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Archivio per aprile 2012

Armi e moventi: dalle mani al fucile. Passando per il veleno.

Una moderna Biancaneve.

Il movente è il motivo per cui una persona decide di ucciderne un’altra. Riuscendoci o meno. I moventi, anche se a una prima occhiata, potrebbero sembrare giusto un paio, in realtà sono infiniti. In ogni caso quelli più gettonati sono soldi e sesso (non necessariamente in quest’ordine).

Ma quanti soldi servono per uccidere? Per alcuni non basterebbero milioni o miliardi (a prescindere dalla valuta), per altri la vita umana vale qualche spicciolo. Ma il movente, in questo caso, potrebbe essere un po’ diverso. Il tossicodipendente che entra in un supermercato e, per prendere i soldi, spintona l’anziano proprietario che cade e muore non ha ucciso per soldi.

Ha ucciso per l’ennesima dose. I soldi sono il mezzo, la droga è il movente. Lo stesso ragionamento si può fare per i manager della Enron che, per soldi, parecchi, stavolta, non spiccioli, hanno gettato sul lastrico (o dritti in braccio al suicidio) milioni di investitori. I soldi, in questo caso, erano il trampolino di lancio per avere più potere, più status, più stima e rispetto da parte dei colleghi. Prosegui la lettura…

A ogni assassino la sua arma

Un'arma in mano a un ragazzino. Meglio di no.

Secondo lo psichiatra Robert I. Simon potenzialmente tutti, nessuno escluso, possiamo diventare assassini. Dipende dalla situazione, da cosa c’è in gioco e da una serie di circostanze più o meno facilitanti per commettere il crimine. Se, per esempio, qualcuno minaccia di uccidere i nostri figli o i nostri cari la reazione più plausibile è quella di difenderli. A ogni costo.

Ma questo è un caso limite e, tra l’altro, socialmente accettato. Infatti nessuno (o quasi) avrebbe granché da dire se un delinquente che ha cercato di uccidere un bambino venisse fermato con la forza e, per questo, restasse ucciso. Diversa la situazione di qualcuno che premedita un crimine e lo porta a compimento con una certa scientificità.

Nel caso in cui ci si trova a dover far fronte a una minaccia presumibilmente si afferra la prima cosa che si ha sottomano e la si usa per fermare l’aggressore. Vanno bene, in questo caso, un coltello da cucina, ma anche una bottiglia, un vaso decorativo pesante e antico, un sasso.

Armi casalinghe

Spesso e volentieri chi viene aggredito con armi da taglio si difende a mani nude, per mero spirito di sopravvivenza. E la colluttazione lascia, il più delle volte, ferite che vengono classificate come “da difesa” sulla vittima che sono decisamente caratteristiche e raccontano storie di disperazione per avere salva la vita. Prosegui la lettura…

Armi: l’uso al cinema e in tv. E nella realtà.

25 aprile 2012 2 commenti

Armi. Molte armi.

Le armi sono uno strumento che affonda le sue origini nella notte dei tempi. Per andare a caccia e per difendersi l’uomo, da subito, si è organizzato per non farsi cogliere impreparato. Se un tempo erano sassi e poi arco e frecce, con il tempo (e con l’invenzione della polvere da sparo) le armi sono diventate da fuoco.

Nell’ultima trentina d’anni le pistole sono entrate nelle case di tutti quanti grazie alla tv che, sempre più, ha armato i protagonisti delle serie tv crime. Il tenente Colombo, degli anni Settanta, infatti le armi non le usava (teneva la pistola d’ordinanza nel cassetto portaoggetti della vecchia Peugeut), poi sono arrivati Crockett e Tubbs (al secolo Don Johnson e Philip Michael Thomas) che invece ne facevano largo uso.
Non solo. L’arma, in Miami Vice, diventa un accessorio al pari di orologio d’oro, occhiali da sole firmati e accendini. Infatti, l’automatica che usa Crockett è una Sig Sauer nickelata (ovvero cromata) che si vede, anche grazie al sole di Miami, da un miglio di distanza. Non proprio l’ideale se l’intento è non farsi beccare durante un appostamento. Prosegui la lettura…

Bambini scomparsi: 72 ore per ritrovarli

Alessia e Livia Schepp.

Secondo gli studi e le analisi condotte dall’FBI la possibilità di ritrovare vivo un bambino rapito diventa praticamente nulla dopo le 72 ore dalla scomparsa. In genere, chi rapisce un bambino, lo fa per ragioni ben precise. Spesso si tratta di un genitore separato che magari vive lontano e che non accetta la sentenza del giudice (o non tollera di non aver avuto la custodia).

Questo è il caso “più felice”. Infatti, il bambino non corre rischi particolari, se non quello di non rivedere più l’altro genitore (e sempre che il rapitore non presenti patologie psichiatriche). Tutte le altre sono ipotesi tragiche. Ci sono i pedofili che scelgono con cura il loro obiettivo e che entrano in azione quando nessuno se lo aspetta.
Proprio per questo motivo è praticamente impossibile determinare la dinamica dell’accaduto. Si può solo andare a ritroso e capire quando, dove e da chi è stato visto per l’ultima volta il bambino scomparso. E’ successo sul monte Faito, dove la piccola Angela Celentano è scomparsa mentre era in compagnia di almeno 50 persone tra genitori, parenti e amici. Prosegui la lettura…

Etan Patz: indagini a 33 anni dalla scomparsa. E una confessione.

Il volantino per la ricerca di Etan Patz che venne stampato (per la prima volta) sui cartoni del latte. Le indagini sono riprese il 19 aprile 2012.

Etan Patz aveva 6 anni il 25 maggio 1979 quando scomparve a Manhattan tra Prince Street e West Broadway. Sua mamma, Julie, quella mattina aveva deciso che Etan poteva percorrere da solo i due isolati tra la loro abitazione e la fermata dello scuolabus. Era la prima volta che il bambino usciva da solo. E non sarebbe mai più tornato.

Infatti, verso le tre e mezzo di quello stesso giorno, Julie non vide rientrate il figlio e chiamò la polizia. Etan non era andato a scuola e nessuno lo aveva visto sullo scuolabus per cui era scomparso proprio sotto casa. Immediatamente vennero organizzate squadre di poliziotti (un centinaio in tutto) per cercare il piccolo.

La sua storia fece il giro degli Stati Uniti. Il fatto che fosse la prima volta che usciva da solo, tra l’altro, fu un aspetto che i media sottolinearono. Per la prima volta nella storia la fotografia di un minore scomparso venne stampata sui cartoni del latte (in America questa pratica è ancora in uso, insieme all’Amber Alert). Prosegui la lettura…

Bossi: “Butto i soldi dalla finestra. Non è reato”

20 aprile 2012 2 commenti

17 dicembre 2006, Umberto Bossi esprime le sue idee dal palco.

La politica non fa troppo crimine. Non perché non ve ne siano, ce ne sono, ma perché è inutile parlarne. Si finisce sempre con qualcuno che si infervora e qualcun altro che, qualunquemente, termine la frase con: “Tanto sono tutti così”. Per cui meglio starne alla larga. Ma le frasi di Umberto Bossi, ex leader della Lega Nord, mi hanno spinto a scrivere due cose. Forse tre.

Per anni Bossi è stato quello del culto della personalità. Nemmeno un brutto malanno l’ha tirato giù dal piedistallo su cui si era comodamente posizionato, aiutato, ovviamente, da tutti quelli che vedevano in lui una sorta di supereroe padano, con il mantellino verde e la spada di Alberto da Giussano in pugno.

Uno che, stando a quello che ha sempre detto, “ce l’ha duro”. Un sottinteso a cui per anni molti leghisti sono stati disposti a credere. E non perché i leghisti siano dei creduloni, no, no. Solo perché Bossi ha messo in atto (se volontariamente o per puro caso non è dato sapere) tutte quelle strategie che sono state (e vengono) usate dai dittatori. Prosegui la lettura…

Breivik, il sorriso, le lacrime e il processo

17 aprile 2012 1 commento

Anders Behring Breivik con il pugno chiuso e il braccio alzato durante il processo il 16 aprile 2011.

Si sta svolgendo in Norvegia il processo a carico di Anders Behring Breivik, il 33enne che ha ucciso 77 persone (per lo più ragazzini) negli attentati portati a termine il 22 luglio 2011.

Breivik, un mass murderer, ha salutato la corte con il pugno alzato e il braccio teso, ha detto di non riconoscere il tribunale, ha anche detto di non essere colpevole pur avendo sottoscritto le sue azioni, ha anche dichiarato che “non importa se dovrò restare in carcere, sono nato in prigione: la Norvegia” e si è commosso per un video promozionale da lui girato. E, tanto per chiarire, casomai ci fossero stati dubbi, ha detto “lo rifarei”.

In Norvegia, l’abbiamo imparato tutti, il carcere sembra un albergo quattro stelle di quelli lucidi e di design, per cui Breivik, oltre ad avere il suo giusto processo, al limite sarà confinato dietro lucide sbarre bianche per qualche tempo. Più tempo possibile, si spera. Prosegui la lettura…

Morosini: divieto di sosta, soccorso e rabbia

16 aprile 2012 1 commento

L'auto di servizio dei vigili urbani parcheggiata in divieto davanti all'ambulanza.

Pare che la rabbia si scateni quando qualcosa o qualcuno si frappone tra noi e la nostra meta. Qualche esempio: ambire a una posizione di responsabilità in azienda per cui sappiamo di essere tagliati e vedersela soffiare dal figlio del capo; sentire il metro che arriva, scendere di volata le scale e, davanti alle porte, trovare il tizio che esita mentre è al telefono e, non potendo buttarlo a terra, rinunciare a salire sul mezzo; odiare il marito (o la moglie) della nostra ex (o del nostro ex) nel momento in cui ci si accorge di essere ancora innamorati (avete presente? Augurarsi che abbia un brutto incidente, di solito, è la norma).

E l’intralcio è tra le azioni che vengono punite anche dalla legge: per esempio non si mette l’auto sui passi carrai e non si parcheggia sui passaggi pedonali, non ci si mette in mezzo con l’intento di deviare le indagini (di qualsiasi tipo e natura) di polizia e carabinieri.

Poi c’è chi, magari distratto, parcheggia in divieto l’auto di servizio (in questo caso proprio dei vigili urbani che il codice dovrebbero conoscerlo) davanti all’ambulanza.  Prosegui la lettura…

Falsa cieca e pensione di invalidità per 40 anni

Falsa cieca guarda vera vetrina.

Alcuni criminali, parecchi, vengono colti dai sensi di colpa e confessano. Di solito lo fanno quasi subito, addirittura qualcuno prima ammazza e poi va a costituirsi o telefona ai Carabinieri per raccontare ciò che ha fatto. I criminali che hanno provato il senso di colpa raccontano che hanno sentito la necessità di confessare e di pagare per alleviare il peso che sentivano.

La colpa deriva dalla moralità, da una scala valoriale e dalla capacità di capire ciò che è bene da ciò che è male, dal pentimento.

Insomma, in soldoni, deriva dal fatto che non si è del tutto egoisti, che non si è antisociali. L’antisociale (il sociopatico) non ha valori, non ha morale e non prova senso di colpa.

Come la signora falsa cieca che, infatti, il senso di colpa non sa cosa sia.  Per 40 anni per poter ricevere  la pensione di invalidità, la signora, in modo seriale, ha portato avanti la sua menzogna un’annata dietro l’altra. E’ stata scoperta perché se ne andava in giro a guardare vetrine e alla fine la guardia di finanza (ancora una volta) è intervenuta per validare l’ipotesi che la donna non fosse cieca (facendole leggere uno scontrino). Prosegui la lettura…

Aperitivo al veleno e criminali da strapazzo

Atropa Belladonna. Le donne la usavano per rendere gli occhi più belli: l'atropina dilata le pupille.

Ha messo il cianuro nell’aperitivo e l’ha fatto bere al farmacista a cui doveva 200 mila euro. L’avvelenamento (in questo caso, per fortuna, si tratta di un tentativo, dato che il farmacista in questione è ancora in coma e si spera, ovviamente, che ne esca sano e salvo), in genere, è una prerogativa tutta femminile.

Gli uomini preferiscono le armi, che siano bianche (coltelli e affini), improprie (tipo una mazza da baseball) o da fuoco non importa. Le donne, invece, pare abbiano una certa propensione per il delitto “pulito” (anche se, nella maggior parte dei casi, gli effetti di un veleno sono tutt’altro che puliti).

La prima (conosciuta) e più nota è stataTofania. Nel lontano 1633 fu giustiziata per aver avvelenato in quel di Palermo marito e altra gente, non solo. Il suo operato venne portato avanti da una serie di complici che, nel complesso, uccisero più di 600 persone. Qualche anno dopo la morta di Tofania venne inventato un nuovo tipo di veleno, l’Acqua Tofana. Prosegui la lettura…