalla polizia.

Il presunto killer dei militari e degli ebrei di Tolosa non si è arreso proprio come aveva preannunciato.
Come per Jarmoune, il marocchino 20enne arrestato perché progettava, pare, un attentato alla sinagoga di Milano, il movente pare fosse la Jihad, la guerra santa.
Ma sia Merah che Jarmoune sembrano più simili a cani sciolti, a schegge impazzite, piuttosto che a martiri pronti a immolarsi per la causa. In genere gli attentati in piena regola sono pianificati per causare il maggior danno possibile e indurre chi l’ha subìto e chi ne ha solo sentito parlare alla paura, al terrore (terrorismo, appunto).
Merah, se è stato lui (saranno le autorità a indagare), ha ucciso tre militari. Combinazione erano tutti e tre di colore, maghrebini come lui, praticamente il suo stesso sangue, e allora perché ucciderli? Forse proprio perché Merah non ha pianificato un granché, ha ucciso i militari solo perché ha sparato a una divisa. E la divisa rappresenta l’ordine costituito, lo Stato, l’autorità.
In questo caso l’autorità francese. E poi, sempre che sia stato lui, ha ucciso un padre con i suoi due figli e un’altra bambina in una scuola ebraica. In questo caso l’obiettivo era decisamente chiaro, gli ebrei. Gli ebrei e lo Stato. Ma la sua sembra essere stata , un’iniziativa personale, disorganizzata e finita male.

Disperazione, ma non terrore

Il killer di Tolosa ha seminato la disperazione, la morte, la rabbia. Ma non il terrore. Non così tanto almeno. E allora? E’ davvero un terrorista? O più semplicemente e tragicamente è, era, un invasato, uno con più problemi psichiatrici che ideali (di qualsiasi tipo e natura fossero, compreso il congruo numero di vergini ad attenderlo in paradiso).
Perché, in effetti, se davvero avesse voluto diventare un martire avrebbe sicuramente trovato qualcuno disposto a fornirgli tutto l’appoggio e l’organizzazione che un attentato in piena regola richiede. Se davvero avesse voluto fare il martire si sarebbe fatto esplodere da qualche parte, magari proprio nella scuola ebraica.

Un brutto blockbuster

Così, invece, sembra tutto molto più simile a un qualsiasi film d’azione americano che vede il cattivo di turno asserragliato, senza speranza, in un qualche buco in attesa di essere fatto fuori dall’eroe di turno previa lunga ed estenuante negoziazione. I terroristi non negoziano e, soprattutto, in genere non si fanno prendere.
Per cui, forse, esiste un problema correlato alla Jihad, ovvero, come detto, i cani sciolti. Quelli che pensano di fare gli eroi, di ammazzare qui e là per poi poter urlare che no, non si faranno mai prendere vivi (come ha fatto Merah). Ma un martire, un terrorista, non ha bisogno di urlare al mondo che non si farà prendere vivo, si fa ammazzare e basta. In modo pianificato e organizzato.

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