La serialità dei criminali – Non solo serial killer

Ladri d’appartamento. Criminali seriali.

A Milano, una ragazzina di 13 anni è stata violentata sotto casa. Si era fermata davanti alla portineria di un palazzo per ripararsi dalla pioggia ed è stata avvicinata da un uomo che, dopo averla spinta nell’atrio del palazzo, l’ha stuprata. Ci sono voluti un po’ di giorni, ma la polizia lo ha individuato e ha scoperto che è uno stupratore seriale.

La notizia pare aver destato parecchia attenzione. Ed è normale. La vittima è una bambina che, quasi sicuramente (anche se l’augurio è ben altro), ricorderà per tutta la vita la drammatica esperienza. Il violentatore, come detto, non è alla sua prima violenza. Fatto questo, però, che dovrebbe essere indagato più da vicino. Criminologicamente parlando.

Gli stupratori, di base, difficilmente sono stupratori una tantum. Più facilmente sono dediti con certa scientifica sistematicità (quando ne sentono il bisogno, quando gli si presenta l’occasione) alla violenza sulle donne (e/o sui minori). Che poi non vengano scoperti (perché non lasciano tracce o perché le vittime non li denunciano) è un’altra faccenda.

Più verosimilmente il violentatore è un predatore, uno che si mette nella condizione di trovare la sua vittima. Magari andandosene in giro quando grandina o piove che Dio la manda così che le grida di aiuto della vittima vengano coperte dal rumore della pioggia. Lo stupratore, infatti, nella maggior parte dei casi, sa che quello che sta facendo è contro la legge.

Diversamente non si preoccuperebbe di fuggire o di nascondersi in angoli bui e solitari. Questo perché, più spesso di quanto il buon gusto vorrebbe, questa gente passa per semi inferma di mente, incapace di intendere e di volere. Ovvero, al momento del crimine, di capire se quello che faceva era bene o male: se uno si nasconde, di base, sa che è male.

In tema di serialità è fondamentale tenere presente che questo tipo di stupratore non conosce la sua vittima. Un po’ diverso il caso del fidanzato, del compagno o del marito che violenta la donna con cui vive o viveva. O magari che violenta le donne che gli stanno vicine (sorelle, zie, nipoti, cugine). Non è detto, però, che lo stupratore domestico non sia seriale.

Ruberie e dintorni

Gli stupratori non sono gli unici criminali seriali. Ci sono i borseggiatori. Quelli che vivono su autobus, tram e vagoni della metropolitana, treni, aeroporti e altri luoghi più o meno affollati con l’intento (premeditato) di rubare dalle borse degli altri portafogli ed effetti personali di un qualche valore.

Non lo fanno una sola volta, giusto perché gli si è presentata l’occasione che, si sa, fa l’uomo ladro. Proverbio vero fino a un certo punto. Accanto all’occasione serve il movente, il perché si agisce in quel modo (per esempio, per soldi, per non fare la fatica di guadagnarli) e, poi ancora, la capacità di mettere in atto il crimine.

Tentare di sottrarre il portafogli a qualcuno senza che questo se ne accorga non è affare da poco. Pochissima gente è in grado di portare a termine un crimine. Vuoi perché la morale e la scala valoriale sono più forti (e fungono da freni inibitori), vuoi per la vergogna di essere scoperti (con le mani letteralmente nel sacco), vuoi perché ci vuole pratica.

I borseggiatori, tutti quanti, hanno dei precedenti. All’inizio, insomma, si sono fatti beccare. Ed è normale. La tecnica scarsa porta a risultati mediocri. Con il tempo (e la serialità) migliorano. Proprio come gli atleti nello sport, i bambini a scuola quando imparano a leggere e scrivere, i cuochi in cucina e via di questo passo.

Niente tracce e tagli netti

Per i ladri d’appartamento e i rapinatori il discorso non cambia. Sono seriali, di appartamento in appartamento, di banca in banca, la loro tecnica evolve e migliora. E, in genere, migliorano anche i loro guadagni (sanno cosa prendere, come non lasciare tracce, dove rivendere la mercanzia). E sono seriali anche quelli che, via internet, si arricchiscono con i furti d’identità.

I truffatori hanno lo stesso background dei loro colleghi stupratori, borseggiatori e ladri. Una volta che uno scopre quanto è facile farsi consegnare i risparmi dalla vecchietta di turno il gioco è fatto. E magari l’avidità lo porta a lasciar perdere, a un certo punto, le vecchiette per truffare ricconi e vip.

L’evoluzione è la chiave della serialità nel crimine. Anche i serial killer, così ben raccontati dalle serie tv, subiscono un’evoluzione: migliorano. Se prima i tagli sul corpo della vittima erano stentati, sulle vittime successive magari sono netti: segno di sicurezza in ciò che stanno facendo. Proprio come lo stupratore sotto casa.

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