Serie tv: crimini, sangue e rabbia

Dexter Morgan, serial killer ed ematologo forense nella serie tv Dexter.

Come nel cinema, anche nelle serie televisive c’è stata un’evoluzione a partire dagli anni Ottanta sia per quanto riguarda il modo di fare tv, sia per il modo in cui i personaggi vengono presentati. Ai primordi della televisione il pubblico è stato abituato a un buono e a un cattivo.

Succedeva anche con i film western, camicia bianca per il buono e camicia nera per il cattivo (o cavallo bianco e cavallo nero). In parte il problema era dovuto alla mancanza del colore, ma in ogni caso gli sceneggiatori (e i registi e i produttori) avevano la necessità di “addomesticare” il pubblico all’epoca neofita del nuovo mezzo: il televisore.
Rosso sangue e gamma di grigi

I primi telefilm polizieschi difficilmente mostravano morti e feriti in primo piano, vuoi perché il trucco è un fatto lungo, costoso e difficile, vuoi perché non avevano alcuna intenzione di impressionare lo spettatore, erano più interessati a fidelizzarlo. Con il passare degli anni, però, lo spettatore si è abituato al crimine televisivo.
Ha imparato a riconoscere, senza bisogno di camicie bianche e nere, i buoni dai cattivi. Anche perché, se un tempo i buoni erano del tutto buoni e i cattivi irrimediabilmente cattivi, oggi le cose sono diverse. I buoni posso diventare cattivi e i cattivi possono redimersi. In sostanza il confine tra bianco e nero è diventata una sfumata gamma di infiniti grigi.
I morti spettinati

Negli episodi di Colombo le vittime erano tutt’al più un po’ spettinate, ma erano, comunque, morte composte. In Starsky&Hutch lo spettatore ha iniziato a familiarizzare con il sangue. Poco e mal distribuito, ma comunque decisamente rosso (qualunque cosa fosse senza l’HD rendeva abbastanza l’idea).
In Miami Vice le vittime, che spesso e volentieri sono narcotrafficanti, in molti casi muoiono decisamente male, crivellate di colpi in mezzo a un tripudio di bossoli espulsi dagli estrattori di armi automatiche. Morte violenta, occhi aperti e ventre esposto alla vista dello spettatore sul divano.

Le autopsie in prima serata

Con l’avvento di CSI il morto arriva fresco e aperto sul tavolo della sala autopsie. A questo punto il sangue non è più solo sulla vittima o attorno alla vittima, ma è dentro. L’esplorazione del corpo umano morto è un fatto che, da più di un decennio, arriva in prima serata in casa di tutti quelli che decidono di non cambiare canale.
E se un tempo i protagonisti restavano pettinati e intonsi (alla maniera di James Bond che nemmeno si bagna i capelli se casca in mare) dalla metà degli anni Settanta in poi sono coinvolti in risse, sparatorie, aggressioni, attentati e, il più delle volte, restano feriti. Feriti quel tanto che basta da risultare eroici nelle loro imprese.

Fragili e forti

E’ più facile arrendersi al fascino di un protagonista vulnerabile che immedesimarsi con uno che non viene neppure messo alla prova (e gli sceneggiatori contano su questo, ovviamente), per cui ogni personaggio che si rispetti ha avuto le sue belle traversie. Ormai capita in tutte le serie tv.
La traversia (che in genere ha a che fare con feroci serial killer o isole poco ospitali) è un modo come un altro per offrire al personaggio l’opportunità di mostrare, citando Star Wars, il lato oscuro della forza. Il lato oscuro che, ormai è storia nota, è dentro ognuno di noi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.