Santi e martiri: delitti e scene del crimine

San Sebastiano in un dipinto del Mantegna.

La religione cristiana (cattolica, in particolare) ha un occhio di riguardo per le vite dei santi. Il folklore, poi, ha fatto il resto, per cui, anche chi è ateo, sa che santa Lucia è la protettrice di oculisti e ciechi (oltre che degli elettricisti che, bene o male, hanno sempre a che fare con la luce), san Biagio è quello giusto da invocare in caso di mal di gola e, si è di Palermo, si avrà un occhio di riguardo per santa Rosalia.

Se le vite dei santi sono, per molti interessanti, per altri (magari per i criminologi) sono soprattutto interessanti le loro morti. Leggendo un qualsiasi testo si può, infatti, evincere che in molti subirono il martirio. La criminologia e la criminalistica, in genere, studiano i criminali e, in qualche caso, anche le vittime (o, almeno, lo prescrivono).
I santi sono vittime a tutti gli effetti. Alcuni non hanno fatto niente per impedire di diventarlo, anzi, addirittura qualcuno ha lavorato per venire martirizzato. La parentesi delle torture che, per qualche manciata di secoli, ha accompagnato la storia della Chiesa (sia con i cristiani perseguitati che con gli inquisitori persecutori) è storia nota ai più.
Le loro storie sono piene di dettagli. Per chi non è un appassionato, ma è interessato alla criminologia, è importante sapere che l’iconografia ha dei tratti caratteristici. Quindi, in sostanza, i santini, in alcuni casi rappresentano né più né meno che le scene del crimine, in altri c’è anche l’arma del delitto.
Sant’Apollonia: anziana diaconessa di Alessandria subì il martirio nel 249. Durante un saccheggio nelle case dei cristiani le vennero spezzati i denti e rotte le mandibole. Nell’iconografia è infatti, spesso, rappresentata con una pinza o una tenaglia tra le mani (l’arma del delitto), altre volte con i denti che le vennero strappati e rotti e, in molti casi, con un rametto di palma.
Apollonia venne anche minacciata di essere arsa sul rogo se non avesse rinnegato Cristo: decise di gettarsi tra le fiamme. Dato il suo martirio è la santa protettrice dei dentisti ed è celebrata il 9 febbraio. Nessuno conosce gli assalitori di Apollonia, ma è certo che la loro idea fosse di causarle più dolore possibile in modo da indurla a cambiare le sue idee religiose.
San Sebastiano: era un soldato che combatté tra le fila di Diocleziano. Visse tra il III e il IV secolo (un po’ in Francia e un po’ in Italia). Decise, a un certo punto, di convertirsi al cristianesimo. Azione presa male da parecchi suoi commilitoni e dalle guardie pretorie che lo torturarono trafiggendolo con delle frecce e lo uccisero, poi, a bastonate mentre tentavano di fargli rinnegare la fede.
E’ invocato contro la peste, rappresentato mentre subisce il martirio delle frecce (ovvero sulla scena del crimine) e celebrato il 20 gennaio. Anche nel caso di Sebastiano il motivo dell’omicidio è chiaro, ma il metodo, rispetto ad Apollonia, è meno fine e più legato alle armi a disposizione: frecce e bastoni. Fu ucciso dalla stessa gente con cui aveva condiviso parte della sua esistenza.
Santa Lucia: era una ragazza ricca e di nobile famiglia. Verso il 304 si trovava a Siracusa era già fidanzata, ma decise di lasciare tutto (compreso il promesso sposo) per devozione a Cristo. Il fidanzato non prese bene la notizia e la denunciò. Lucia fu imprigionata (era l’epoca, ancora, di Diocleziano) e torturata. I suoi persecutori le cavarono gli occhi.
La leggenda narra che fu lei stessa a rimetterseli. Di certo si sa che venne, infine, decapitata. Viene rappresentata con gli occhi su un piatto, un rametto di palma e una spada. Viene invocata contro i malanni della vista ed è celebrata il 13 dicembre. Il caso di santa Lucia sembra, più che altro, una vendetta personale da parte del fidanzato piuttosto che un delitto legato esclusivamente a motivi religiosi. E’ stato lui, infatti, a denunciarla stizzito per il matrimonio annullato.
Santa Barbara: visse tra il III e il IV secolo e, secondo fonti non confermate, era figlia del re di Nicomedia, Dioscuro, che la rinchiuse (per oscuri motivi) in una torre. A quel punto Barbara si convertì alla religione cristiana e quando suo padre lo venne a sapere la condannò a morte.
Sentenza che eseguì personalmente decapitando, con una spada, la figlia. Subito dopo Dioscuro morì incenerito da un fulmine. Per questo motivo santa Barbara è invocata contro i fulmini e, tra gli altri, è protettrice dei pompieri, degli armaioli, degli artiglieri e di tutti quelli che rischiano una morte improvvisa. Viene celebrata il 4 dicembre. Anche il caso di santa Barbara sembra più legato a una vendetta personale mista a motivi di famiglia e alla perdita di immagine e credibilità del padre, piuttosto che al solo fattore religioso.
Santi Giulitta e Quirico: erano, secondo la tradizione, madre e figlio. Anche loro perirono sotto Diocleziano intorno al IV secolo. Quirico aveva solo tre anni e, poco prima che sua madre venisse decapitata, venne lanciato violentemente a terra dal governatore Alessandro che li stava interrogando. Il bambino, infatti, stava facendo una professione di fede, insieme a sua mamma. Quirico è il protettore dei bambini e il suo nome, dal greco, significa “signore”.
I due santi sono celebrati il 16 giugno. In genere i santi vengono raffigurati in modi diversi: Quirico in braccio ad Alessandro durante l’interrogatorio o Quirico che giace a terra senza vita (un’immagine lontana nel tempo, ma molto vicina alla fotografia della scena di un crimine).
Uccidere un bambino, in genere, è un’azione condannata, oltre che dalla società, anche dalla popolazione carceraria. Il governatore Alessandro, colpevole di duplice omicidio (anche se non uccise personalmente Giulitta) sembra aver agito d’impulso, piuttosto che premeditatamente, dato che il suo scopo era ottenere che la madre rinnegasse la fede. Certo non si aspettava di essere sbugiardato da un bambino. E fu questo, secondo le cronache dell’epoca, che lo fece infuriare al punto di uccidere Quirico con le sue mani.
Dei delitti dei santi sappiamo molto. In alcuni casi conosciamo i loro assassini, in altri, invece, di loro  sembra non vi sia alcuna traccia. Sappiamo, però, grazie all’iconografia quali furono le armi del delitto, abbiamo indizi riguardo al movente (in genere religioso) e, in molti casi, i santini rappresentano proprio la scena del crimine.

1 pensiero su “Santi e martiri: delitti e scene del crimine”

  1. Beh, leggendo di alcuni supplizi persino alcuni dettagli degli omicidi seriali di CSI impallidiscono al confronto!

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