Serie tv: l’incredulità sospesa e l’eroe minacciato

Spencer Reid (Matthew Gray Gubler) e Derek Morgan (Shemar Moore).

Facendo due chiacchiere su Facebook con Elena Porcelli ci si è imbattuti nell’argomento Criminal Minds. La domanda è la seguente: “Possibile mai che in Criminal Minds, a ogni stagione, il cattivo di turno se la prenda con un protagonista o con la sua famiglia?”.

In effetti, fortunatamente nella realtà i serial killer di base evitano di torturare le famiglie degli agenti dell’Fbi che cercano di catturarli (disgraziatamente, però, continuano a mietere vittime innocenti in più o meno tutti gli Stati con una certa concentrazione nell’Ovest).

Nelle serie tv, invece, i protagonisti, a un certo punto (di solito quando la storia langue e non c’è più molto da dire) incappano nelle mire sadiche dell’antisociale di turno che, senza troppi complimenti, e nel giro di qualche episodio rischia di fare danni inenarrabili. 

In Criminal Minds la vicenda più eclatante di questo tipo è stata la morte della moglie di Aaron “Hotch” Hotchner (Thomas Gibson) per mano di un assassino seriale che, tra l’altro, è stato fermato in extremis proprio dal protagonista (e da chi se no?) quando era sul punto di ammazzargli anche il figliolo.

Ci sono alcuni personaggi che funzionano perché sono invulnerabili, tipo Rambo, che anche se gli sparano non importa, lui va avanti lo stesso come se nulla fosse successo. Ma le serie tv, soprattutto quelle crime e corali, come è, appunto, Criminal Minds, sono fatte per gente che vuole credere a ciò che vede.

In cre di bi le!

E Rambo, anche se può piacere, non è affatto credibile. Più credibili sono gli agenti dell’Fbi (che ci sono davvero) che ogni giorno dedicano le loro vite a crimini tremendi (che ci sono anche quelli) tentando di mettere al fresco i cattivi. Per cui quella che viene definita “sospensione dell’incredulità” (ovvero il mettere da parte il dubbio che sia tutto finto) con Criminal Minds c’è.

A dire il vero c’è anche con Rambo. Dipende, in sostanza, da cosa si è disposti a credere. E per quanto tempo si decida di sospendere l’incredulità (il fatto di non crederci) per godersi lo spettacolo. Vedere un protagonista che combatte strenuamente per mettere al sicuro i suoi affetti è un modo come un altro per credergli.

Chiunque lo farebbe. Per cui non è poi così difficile immedesimarsi (il viaggio dello spettatore verso la tv) e restare incollati al video (e, tanto per essere un po’ commerciali, agli spot tv). Criminal Minds non è il primo telefilm in cui l’eroe-protagonista si trova minacciato dal cattivo.

Così umano

Starksy&Hutch è un telefilm degli anni Settanta. Sia Dave Starsky (il moro, impersonato da Paul Michael Glaser) che Ken Hutchinson (David Saul), in episodi distinti, hanno subito la perdita delle rispettive fidanzate. Quella di Dave uccisa da un colpo di proiettile come vendetta trasversale (ovviamente lei era una santa che insegnava ai bambini difficili).

Quella di Hutch uccisa perché, innamorata del poliziotto, aveva lasciato la professione di prostituta (e il pappone di turno non aveva affatto gradito lo sgarro). Qualche anno dopo, in Miami Vice, Sonny Crockett (Don Johnson) ha rischiato di perdere moglie e figlio sotto pioggia di proiettili del narcotrafficante di turno.

E, il suo compagno, Rico Tubbs (Philip Michael Thomas) aveva già perso, tempo prima di approdare alla polizia di Miami, il fratello ucciso in una sparatoria a New York. E per restare tra Miami e New York, ma parlando di CSI, Horatio Caine (David Caruso) perde la neo moglie (uccisa con un colpo di fucile, sotto i suoi occhi, ovviamente).

E il suo omologo più a nord, Mac Taylor (Gary Sinise) che già di suo è vedovo (la moglie è morta nelle Torri Gemelle, tanto per non farsi mancare nulla) rischia di perdere il figliastro per mano di un serial killer. E ancora, volendo proseguire, anche il killer seriale più amato della tv, Dexter (Michael C. Hall) si ritrova a crescere il figlio senza la moglie, uccisa da un altro sociopatico assassino.

Insomma. Le serie tv crime che si rispettino, pare abbiano in comune proprio protagonisti vulnerabili. Oltre che, come ha fatto notare Chiara Frangi, gran belli. Mix questo che aiuta lo spettatore a restare lì, ad aspettare il prossimo episodio.

2 pensieri su “Serie tv: l’incredulità sospesa e l’eroe minacciato”

  1. C’è da spezzare una lancia a favore dello spettatore: soprattutto in un Paese come il nostro, nel quale il cattivo rimane libero di delinquere o continuare a distribuire sofferenze, dove troppo spesso le forze dell’ordine hanno le mani legate (arrestano ora il delinquente e tra mezz’ora questo è a piede libero) e la vittima è vittima dell’abuso, della legge e della giustizia… rincuora o almeno, consente di sognare, che ogni tanto il cattivo paghi per i suoi crimini.

  2. Sono d’accordo con Paola. Negli anni ’70 sono usciti un sacco di film con titoli tipo “Milano odia, la polizia non può sparare” oppure “Roma violenta, la città si vendica”. Sembravano fatti apposta per far sfogare l’immaginario collettivo di allora frustrato dal terrorismo apparentemente invincibile, da una Polizia percepita impotente, da un garantismo giudiziario agli occhi della gente troppo debole con i malviventi….si guardavano quei film e per un ora e mezza si sognava di “ammazzare i cattivi e dar loro quello che si meritavano”.

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