La riserva indiana di Yakima e i 13 omicidi

Yakima Indian Reservation.

La riserva indiana di Yakima, nello stato di Washington, si estende su più di 5.500 chilometri quadrati ed è popolata da circa 30 mila persone. E’ un territorio interessante da attraversare con l’auto, pieno di contraddizioni. Dai casinò agli spettacoli per turisti messi in scena dai locali, dai bar e dai ristoranti al non incontrare anima viva per centinaia di miglia.

La riserva è arrivata alla ribalta delle cronache (americane) perché 13 donne sono state trovate uccise. Secondo alcuni Yakima nasconde un serial killer, secondo altri, invece, le scomparse e i delitti non sono legati uno all’altro. Sicuramente il territorio è vasto e, in alcuni punti, se si è al volante da soli si spera che la macchina non decida di guastarsi.
Profili diversi, vittime diverse
11 delle 13 vittime erano indiane, nate e cresciute nella riserva. Alcune di loro erano alcolizzate. Ma questo è un dato solo se lo si toglie dal contesto: gli indiani, infatti, che si piegano all’alcol sono davvero tanti. Troppi. E ancora. Tutte le vittime avevano età comprese tra i 19 e i 44 anni. Otto di loro erano madri.
Se si dovesse stabilire un modus operandi sarebbe piuttosto difficile. Alcune sono state accoltellate a morte, altre invece sono state colpite, qualcuna è stata uccisa con un’arma da fuoco e altre sono state strangolate. Ci sono anche due casi in cui sembra che la causa della morte sia stata l’annegamento. E per almeno una vittima si è ipotizzato un investimento da parte di un veicolo.
Molte delle vittime sono state mutilate, ma le mutilazioni sembrano essere state fatte in modi e tempi differenti (in alcuni casi le indagini non hanno escluso che si sia trattato di qualche animale selvatico). Alcuni corpi, invece, presentano segni tipici che sono compatibili con un pestaggio: dalle emorragie interne alle fratture, alle ecchimosi.
I sospetti di un poliziotto
I corpi sono stati ritrovati in zone isolate, anche se, attraversando la riserva, non si ha la percezione che possano esserci punti in cui è densamente popolata. I cadaveri, tutti, sono stati esposti alle intemperie e gli animali hanno fatto il resto, con il risultato che qualunque indizio è andato perso.
Secondo Melford Hall, poliziotto degli affari interni indiani, il serial killer esiste, ma non ha uno schema preciso. Dal suo punto di vista (in base alle interviste che ha rilasciato negli anni) si limita (o si limitava) ad aspettare che la donna fosse sufficientemente ubriaca per non opporre resistenza e, a quel punto, la faceva allontanare dal bar o dal locale in cui l’adescava per ucciderla da qualche parte.
Le certezze dell’FBI
Dei sospetti di Hall si è interessato anche l’FBI ma pare che gli esperti non abbiano ravvisato indizi concreti per poter ipotizzare l’esistenza di un omicida seriale. L’ultimo omicidio pare risalga al 1993, ma anche di questo non vi è certezza.
Di sicuro c’è che Yakima resta un luogo di fascino e di contraddizioni così forti da rendere inquietante il viaggio in auto per attraversarla e, dato che non c’è molto da fare, ci si può interrogare sul modus operandi, sul movente e sull’occasione. Tanti sono stati i serial killer che, nel corso delle loro vite, hanno cambiato il modus operandi, si può chiamarla maturazione o sperimentazione.

 Indagini ferme

Per quanto riguarda il movente, si sa che i serial killer hanno moventi così intimi e privati da risultare, il più delle volte, incomprensibili. Quanto all’occasione ogni bar, locale, tavola calda offre più di quanto qualsiasi serial killer possa sperare: donne sole, ubriache, disponibili. E che, forse, nessuno cercherà.
Dall’altro lato è anche vero che l’alcolismo è una piaga di proporzioni bibliche per le riserve e per gli indiani in generale e i casi di violenza non si contano. Si dovrebbe poi tenere conto che, in genere, gli omicidi avvengono intrarazza, per cui il colpevole, se è uno solo, dovrebbe essere cercato nella riserva stessa.
I nativi pare abbiano desistito dal chiedere ancora indagini. Hall è andato in pensione anni fa. L’FBI ha un manuale che dice che il modus operandi può variare, ma non fino a questo punto. Gli indizi si sono persi. 11 dei 13 casi sono stati dichiarati chiusi dall’FBI che, però, si è detta pronta a riaprirli nel caso in cui ci siano nuovi elementi.

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