Incidenti domestici e omicidi ben riusciti

Le statistiche dicono che in Italia, ogni anno, in media, muoiono 8 mila persone a causa di incidenti domestici. Gente che cambiando le tende del terrazzo precipita di sotto, altri che cascano dalle scale procurandosi ferite letali, qualcuno che resta folgorato mentre si asciuga i capelli a piedi nudi.

L’elenco potrebbe continuare, naturalmente: pentole bollenti che si rovesciano dai fornelli, incendi che si propagano da sigarette abbandonate vicino a coperte sintetiche, scivoloni sul pavimento appena tirato a lucido, una bella sorsata di acido muriatico messo, per comodità, nella bottiglia dell’acqua minerale.

Confronti con gli altri incidenti

Assurdi? Forse, ma le statistiche non mentono: nel 1991 i morti furono addirittura 8.400. I morti sul lavoro sono invece circa un migliaio all’anno, così come i morti per incidente stradale. Ed è strano che si parli di questi morti (lavoro e strada) e non di quelli che, invece, muoiono zitti zitti a casa loro.

Il problema, forse, riguarda il fatto che politicamente il lavoro ha il suo peso e, per quanto riguarda la strada, si parla di vittime giovani (ricordate le stragi del sabato sera? Oggi nessuno parla più, probabilmente perché passate di moda, non perché la gente il sabato sera ha smesso di schiantarsi in auto).

Piccole percentuali irrisorie

Ma il punto è che 8 mila morti restano tanti, tantissimi, una ventina al giorno. Ma facciamo un passo indietro. In un paio di casi, giusto un paio, si è scoperto (grazie alle indagini) che quello che a prima vista aveva tutta l’aria di un incidente stradale si è invece rivelato un omicidio.

Un paio di casi su su un migliaio è una percentuale davvero esigua, facendo cifra tonda: 0,2%. Ma se questa percentuale, così irrilevante, la si applica (non senza fatica, dato che la matematica è sempre stata materia ostica) a 8 mila, allora il totale è 16. Quindi, se anche solo lo 0,2% degli 8 mila incidenti non fosse un incidente ma un omicidio, avremmo 16 omicidi (irrisolti) in più all’anno.

Dai numeri alle vittime

Una bel po’, se si considera che, in Italia, secondo il rapporto Eures Ansa del 2010, i morti per omicidio volontario del 2009 sono stati 611. Se poi, invece che decidere che si tratta solo dello 0,2% (che è già sufficiente) si facesse cifra tonda e si facesse un 1% avremmo qualcosa come 80 morti. Niente meno.

Ma chi sono questi 8 mila morti (per tacere delle migliaia e migliaia di invalidi, più o meno permanenti) che gli incidenti domestici provocano? Molti, moltissimi, sono anziani. Altri sono giovanissimi. In mezzo ci sta un po’ di tutto. Ma chi vorrebbe mai liberarsi di un anziano? I figli o i nipoti. Non solo per entrare in possesso dell’eredità, ma anche per smetterla di pagare cure.

Il delitto perfetto

E quello che è caduto dal terrazzo? Quello non era anziano. Ma era in bilico sulla scala e aveva detto alla moglie di reggerla. E se lei avesse dato uno scossone alla scala? Sarebbe stato sufficiente a fargli perdere l’equilibrio facendolo precipitare per sei piani. Perché farlo? Perché magari aveva scoperto che lui aveva un’altra. O forse lei era solo stufa di un marito noioso.

I moventi, si sa, ci sono. Ma queste sono, ovviamente, solo piccole ipotesi, giusto considerazioni. Anche perché, secondo qualcuno, i delitti perfetti non esistono, esistono solo indagini imperfette. E, tra l’altro, sugli incidenti domestici, specie se muore un anziano di 92 anni, nessuno va certo ad aprire un’indagine.

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