Breivik, il sorriso, le lacrime e il processo

Anders Behring Breivik con il pugno chiuso e il braccio alzato durante il processo il 16 aprile 2011.

Si sta svolgendo in Norvegia il processo a carico di Anders Behring Breivik, il 33enne che ha ucciso 77 persone (per lo più ragazzini) negli attentati portati a termine il 22 luglio 2011.

Breivik, un mass murderer, ha salutato la corte con il pugno alzato e il braccio teso, ha detto di non riconoscere il tribunale, ha anche detto di non essere colpevole pur avendo sottoscritto le sue azioni, ha anche dichiarato che “non importa se dovrò restare in carcere, sono nato in prigione: la Norvegia” e si è commosso per un video promozionale da lui girato. E, tanto per chiarire, casomai ci fossero stati dubbi, ha detto “lo rifarei”.

In Norvegia, l’abbiamo imparato tutti, il carcere sembra un albergo quattro stelle di quelli lucidi e di design, per cui Breivik, oltre ad avere il suo giusto processo, al limite sarà confinato dietro lucide sbarre bianche per qualche tempo. Più tempo possibile, si spera.

Ma le dichiarazioni di Breivik, criminologicamente parlando, sono interessanti. Ha esordito con queste parole: “Sono un rappresentante del movimento di resistenza norvegese ed europea e della rete dei Cavalieri Templari“. E poi ha proseguito: “Ho eseguito l’attacco più sofisticato e spettacolare in Europa dalla seconda Guerra mondiale”.

Anche a occhio nudo si evince che Breivik qualche problema che riguarda la sfera psichica ce l’ha. Nella prima frase si vede tra le fila di un esercito (vero o presunto che sia e più o meno affollato) e si fa, quindi, rappresentante di un’istanza collettiva. Non parla mai solo per sé, parla per tutti quelli che la pensano come lui. Un modo come un altro per spartire la responsabilità.

Come un eroe

Nella seconda frase c’è tutto il narcisismo di cui è intriso (nel senso di disturbo della personalità, ovviamente) insieme a qualcosa che assomiglia al delirio di onnipotenza: il suo è stato, infatti, un atto “spettacolare” e, insieme, “sofisticato”, quindi è stato un atto che non tutti avrebbero potuto portare a termine. Ci voleva un superuomo come lui, insomma.

Di Breivik si sa che i suoi genitori hanno divorziato quando lui aveva un anno, che entrambi si sono risposati e che, quando aveva 16 anni, il padre ha interrotto i contatti con lui.

Lui è sempre stato arrabbiato con il suo lindo e ordinato Paese perché ha permesso, democraticamente, che altri, non norvegesi (o non ariani, senza offesa per il popolo norvegese tutto, ovviamente), potessero avere ed esprimere idee liberali. Breivik pare ce l’abbia anche con sua madre che è una sostenitrice del partito laburista norvegese, la donna è stata anche accusata dal figlio di avere idee moderatamente femministe.

La paura dello straniero

Breivik ha scritto un manifesto (come prima di lui aveva fatto Ted Kaczinsky, più noto come UnABomber) di più di mille pagine in cui mette nero su bianco tutte le sue idee: dai metodi per contrastare la prossima invasione da parte dei musulmani a come fare bombe e pianificare attentati.

E alla fine, in luglio del 2011, ha messo in atto quanto aveva preannunciato. Ha pensato a un attacco che facesse più danni e più clamore possibile, da vero terrorista. Per questo motivo ha preso di mira dei ragazzini. Che però, secondo lui, non erano giovanissime vittime bensì militanti del partito laburista. Per cui bersagli.

Le lacrime di Breivik al processo: in aula è stato proiettato un video promozionale razzista.

Lacrime e sangue

La stampa che ha raccontato di Breivik lo ha descritto, durante il processo, come “freddo”, “sorridente”, “rilassato”, “non timido”, “emozionato”. Breivik sembra incarnare, in effetti, il mito della personalità anti sociale. Ha pianto, certo, ma non per il senso di colpa, esclusivamente come moto di commozione per se stesso. Ha sorriso, ma dalle foto si può vedere un sorriso compiaciuto per ciò che ha fatto e per i sentimenti e la frustrazione che il suo eccidio muove nel cuore degli altri esseri umani.

Era rilassato. Perché un sociopatico difficilmente non si trova a suo agio. A lui del prossimo non interessa, come potrebbe, quindi, essere sulle spine? Non è nemmeno timido: si è sottoposto a piùinterventi di chirurgia estetica al viso per avere l’aspetto che ha e, presumibilmente, per sentirsi più sicuro. E più ariano.

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