A ogni assassino la sua arma

Un'arma in mano a un ragazzino. Meglio di no.

Secondo lo psichiatra Robert I. Simon potenzialmente tutti, nessuno escluso, possiamo diventare assassini. Dipende dalla situazione, da cosa c’è in gioco e da una serie di circostanze più o meno facilitanti per commettere il crimine. Se, per esempio, qualcuno minaccia di uccidere i nostri figli o i nostri cari la reazione più plausibile è quella di difenderli. A ogni costo.

Ma questo è un caso limite e, tra l’altro, socialmente accettato. Infatti nessuno (o quasi) avrebbe granché da dire se un delinquente che ha cercato di uccidere un bambino venisse fermato con la forza e, per questo, restasse ucciso. Diversa la situazione di qualcuno che premedita un crimine e lo porta a compimento con una certa scientificità.

Nel caso in cui ci si trova a dover far fronte a una minaccia presumibilmente si afferra la prima cosa che si ha sottomano e la si usa per fermare l’aggressore. Vanno bene, in questo caso, un coltello da cucina, ma anche una bottiglia, un vaso decorativo pesante e antico, un sasso.

Armi casalinghe

Spesso e volentieri chi viene aggredito con armi da taglio si difende a mani nude, per mero spirito di sopravvivenza. E la colluttazione lascia, il più delle volte, ferite che vengono classificate come “da difesa” sulla vittima che sono decisamente caratteristiche e raccontano storie di disperazione per avere salva la vita.

Anche chi agisce impulsivamente, perché molto arrabbiato, spesso afferra la prima cosa che gli capita a tiro per poi scagliarla contro un muro o contro il soggetto delle sue ire. In questo caso il ceppo di coltelli da cucina posato tra i fornelli e il microonde, qualche volta, fa dei danni tremendi.

Coltelli e sangue

I coltelli in bella vista, affilati e facili da impugnare sono infatti una tentazione per molti. In alcune culture e religioni il sangue ha una valenza molto importante e il detto “lavare l’onta con il sangue” ha un significato piuttosto letterale. Per questo motivo alcune etnie hanno più “dimestichezza” con l’accoltellamento di altre.

Chi invece opta per l’arma da fuoco, quasi sempre, ha premeditato il delitto. E’ necessario avere una pistola o un fucile (che, ovviamente, hanno un costo), innanzitutto è, a meno che non si sia già in possesso del porto d’armi (anche sportivo o da caccia), in Italia è piuttosto difficile avere un’arma, a meno che non si decida di rivolgersi al mercato nero. Ma anche in questo caso è necessario sapere a chi chiedere.

In molti delitti passionali portati a compimento con una pistola o un fucile, le armi erano già in casa (al pari di coltelli e suppellettili varie) e, spesso, ci sono indizi che fanno supporre la possibilità di un uso immediato. Ovvero, le armi erano in casa. Ed erano cariche e, quindi, pronte all’uso.

Armi da fuoco in sicurezza e sotto chiave

Se, infatti, l’arma fosse stata, scarica, in cassaforte, i proiettili sotto chiave in una scatola custodita in un armadio e il caricatore da un’altra parte, magari in cantina, la rabbia, nel mettere insieme tutti i pezzi per l’utilizzo della pistola, avrebbe probabilmente ceduto il passo alla ragione.

Ricordarsi la combinazione della cassaforte, aprirla, estrarre l’arma, cercare i proiettili, poi andare a prendere il caricatore, inserire i proiettili nel caricatore sono tutte azioni che, se da un lato sono meccaniche, dall’altro presuppongono un certo impiego di tempo che, spesso, è proprio quello che serve per far sì che la rabbia sfumi quel tanto che basta per ritornare in sé.

Un gioco da bambini

Un’arma carica appoggiata sul tavolo della cucina, invece, è considerato uno dei “facilitatori” nel compimento di un delitto. Premere un grilletto, infatti, è cosa che può fare chiunque (anche un bambino, come ha dimostrato, tragicamente il piccolo saudita che ha ucciso il padre, sparandogli, perché non voleva comprargli la Playstation).

Le statistiche dicono che sono gli uomini a uccidere di più (e le vittime, sempre più spesso, sono donne). L’arma più utilizzata, come detto, è quella da fuoco. In quasi tutti casi l’arma era già in casa (o, comunque, era di proprietà dell’omicida). La seconda scelta è per le armi bianche (con la lama). Le donne, molto spesso, scelgono il veleno (in genere per ammazzare il marito).

1 pensiero su “A ogni assassino la sua arma”

  1. È un ragionamento molto interessante, sarei curioso di approfondirlo meglio, ad esempio come sceglie la propria arma un assassino quando ha più opzioni? Ad esempio il tipo che spara con una pistola, è impossibile che in casa non abbia anche dei coltelli da cucina…per cui perché scegliere la pistola invece che i coltelli? E un’assassino che usa il veleno, in che modo sceglie il tipo di veleno? Esistono miliardi di tossine tra vegetali, animali, minerali, composti chimici e perfino batteri, per cui tenendo conto anche della difficoltà nel reperire il veleno, perché ad esempio scegliere il cianuro invece dell’arsenico?

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