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Archivio per giugno 2012

Fendenti al principale – Lavoro, questione di soldi e coltellate

28 giugno 2012 2 commenti

Il licenziamento è un forte fattore di stress. Che a volte sfocia in rabbia. Soprattutto se ci sono debiti che l’azienda non ha onorato.

La notizia è del 28 giugno. Un uomo, a Torino, ha affrontato l’ex datore di lavoro, un geometra, e gli ha chiesto di essere pagato per il lavoro svolto nel cantiere dove ha lavorato fino a pochi giorni fa (quando è stato licenziato). Il geometra, Ferdinando Palmini, 43 anni, ha risposto che avrebbe saldato il debito al 30 del mese.

L’uomo, ricercato dalle forze dell’ordine, a quel punto gli ha sferrato due fendenti, uno al collo e uno al torace e poi si è dileguato. Il geometra è stato trasferito in ospedale e non è in gravi condizioni.

In periodi di crisi economica è, forse, molto più facile perdere la pazienza e commettere un qualche crimine. Anche se di solito le crisi, tipo quella che ha colpito gli Stati Uniti nel 1929, più che altro fanno venire voglia di suicidarsi. In questo caso non è tanto l’atto in sé che interessa dal punto di vista criminologico, quanto il pregresso. Prosegui la lettura…

Ted Bundy, il bel ragazzo che era un serial killer

Ted Bundy al processo. Si difese da solo (aveva studiato legge). Fu condannato alla sedia elettrica.

Theodore Robert Bundy è nato nel 1946 a Burlington (Vermont) e il suo cognome era Cowell. Sua madre Louise non chiarì chi era il padre di suo figlio, fatto sta che, per i primi tre anni di vita, Ted  visse a Philadelphia con i nonni materni. Nulla di particolarmente strano, se non fosse che suo nonno, Samuel Cowell, era un uomo violento e sua nonna Eleanor era depressa e sottomessa, ma contrariata per il fatto che Louise avesse partorito un figlio illegittimo. Per evitare di dover dare troppe spiegazioni al vicinato, Sam ed Eleanor decisero di dire in giro che Ted era figlio loro.

La menzogna accompagnò Ted per parecchi anni. Non si sa quanti, ma a un certo punto scoprì che Louise non era sua sorella maggiore, bensì sua madre. Secondo la giornalista Ann Rule che conobbe Ted e scrisse il libro “Un estraneo al mio fianco”, Ted covava un risentimento profondo nei confronti della madre e dei nonni.

Sicuramente i problemi nella famiglia Cowell non mancavano, tanto che nel 1950 Louise cambiò il suo cognome in Nelson, prese suo figlio, e partì alla volta di Tacoma (Washington) per raggiungere una cugina e iniziare una nuova vita. L’anno seguente conobbe Johnny Bundy a una serata per single e si sposarono quasi subito. Ted venne adottato da Johnny e prese il suo cognome.

A questo punto la vita di Ted resta un po’ un mistero. Non tanto perché non ci sono notizie, quanto perché quelle notizie sono state riportate proprio da Ted Bundy che non era certo la persona più affidabile del mondo. Ann Rule scrisse che Ted raccontava della sua adolescenza come un periodo un po’ buio.  Prosegui la lettura…

Intervista sul settimanale Nuovo – n. 26 – 3 luglio 2014

Consulenze criminologiche

Cristina Brondoni è consulente per i privati per mobbing e stalking.

Offre inoltre consulenze per la stesura di profili (in genere di criminali e brutta gente) per la narrativa, il cinema e la tv.

Per le aziende è consulente per la selezione del personale dallo screening dei curricula ai colloqui.

Si occupa inoltre di consulenze criminologiche in casi di omicidio.

Acido sugli avventori del pub. Sfinimento?

23 giugno 2012 7 commenti

Charles Bronson in Il giustiziere della notte. Al posto dell’acido usava il piombo. Sotto forma di proiettile.

La cronaca dice che nella notte tra il 22 e il 23 giugno qualcuno, che poi è fuggito, ha gettato da un balcone dell’acido. Sotto c’erano i frequentatori di un locale e una trentina di loro è rimasta ustionata dalla sostanza corrosiva, due di loro sono feriti in modo grave. E’ successo a Caltagirone, in provincia di Catania, nella zona di Tondo Vecchio.

La notizia si ferma qui, anzi, si chiude con il più che classico: “Ignoti i motivi del gesto”.

I motivi che spingono a compiere atti violenti di solito sono da ricercare nella rabbia. E, dato che si sta parlando di un pub, di parecchie persone sotto i balconi di un palazzo e del fatto che è successo a giugno, mese in cui, a Caltagirone più che altrove, probabilmente la notte si preferisce dormire con le finestre aperte, non è difficile fare due più due per arrivare al perché. Prosegui la lettura…

Femminicidio: quando gli uomini uccidono le donne

Uno schiaffo non è solo uno schiaffo. E’ un campanello d’allarme. Gli uomini veri non picchiano le donne.

Pare che in Italia la tendenza dell’omicidio volontario, dal 1990, abbia subito parecchi cambiamenti (primo tra tutti il calare del numero dei morti). Se, infatti, vent’anni fa erano le stragi di mafia e i regolamenti di conti tra organizzazioni criminali a fare il maggior numero di morti, oggi sembra che si muoia di più tra le mura domestiche per mano di mariti, fidanzati, partner e amanti.

A farne le spese sono le donne. Un tempo, infatti, le donne venivano assassinate con meno frequenza. Anche se ancora adesso sono gli uomini a uccidere e a morire maggiormente, le donne compaiono con una certa allarmante frequenza nelle cronache in veste di vittime.

I casi di uomini che uccidono le loro donne si contano sia tra gli italiani che tra gli immigrati. Ad Avellino un uomo indiano, appartenente alla comunità sikh, ha ucciso la moglie, la figlia di sette anni e poi si è suicidato, dopo aver tentato di uccidere anche la figlia maggiore senza riuscirci (la ragazzina è stata, però, ferita gravemente). Prosegui la lettura…

Rapinatori sparano alla vittima. Dinamiche e colpe

Meglio evitare di sfidare il rapinatore. Potrebbe aver contemplato l’omicidio per garantirsi la fuga.

E’ successo a Pontedera il 18 giugno. Un uomo è stato avvicinato da un gruppo di rapinatori che aveva messo a segno un colpo in un vicino supermercato. I malviventi gli hanno chiesto l’auto per fuggire, ma l’uomo ha reagito negando il mezzo. Uno dei rapinatori lo ha colpito al volto sparandogli un colpo di pistola.

Da un punto di vista criminologico e vittimologico si può parlare di victim precipitation, ovvero del fatto che la situazione è precipitata per colpa della vittima.

La vittima, di solito, soprattutto sui giornali e in tv, non ha alcuna colpa. E’ vittima, ed essendo vittima è al riparo da qualsiasi cosa. Da un punto di vista legale è giusto e doveroso. Ma dal punto di vista di pura criminologia le cose stanno diversamente.

Molto spesso, troppo spesso, una situazione che poteva risolversi in un reato, sicuramente odioso, ma non certo letale, peggiora perché la vittima ci mette del suo. Questo non significa che apparire o essere arrendevoli di fronte a chi ci sta rubando l’auto sia un modo scientificamente provato per non ricevere un colpo di pistola in pieno viso, ma nella maggior parte dei casi funziona meglio che opporre resistenza. Prosegui la lettura…

Serie tv, serial killer e serial viewer: corpi morti e autopsie

15 giugno 2012 2 commenti

CSI New York, corpi morti e autopsie.

La quarta stagione di CSI New York, anche se è passata da un po’ (è del 2004), è un mini capolavoro. Soggettivamente parlando, naturalmente. Gli episodi sono 21 (un po’ meno del solito) e le storie si intrecciano su più livelli: c’è il figlio della moglie (morta) di Mac Taylor (Gary Sinise), il serial killer, la storia d’amore tra due CSI e alcuni omicidi che fanno spavento.

Spavento forse è una parola grossa per i serial viewer di CSI. In ogni caso il corpo umano è trattato, bistrattato, abusato e smembrato. Succede anche gli altri CSI, ma in questo in particolare, e in questa stagione, un episodio dopo l’altro, succede di più e con più frequenza. Come se gli sceneggiatori avessero deciso di lasciare senza fiato lo spettatore in una rincorsa all’orrido.

Che è un complimento, anche se non sembra. Il serial killer, tra l’altro,  è un tassista. E di tassisti, come si sa, New York è piena. Chiunque si sposta in taxi. Lui fa salire le vittime predestinate, poi le uccide con il monossido di carbonio, le marchia con un segno sul collo (L2729) e poi le abbandona in un telo di plastica. Prosegui la lettura…