Quelli che tentano il delitto perfetto e quelli che ci riescono

Grace Kelly e Anthony Dawson ne Il delitto perfetto (1954).

Premesso che quelli che riescono nel delitto perfetto (sapere quanti è impossibile), di solito, non vanno in giro a raccontarlo a tutti quanti è anche vero che, qualcuno viene colto dal senso di colpa e decide di confessare per pagare il suo debito con la società.

Il delitto perfetto, come lo ha rappresentato Alfred Hitchcock nel suo film del 1954 (con Grace Kelly e Ray Milland), prevede una certa premeditazione, studi approfonditi degli usi e costumi della vittima e la creazione di un alibi, possibilmente che regga.

Nel film Ray Milland faceva fare il lavoro sporco a un complice che, però, ha fatto qualche errore (primo tra tutti farsi ammazzare dalla vittima predestinata). Avvalersi di complici è il primo passo verso il fallimento: la verità è al sicuro se la conosce solo una persona. Oppure se la conoscono in due (ma uno dei due è morto).

I delitti perfetti sono stati quelli, per esempio, del serial killer americano Zodiac. Di lui sono rimasti (a parte la scia di sangue che si è lasciato alle spalle uccidendo un numero indefinito di persone) le lettere che ha spedito a redazioni e stazioni di polizia, il suo soprannome e tanti dubbi.

Ma perché a Zodiac (come parecchi altri serial killer prima e dopo di lui) è riuscito il delitto perfetto? Fondamentalmente per un paio di motivo: non era legato alle sue vittime e il suo movente è rimasto ignoto. Ammazzava gente (apparentemente) a caso per motivi (apparentemente) inesistenti.

Ray Milland, invece, voleva togliere di mezzo sua moglie dover aver scoperto che lo tradiva con un comune amico. Ora. In genere quando la moglie viene trovata morta in casa i sospetti il più delle volte cadono sul marito (anche se la moglie viene trovata morta nel bosco, come nel caso Rea-Parolisi).

Segui i soldi, segui il sesso

Stesso dicasi per i soci in affari: se uno viene trovato morto nel suo studio di solito si va a indagare tra i suoi contatti di lavoro. Più che altro perché nelle persone normali (e le persone che rientrano nel range della normalità ammazzano con una certa puntuale scientificità) i moventi hanno a che fare con il sesso e con i soldi.

Escluse queste due macro aree di moventi (che includono tutte le sfumature: dalla gelosia ingiustificata al tradimento manifesto, dai pochi spiccioli ai milioni in qualsiasi valuta) il resto è nebbia. Difatti i giornali amano titolare (una volta più di adesso) che gli inquirenti “brancolano nel buio”. Buio o nebbia, la sostanza non cambia.

Trovare un colpevole che non abbia un movente (noto ai più) e che non abbia mai conosciuto la vittima diventa, il più delle volte, impossibile. Il classico ago nel ben noto pagliaio.

Emozioni e disturbi della personalità

Come detto poco sopra, ci sono anche quelli che, essendo riusciti a farla franca, non riescono a convivere con il senso di colpa. Infatti, se non si è del tutto sociopatici (o, volendo essere più specifici, con personalità antisociale), le emozioni prendono il sopravvento e la necessità di confessare si fa di giorno in giorno più pressante fino a diventare insostenibile.

Poi ci sono i narcisisti (quelli che si dicono bravi da soli) che magari riescono a commettere l’omicidio pressoché perfetto, ma che non riescono a trattenersi dalla voglia di vantarsi in pubblico della loro capacità di far fuori il prossimo senza venire beccati. E’ il caso, per esempio, di Giuseppe Piccolomo che ha ucciso (sgozzandola) una signora di 82 anni.

Piccolomo, fan delle serie tv crime, era stato graffiato dalla sua vittima e ha pensato così di tagliarle le mani (in modo che il materiale organico rimasto sotto le unghie non potesse essere trovato). Il suo omicidio era premeditato (il movente pare fossero i soldi) infatti l’omicida ha portato con sé (oltre all’arma del delitto) anche alcuni mozziconi di sigaretta per depistare le indagini.

Dal delitto perfetto all’ergastolo

La sua messa in scena (staging, volendo essere più criminologi che giornalisti) ha davvero depistato gli inquirenti. Tanto che nessuno era arrivato a lui. Solo che Piccolomo, frequentatore abituale del bar del suo paese, ha iniziato a dire agli altri avventori che avrebbe tagliato loro le mani proprio come aveva già fatto. Genio.

Anche il più distratto degli avventori si sarebbe insospettito, e difatti si sono insospettiti tutti quanti. In più una signora ha chiamato la polizia (dopo aver letto un trafiletto sul giornale in merito allo staging, la cosa dei mozziconi) dicendo che aveva visto, giorni prima, un tipo strano che svuotava i portacenere di un centro commerciale.

In questo caso l’omicida (condannato all’ergastolo) è stato arrestato grazie ai frequentatori del bar e alla signora che ha ricordato il tipo strano. La polizia seguiva, infatti, la pista tradizionale: conoscenze della vittima (Piccolomo la conosceva, ma sembrava che non avesse movente), rancori, e via dicendo.

In più Piccolomo aveva patteggiato (tempo prima) un anno e quattro mesi per l’omicidio della moglie. Tanto per non farsi mancare niente. C’è da dire che anche la vittima conta: una signora di 82 anni, infatti, a meno che non sia seduta su una montagna di soldi (facilmente raggiungibili), non è esattamente il più classico dei bersagli.

2 pensieri su “Quelli che tentano il delitto perfetto e quelli che ci riescono”

  1. Mani tagliate e mozziconi, ripensando all’influenza della tv non erano metodi visti in puntate di CSI e Criminal Mids?

  2. Esatto. CSI sia per i mozziconi che per le mani tagliate (che nella serie tv si scoprono non essere umane, alla fine) e Criminal Minds (e credo una congrua quantità di altre serie tv) per i mozziconi.

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