Armi e moventi: dalle mani al fucile. Passando per il veleno.

Una moderna Biancaneve.

Il movente è il motivo per cui una persona decide di ucciderne un’altra. Riuscendoci o meno. I moventi, anche se a una prima occhiata, potrebbero sembrare giusto un paio, in realtà sono infiniti. In ogni caso quelli più gettonati sono soldi e sesso (non necessariamente in quest’ordine).

Ma quanti soldi servono per uccidere? Per alcuni non basterebbero milioni o miliardi (a prescindere dalla valuta), per altri la vita umana vale qualche spicciolo. Ma il movente, in questo caso, potrebbe essere un po’ diverso. Il tossicodipendente che entra in un supermercato e, per prendere i soldi, spintona l’anziano proprietario che cade e muore non ha ucciso per soldi.

Ha ucciso per l’ennesima dose. I soldi sono il mezzo, la droga è il movente. Lo stesso ragionamento si può fare per i manager della Enron che, per soldi, parecchi, stavolta, non spiccioli, hanno gettato sul lastrico (o dritti in braccio al suicidio) milioni di investitori. I soldi, in questo caso, erano il trampolino di lancio per avere più potere, più status, più stima e rispetto da parte dei colleghi.

Il rapinatore, quello a mano armata, usa l’arma per soggiogare, da lontano, gli altri e far sì che, intimoriti, gli diano ciò che chiede. L’idea è quella di andarsene con i quattrini senza fare male a nessuno, ma il fatto che sia armato già di per sé è un indizio di dove potrebbe arrivare.

Il ladro, il classico topo d’appartamento, di base, sceglie case vuote oppure opta per addormentare i proprietari per lavorare indisturbato. Spesso non è armato e, per difendersi, se sorpreso, usa la prima cosa che gli capita in mano (magari il pesante candelabro appoggiato sul tavolo del soggiorno).

Rapinatore e ladri, se lo sono di professione, quasi mai arrivano a uccidere e il motivo è semplice: conoscono il loro mestiere e hanno affinato la tecnica. Chi invece rapina e ruba perché non ha più niente da perdere è invece pericoloso: non conosce le regole del gioco e le reazioni delle vittime, spesso, lo colgono di sorpresa e a quel punto si arriva alla tragedia.

Amori strozzati

Il sesso è l’altro motivo per cui qualcuno decide di uccidere. Il marito tradito, l’amante ripudiato, il fidanzato piantato. Le donne che vengono mollate o tradite non uccidono se non in rari casi. Gli uomini, invece, pare che negli ultimi tempi non facciano altro. E uccidono un po’ con tutto. Armi da fuoco, coltelli, bastoni, martelli. E a mani nude.

Alcune liti, particolarmente violente, finiscono con un omicidio. Si inizia dalle percosse e si arriva alla vittima morta per i colpi ricevuti. Non solo, quando la rabbia è tanta, dai racconti di chi ha ucciso, pare che, in alcuni casi, non lasci scampo. Anzi, che continui ad alimentarsi grazie alla vista del sangue o del dolore della vittima.

Alcuni serial killer hanno confessato che hanno provato piacere e/o potere nello strozzare la vittima. Qualcuno ha descritto la vita che lasciava il corpo, gli occhi che piano piano diventavano vuoti e vacui. Anche lo strangolamento (con un laccio, con una calza, una sciarpa, una corta, una cintura, per esempio) è contemplato tra gli omicidi di passione.

Alcuni figli matricidi hanno dichiarato che non sopportavano più la voce della madre (e magari anche quello che diceva, ovviamente) e, alla fine, hanno chiuso quella gola e quella bocca per sempre. La strage di Erba ha offerto un compendio di quello che i vicini di casa, molto arrabbiati, possono arrivare a fare: sgozzare un bambino di due anni.

La forza e il potere

In questo caso ciò che hanno fatto i coniugi Rosa Bazzi e Olindo Romano è stato, stando a quanto hanno dichiarato, riparare una serie infinita di torti (veri e presunti che fossero non importa, in questo momento, ciò che conta è che fossero reali per loro). Hanno bastonato, picchiato, accoltellato e, infine, bruciato.

Molti serial killer non usano (o non usavano, se fortunatamente sono stati fermati) armi da fuoco. Proprio perché l’arma da fuoco non permette di entrare in contatto con la vittima. E, soprattutto, l’arma da fuoco, pistola o fucile che sia, a prescindere dal calibro, ha un effetto immediato (se si centra il bersaglio, ovviamente): un proiettile, anche piccolo, molto spesso fa danni letali.

La vittima colpita da un proiettile, magari in una parte vitale, cade a terra esanime. La vendetta, per come viene intesa da molti omicidi, è qualcosa di più di un piatto freddo. Si tratta, più spesso che no, di una questione che, per l’offender, rappresenta mesi, magari anni, di tormenti e che, per essere vera e conclusiva, deve essere assaporata, gustata, goduta.

Proiettili e calibri

E un colpo di proiettile è decisamente diverso rispetto a una coltellata. Resta poi il fatto del reperimento dell’arma. Il mercato nero, naturalmente, mette a disposizione qualsiasi tipo di arma da fuoco: dai piccoli calibri alle armi da guerra. Basta pagare. Ma, anche avendo i soldi, è necessario rivolgersi alla persona giusta. E non è detto che questo sia facile e fattibile.

Oppure c’è la via legale. Ottenere un porto d’armi non è poi così difficile. Ma avere il porto d’armi e un’arma e uccidere qualcuno significa, praticamente, metterci sopra la firma. E chi uccide, quasi sempre, è in cerca di un alibi (salvo poi costituirsi subito dopo il delitto causa senso di colpa opprimente).

Alcune etnie, come quelle del Maghreb, hanno una certa propensione per le armi bianche (da taglio). La spiegazione è da ricercarsi nella valenza che ha il sangue in queste culture. In carcere, molto spesso, i maghrebini si auto infliggono tagli. Nel Corano c’è scritto che è martire chi è bagnato dal sangue, anche da una sola goccia. E martire è vittima e innocente.

In ogni caso, il vecchio adagio di “lavare l’onta con il sangue” ha il suo senso, a prescindere dalla latitudine. Come dice Robert I. Simon “I buoni lo sognano, i cattivi lo fanno” e tutti, prima o poi, sognano di veder sgorgare il sangue a fiotti dalla gola dell’acerrimo nemico. Nel 99% dei casi il sogno non si avvera. Più che altro perché il sognante non va a sgozzare il nemico.

Gli omicidi preterintenzionali

Se la rabbia prende il sopravvento durante un’accesa discussione può essere che i contendenti afferrino oggetti (dalla mazza da baseball alla padella in cui stavano cuocendo le zucchine) e li utilizzino come armi (improprie, in questo caso). Si tratta di momenti   in cui è la rabbia a dettare qualsiasi azione. I delitti di questo tipo non sono premeditati, ma spesso arrivano dopo anni e anni di liti.

O magari avvengono tra perfetti estranei. Magari due automobilisti che, entrati in collisione, scendono dalle vetture e, invece che trattare, afferrano il cric e se lo pestano senza soluzione di continuità sulla testa a vicenda. O magari due tizi che, fuori dal bar, si scambiano un’occhiata che, grazie all’assurda quantità di alcol che entrambi hanno in corpo, diventa motivo di sfida. E di omicidio.

Romanticismo, donne e veleni

E poi ci sono le donne. Le donne uccidono meno rispetto agli uomini (in qualsiasi parte del mondo in cui siano disponibili statistiche). E, quando uccidono, lo fanno quasi sempre per difendersi o per sfuggire a una situazione ormai diventata insostenibile (che spesso coinvolge anche i figli). Non che ci sia giustificazione, ma il movente, in genere, è questo.

Il delitto molte avvolte avviene con il veleno che è prerogativa quasi esclusivamente femminile. Il veleno offre un’idea un po’ romantica del delitto. In realtà, quasi sempre, chi viene avvelenato non muore serenamente riverso in posa plastica sul sofa. No. In genere, nella migliore delle ipotesi, vomita (o tenta di farlo) e muore scompostamente tra atroci sofferenze.

Naturalmente dipende dal veleno. E dall’avvelenatrice che, se prima del veleno, si è preoccupata di somministrare anche sonniferi allora avrà qualche chances in più di avere la morte romantica raccontata da più di uno scrittore. Tra le avvelenatrici ci sono anche gli angeli della morte, ovvero quelle persone (più donne che uomini) che approfittano della loro professione (medici, infermieri, badanti) per somministrare farmaci in dosi letali ai pazienti.

Il delitto perfetto

Quasi sempre il loro movente suona più o meno così: “Ho posto fine alle sofferenze di tante persone innocenti”. In realtà gli angeli della morte non si preoccupano affatto di dare sollievo, ma anzi di provarne agendo per conto di Dio ed esercitando il potere che, naturalmente, li fa sentire sul tetto del mondo.

Dalle mani nude, quindi alle armi da fuoco al veleno i modi di ammazzare sono davvero tanti. In Italia, nel 2008, ci sono stati poco più di 600 omicidi. Nella maggior parte dei casi (quasi tutti) colpevole e vittima si conoscevano. I morti per incidente domestico, sono invece, ogni anno, 7-8.000.

E, forse, c’è chi, deciso a compiere un delitto, opta per metodi meno chiassosi e organizza l’incidente domestico. E chi, invece, per tentare il delitto perfetto sceglie soluzioni fantasiose quanto, talvolta, improbabili (come chiudere, per esempio, la fidanzata nel divano letto dell’Ikea e far credere a tutti che si è trattato di un incidente).

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