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Ted Bundy, il bel ragazzo che era un serial killer

Ted Bundy al processo. Si difese da solo (aveva studiato legge). Fu condannato alla sedia elettrica.

Theodore Robert Bundy è nato nel 1946 a Burlington (Vermont) e il suo cognome era Cowell. Sua madre Louise non chiarì chi era il padre di suo figlio, fatto sta che, per i primi tre anni di vita, Ted  visse a Philadelphia con i nonni materni. Nulla di particolarmente strano, se non fosse che suo nonno, Samuel Cowell, era un uomo violento e sua nonna Eleanor era depressa e sottomessa, ma contrariata per il fatto che Louise avesse partorito un figlio illegittimo. Per evitare di dover dare troppe spiegazioni al vicinato, Sam ed Eleanor decisero di dire in giro che Ted era figlio loro.

La menzogna accompagnò Ted per parecchi anni. Non si sa quanti, ma a un certo punto scoprì che Louise non era sua sorella maggiore, bensì sua madre. Secondo la giornalista Ann Rule che conobbe Ted e scrisse il libro “Un estraneo al mio fianco”, Ted covava un risentimento profondo nei confronti della madre e dei nonni.

Sicuramente i problemi nella famiglia Cowell non mancavano, tanto che nel 1950 Louise cambiò il suo cognome in Nelson, prese suo figlio, e partì alla volta di Tacoma (Washington) per raggiungere una cugina e iniziare una nuova vita. L’anno seguente conobbe Johnny Bundy a una serata per single e si sposarono quasi subito. Ted venne adottato da Johnny e prese il suo cognome.

A questo punto la vita di Ted resta un po’ un mistero. Non tanto perché non ci sono notizie, quanto perché quelle notizie sono state riportate proprio da Ted Bundy che non era certo la persona più affidabile del mondo. Ann Rule scrisse che Ted raccontava della sua adolescenza come un periodo un po’ buio. 

Altri sostengono invece che fosse già un violento. Fatto sta che nel 1965 Ted si iscrisse all’università, ma la notizia fondamentale fu che innamorò di una compagna, Stephanie Brooks. Il loro sembrava, almeno a Ted, un idillio, insieme lavorarono anche a una campagna elettorale, ma quando Stephanie troncò la relazione e tornò dalla famiglia in California, in Ted successe qualcosa.

Il rifiuto di Stephanie di proseguire la loro storia lo gettò nello sconforto più nero. Qualche tempo dopo incontrò un’altra donna, Elizabeth Kloepfer, dello Utah, e i due iniziarono una relazione che fu turbolenta e discontinua, ma che si protrasse fino a che Ted Bundy non venne incarcerato nel 1976.

Dato che Ted Bundy negò fino alla morte (avvenuta sulla sedia elettrica nel 1989) gli omicidi che gli vennero imputati e, in più di un’occasione, li confessò, salvo poi ritrattare tutto, non è chiaro quando iniziò a uccidere, ma presumibilmente tra il 1969 e il 1971, quasi sicuramente nello stato di Washington.

Una scia di morte

Anche il numero delle vittime di Ted Bundy non è mai stato definito, ma siamo tra le 30 e le 36 vittime. Bundy era, a dire di chi lo conosceva, un bel ragazzo e, soprattutto, aveva modi gentili, affascinanti e un meraviglioso sorriso. Il suo aspetto e il suo comportamento sicuramente gli facilitarono il compito di adescare le sue vittime.

Nella prima serie di omicidi avvenuta negli stati nord occidentali (Washington, Oregon, California) il suo modus operandi era più o meno sempre uguale. Frequentava parchi e zone affollate soprattutto nei giorni festivi. Guidava un maggiolino Volkswagen bianco. Una volta arrivato a destinazione, scendeva dall’auto e si aggirava nei paraggi fingendo di avere un trauma a un braccio o a una gamba.

Nel giro di pochi minuti trovava una ragazza disposta a dargli un aiuto. Si fingeva timido e arrendevole. Tanto che proprio le sue vittime, secondo le ricostruzioni, si offrivano di dargli guidare la sua auto per dargli un passaggio a casa. A quel punto, una volta in auto con la vittima, Bundy agiva.

Il modus operandi

Di solito con una violenza devastante. Colpiva al capo le vittime e le tramortiva (o le uccideva) e poi faceva sesso con loro. Non con tutte e non con tutte allo stesso modo. A Bundy sono stati imputati anche atti di necrofilia. Qualcuno iniziò a collegare le denunce di scomparsa con il rinvenimento dei cadaveri e a sospettare che ci fosse un serial killer (l’ennesimo, dato che c’era già Zodiac a seminare morte e terrore nella stessa zona, nello stesso periodo).

Ma la polizia aveva una descrizione dettagliata di Ted Bundy, compreso il veicolo che guidava dato che, in più di un’occasione, molta gente lo aveva visto aggirarsi intorno all’auto con un braccio al collo o una stampella. Ma Bundy si trasferì, sempre per seguire gli studi, nello Utah.

In tutto questo continuava a vedere Elizabeth e questi erano gli anni in cui era amico della giornalista Ann Rule (si conobbero nel call center di un numero amico dove entrambi prestavano la opera di volontariato una notte al mese). La catena di delitti che si era interrotta in alcuni stati, incredibilmente riprese in altri (Idaho, Utah e Colorado).

La fuga e gli omicidi delle studentesse

A quel punto la polizia diramò un identikit ed Elizabeth non poté fare a meno di constatare che quell’uomo disegnato somigliava in modo impressionante a Ted. Lo disse alla polizia (dopo vari mesi e vari dubbi). A quel punto le forze dell’ordine restrinsero il campo, sapevano che il sospettato guidava un maggiolino bianco, avevano il suo viso e il nome di battesimo.

Ted Bundy venne arrestato nell’agosto del 1975 nello Utah dalle parti di Salt Lake City. Nell’auto di Bundy la polizia trovò di tutto: manette, armi, passamontagna, guanti, punteruoli, cacciaviti. Nel suo appartamento trovarono anche delle polaroid scattate alle vittime. Mentre era in attesa del processo, nel 1977, Bundy riuscì a fuggire (da una finestra lasciata aperta).

Viaggiò tranquillamente fino alla Florida, trovò qualche lavoro da fare e affittò un alloggio vicino al campus universitario. I delitti ricominciarono, ma stavolta la furia di Bundy fu incredibile. Niente più adescamenti. Bundy uccise e violentò, in una sola notte, due studentesse e ne ferì gravemente altre tre.

La fine di Kimberly. La fine di Bundy.

Era entrato nel dormitorio e le aveva colpite, mentre dormivano, con un asse di legno. Era in Florida da una settimana. Giorni dopo  tentò di rapire una ragazzina di 14 anni, ma non ci riuscì. Riuscì, invece, a rapire, violentare e uccidere la dodicenne Kimberly Ann Leach. La sua ultima vittima. Era il 9 febbraio 1978.

La polizia lo fermò e lo arrestò. Al processo pretese di difendersi da solo. Fu condannato alla sedia elettrica. La sua esecuzione è avvenuta il 24 gennaio 1989).

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