Disperazione, sequestri e mode del momento

Luigi Martinelli viene fatto uscire dalla filiale dell’agenzia delle entrate in cui si era barricato con un ostaggio.

Il tasso di suicidi per la crisi pare che sia in aumento. Era successo con la crisi del 1929 quando migliaia di persone che avevano fatto investimenti si ritrovarono sul lastrico ed è successo anche con la chiusura della Enron, gigante vuoto in cui molti credevano. In Italia pare stia succedendo la stessa cosa. Ogni giorno c’è la notizia di qualcuno che ha deciso di farla finita per la crisi.

E poi c’è anche chi, come Luigi Martinelli, opta per un qualcosa di molto più scenografico. Un momento hollywoodiano per far sapere a tutti che non ce la fa proprio a pagare i 44 mila euro che deve allo Stato. E allora, armato di tutto punto (armi che, ovviamente ha comprato e che hanno un costo, grazie a Elena Porcelli che l’ha fatto notare) ha sequestrato 15 persone.

Ne ha poi liberate 14 subito e ne ha tenuta una in ostaggio. C’è stata la consueta negoziazione e alla fine, a capo chino, si è arreso ed è stato arrestato. Naturalmente deve ancora i 44 mila euro allo Stato. I sequestri con ostaggi, in Italia, non sono un fatto di tutti i giorni (per fortuna). In America, invece, pare sia una moda più diffusa.

Tanto che gli americani hanno un manuale ad hoc per il bravo negoziatore che deve trattare per il rilascio dei sequestrati senza troppi danni collaterali (in genere ci sono le percentuali per sapere se la negoziazione è andata bene o male, in sostanza un congruo numero di vittime innocenti fa parte del gioco).

Il sequestratore, in genere, riesce a infilarsi in una situazione senza via d’uscita. A parte quelli che restano barricati in una banca perché la rapina è andata diversamente da come avevano programmato (Quel pomeriggio di un giorno da cani, di Sidney Lumet con Al Pacino ha fatto storia), gli altri, in genere, prendono degli ostaggi e minacciano di ammazzarli per avere in cambio qualcosa.

La storia del sequestro con ostaggi è più materia americana che italiana. In Italia, infatti, il sequestro è, in genere, di una sola persona, e il fine è chiedere e ottenere un riscatto. In America sono fioriti film di tutti i tipi sul mestiere del negoziatore, quello, cioè, che ha il compito di salvare gli ostaggi e (volendo) anche il sequestratore.

Negoziazioni, cinema e tv

Negoziatore che, per i nostri sequestri, non funziona. Il suo ruolo, infatti, è di parlare qui e ora con chi si è barricato in un posto e minaccia la vita degli altri. Quindi deve essere uno con una buona parlantina, con gli argomenti giusti da tirare fuori al momento giusto, ovviamente e che, eventualmente, abbia in mente anche di fare l’eroe.

Hollywood ha colto la palla al balzo, e non poteva essere altrimenti, e ne ha fatto fior di film. Tra gli altri (uno dei titoli più famosi è  Il Negoziatore) anche Hostage, con Bruce Willis (che però finisce a sua volta ostaggio), da un romanzo di Robert Crais. Molti criminologi sostengono che film e tv non hanno niente a che fare con il crimine, ma in effetti i fatti, a volte, li smentiscono.

Il cinema e la televisione portano tutto a portata di tutti. Chi esce per la prima volta in vita sua dall’aeroporto JFK e prende il primo bus diretto a Manhattan si ritroverà, forse, a dire o a pensare, che ha già visto tutto. In tv e al cinema, certo, ma eccolo lì, l’Empire State Building, non credevo potesse essere così alto.

Spettatori diversi, letture diverse

La tv, come detto, offre tutto. Probabilmente anche parecchie idee su come diventare famosi per aver sequestrato qualcuno. Magari la speranza di Luigi Martinelli era quella di far pena, di smuovere le coscienze, di avere il suo debito saldato (non si sa da chi) e poter, finalmente, tirare un sospiro di sollievo.

Chi si dispera in modo cinematografico spesso e volentieri ha una personalità istrionica, incline, cioè, alla sceneggiata, alla teatralità, all’ennesima crisi a cui gli altri devono far fronte. Tra gli amici c’è sempre chi racconta le sue tragicissime esperienze sentimentali, chi è costantemente in lacrime per qualcosa o per qualcuno, chi minaccia di buttarsi di sotto a ogni piè sospinto.

In sostanza sono degli attori. Solo che il copione lo conoscono solo loro e gli altri devono recitare a canovaccio, come nella commedia dell’arte, più o meno si sa dove si vuole andare a parare e quindi si cerca di comportarsi di conseguenza. In qualche sporadico (per fortuna) caso la sceneggiata viene meglio se ci si barrica nella filiale dell’agenzia delle entrate di Romano di Lombardia. Che non è Los Angeles, ma fa la sua bella figura ugualmente.

5 pensieri su “Disperazione, sequestri e mode del momento”

  1. A quanto pare il tizio doveva pagare solo 1400 euro di canoni RAI arretrati.
    Sempre secondo i quotidiani avrebbe dichiarato che “voleva solo andare in televisione per dire a Monti che ci sono troppe tasse”.

  2. Genxha, grazie per la precisazione. 🙂 Per 1400 euro di canone direi che valeva ancora meno la pena rispetto ai 44.000…

  3. Anch’io ho letto 1400 euro. Credo che un arsenale costi di più, per cui ho scritto il commento che ha ispirato questo interessantissimo post di Cristina

  4. Ma poi i suicidi sono proprio in aumento a causa della crisi economica oppure se ne parla semplicemente di più perchè è l’argomento che “tira” sui giornali in questo momento?

  5. Sicuramente se ne parla parecchio. E sicuramente, durante le crisi economiche (dai primordi a oggi), il numero di suicidi aumenta. Sembra, infatti, seguendo statistiche e vari studi in materia, che chi è incline al suicidio opti per mettere in pratica i propri intenti quando qualcuno, prima di lui, lo ha già fatto. Succede anche quando muore una star, di solito qualche fan opta per suicidarsi…

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