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Ed Gein, il serial killer che ispirò Psycho

La casa di Ed Gein in una foto di Life.

Di questo serial killer si parla poco. Qualcuno, probabilmente nemmeno ne ha mai sentito parlare. Ed Gein è l’omicida seriale che ha ispirato film come Psycho (e i vari sequel e remake) e Non aprite quella porta. Se, infatti, le sue vittime furono relativamente poche (condannato per 2 delitti è stato sospettato di almeno 6), la sua aberrazione mentale fu prima in assoluto e i soprannomi affibbiatigli dalla stampa lo confermano: “Il Macellaio di Plainfield” e “Il Macellaio Pazzo”.

Edward Theodore Gein, nato a La Crosse, Wisconsin, nel 1906, si trasferì da bambino a Plainfield. La sua famiglia si stabilì fuori dalla cittadina, in una fattoria. Suo padre, George, faceva il conciatore e il carpentiere, ma la figura di riferimento per Ed fu la madre, Augusta T. Lehrke.
Augusta era una donna autoritaria che riconduceva tutto al suo fervore religioso. Luterana, era convinta che le persone fossero cattivi, diceva ai figli che tutte le donne (tranne lei) erano meretrici e che avere rapporti al di fuori del matrimonio era un peccato mortale. Ogni giorno leggeva ai ragazzi la Bibbia e li teneva lontano da qualsivoglia tentazione.
George Gein morì nel 1940. Il fratello di Ed, Henry, nel 1944, mentre tentava di spegnere un incendio (ma il coroner parlò di un colpo alla testa e fu Ed a indicare il luogo esatto dove ritrovare il corpo senza vita di Henry). Sua madre, che Ed amava sopra ogni altra cosa, lo lasciò nel 1946, pare che ebbe un attacco cardiaco in conseguenza a una violenta lite con un vicini di casa.
A quel punto Ed rimase solo, ma la sua educazione era sempre stata incentrata, dalla madre, sulla solitudine. Augusta, infatti, per tutta la vita aveva fatto sì che i figli uscissero dalla fattoria il minimo indispensabile, giusto per andare a scuola, per il resto i ragazzini vivevano isolati, senza amici, senza conoscenti o parenti che facessero loro visita.
Una casa tutta per sé
La prima cosa che fece fu sbarrare la porta della camera da letto di sua madre, dopodiché si organizzò per rendere la fattoria conforme ai suoi personalissimi gusti. Andando di tomba in tomba, la notte, riuscì a portare a casa più di un cadavere, prendeva le parti che più gli interessavano, e poi riportava i resti all’eterno riposo nei cimiteri di provenienza.
Ed realizzò paralumi, cesti e sedie con la pelle umana, utilizzò i teschi per abbellire le colonnine del suo letto e arricchì i mobili con labbra, orecchie e nasi applicati qui e là. Ed era piuttosto dubbioso rispetto alla sua sessualità (con una madre del genere, probabilmente, chiunque sarebbe stato nelle sue condizioni): aveva pensato più volte alla possibilità di evirarsi, successivamente aveva pensato a qualcosa di meno cruento, come un intervento per cambiare sesso, ma alla fine optò per una soluzione intermedia.
Con i resti dei cadaveri confezionò dei “vestiti” che indossava in casa. Poteva quindi essere donna quando voleva indossando, letteralmente, le spoglie dei cadaveri di donna. Era un necrofilo, però sostenne di aver sempre evitato di fare sesso con i cadaveri. Quando i suoi raid ai cimiteri smisero di soddisfarlo, Ed prese di mira i viventi.
Le due vittime accertate
Nel 1954 scomparve l a signora Mary Hogan. La polizia trovò solo una pozza di sangue nell’osteria che la donna gestiva e un bossolo di un proiettile. Ma il crimine rimase irrisolto per tre anni. Nel 1957 scomparve un’altra donna, la 58enne Bernice Worden. Anche lei gestiva un negozio, questa volta una ferramenta, e anche lì la polizia rinvenne tracce di sangue.
Il figlio della signora Worden, un poliziotto, ricordò che Ed Gein aveva un appuntamento con sua madre per l’acquisto di qualche prodotto. Nel negozio fu trovata una ricevuta e così la polizia partì alla volta della casa del sospettato. Quello che trovarono li sconvolse (per tutta la vita, probabilmente).
Oggetti e suppellettili 
A parte il cadavere di Bernice sventrato e appeso a una trave del soffitto, c’erano reperti umani di ogni tipo: teste decapitate, crani, altre ossa, labbra, genitali. Il tutto utilizzato per realizzare o “abbellire” oggetti. Ciò che invece non serviva era “conservato” in scatole sparse per tutta la casa. Trovarono anche la pistola da cui era stato sparato il proiettile che aveva ucciso la prima vittima.
Un rapido inventario portò le autorità a supporre che Ed Gein avesse ucciso più di due vittime, ma nonostante le indagini, fu impossibile stabilirlo con certezza. Ed Gein fu giudicato infermo di mente e rinchiuso per 10 anni in un ospedale psichiatrico. Al processo che seguì il giudice confermò che era innocente, perché totalmente incapace di intendere e di volere e rispedì Gein in manicomio.
Gli agenti dell’Fbi lo interrogarono, ormai anziano, per aggiungere materiale utile a ricerca nell’ambito dell’omicidio seriale. Ed Gein morì nel 1984.
Categorie:serial killer
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