I delitti della camera da letto

Scena del crimine in camera da letto.

In provincia di Napoli una donna di 36 anni, Alessandra Cubeddo, è stata trovata morta in camera da letto. A ucciderla sembra sia stato il compagno, un ex agente di polizia 59enne in preda alla depressione e alla paura di essere gravemente malato. Sembra che i due litigassero spesso.

Lui, in base a quanto ha dichiarato alle autorità, al culmine dell’ennesimo litigio ha afferrato la testa di Alessandra e l’ha fatta battere ripetutamente sul pavimento fino a provocare la morte della donna. Poi ha tentato di rianimarla, ma senza successo. Era appena rincasato dopo aver accompagnato a scuola la loro figlia di sei anni.

Secondo i dati Eures-Ansa sull’omicidio volontario (2009) la camera da letto è il luogo per eccellenza in cui si consumano i delitti passionali. Infatti, quando un delitto avviene all’interno di un’abitazione, in circa un caso su tre si tratta proprio della camera matrimoniale (31,6% dei casi, se poi la vittima è una donna, la percentuale sale al 33,3%), seguono poi la sala da pranzo (9,8%), la cucina (9%) e l’ingresso (4,5%).

In effetti, pensandoci, dato che il movente dell’omicidio in famiglia è per la maggior parte dei casi passionale (26,3%) seguito da liti e dissapori (3,4%) non stupisce che l’evento si consumi in camera da letto. Raramente il fatto accade nel bagno, solo il 2,3% dei casi, (è successo a Gianluca De Nardo, fratello della sua assassina, Erika).

Sempre secondo il rapporto Eures Ansa (2009) la relazione che lega autore e vittima al momento dell’omicidio in famiglia è, nella maggior parte dei casi, quella del matrimonio (52,4%), al secondo posto si piazzano gli ex (che includono separati, divorziati e ex partner senza matrimonio alle spalle) con il 23,2%, mentre al terzo i conviventi di fatto (15,4%).

Il bambino di Cogne

Il più tristemente celebre delitto che è stato perpetrato in una camera da letto è stato quello in cui è rimasto ucciso Samuele Lorenzi, tre anni. Nessun movente passionale, ma, secondo quanto ha stabilito il tribunale, una madre, la sua, Annamaria Franzoni, che ha deciso di porre fine all’esistenza del piccolo colpendolo non è chiaro con che cosa. E, soprattutto, perché.

Samuele è stato ucciso mentre si trovava tra le coperte nel lettone di mamma e papà. Per un bambino, teoricamente, si trovava nel posto più sicuro del mondo. Samuele ha subito più di un trauma cranico ed è morto proprio a causa della gravità delle ferite nonostante l’intervento dell’elicottero del 118 e il volo in ospedale.

2 pensieri su “I delitti della camera da letto”

  1. Mi sarei atteso la cucina come ambiente più “pericoloso”: lì ci sono un sacco di “armi” a disposizione immediata della rabbia omicida tipo coltelli, forbici, attrezzi da cucina tipo il batticarne. Invece in camera da letto avrei detto che ci volesse un minimo di premeditazione visto che bisogna uscire dalla stanza e procurarsi l’arma (proprie mani e pistola nel comodino esluse, ovvio)!

  2. Per me, il posto meno sicuro, di sempre, è la mente dell’assassino. E’ lì che le “idee” e i “pensieri” prendono forma.

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