Serie tv, serial killer e serial viewer: corpi morti e autopsie

CSI New York, corpi morti e autopsie.

La quarta stagione di CSI New York, anche se è passata da un po’ (è del 2004), è un mini capolavoro. Soggettivamente parlando, naturalmente. Gli episodi sono 21 (un po’ meno del solito) e le storie si intrecciano su più livelli: c’è il figlio della moglie (morta) di Mac Taylor (Gary Sinise), il serial killer, la storia d’amore tra due CSI e alcuni omicidi che fanno spavento.

Spavento forse è una parola grossa per i serial viewer di CSI. In ogni caso il corpo umano è trattato, bistrattato, abusato e smembrato. Succede anche gli altri CSI, ma in questo in particolare, e in questa stagione, un episodio dopo l’altro, succede di più e con più frequenza. Come se gli sceneggiatori avessero deciso di lasciare senza fiato lo spettatore in una rincorsa all’orrido.

Che è un complimento, anche se non sembra. Il serial killer, tra l’altro,  è un tassista. E di tassisti, come si sa, New York è piena. Chiunque si sposta in taxi. Lui fa salire le vittime predestinate, poi le uccide con il monossido di carbonio, le marchia con un segno sul collo (L2729) e poi le abbandona in un telo di plastica.

Anni e anni fa, era il 1978, nel telefilm Starsky & Hutch c’è stata una puntata simile. Anche, se in effetti, il serial killer ammazzava tassisti. Il serial killer di CSI New York è un fanatico religioso (L2729 sta per Levitico 27:29 “Nessuna persona votata allo sterminio potrà essere riscattata; dovrà essere messa a morte”).

Poi c’è la storia del figlio della moglie morta di Mac Taylor che, essendo stato dato in adozione dalla giovanissima madre (quando ancora non era accasata), è ora, ventenne, sulle sue tracce. Ma trova solo il detective Taylor che gli deve dire che mamma è morta nell’attentato alle Torri Gemelle.

Sangue, sudore e lacrime

E poi ci sono gli omicidi. Il corpo umano, nella quarta stagione di CSI New York, subisce un po’ di tutto. Soprattutto smembramenti. Viene, tra l’altro, divorato da uno squalo, utilizzato per impiantare una telecamera per guardare i detective al lavoro (la sede prescelta è l’occhio della vittima), carbonizzato e ridisegnato per sembrare un avatar di Second Life.

Sembra, la quarta stagione di CSI New York, la sperimentazione di tutto quello che si potrebbe chiedere a una serie tv crime. Compreso il fatto che, nell’ultima puntata (che resta con un cliffhanger sulla quinta stagione), Mac Taylor viene preso in ostaggio da un rapinatore di banche.

Orrore, ma con moderazione

La sperimentazione, però, si vede soprattutto nel fatto che la morte colpisce tutti. Compreso un bambino di dieci anni, amico del detective Danny Messer (Carmine Giovanizzo). Si vede, soprattutto in questo episodio, la mano del produttore, Gary Sinise (il detective Taylor) che è un po’ Dio, patria e famiglia. Il bambino viene ucciso quando rientra dalla benedizione della sua bici.

Quest’ultimo passaggio sembra quasi un chiedere scusa per aver bistrattato così tanto il corpo umano che, nelle serie tv ante CSI, era giusto morto e basta. Non serviva smembrarlo e vedere cosa c’era dentro. Anche se Quincy i morti li guardava dall’interno, ma non lo spettatore che doveva accontentarsi dell’orrore dipinto sul volto del medico legale.

2 pensieri su “Serie tv, serial killer e serial viewer: corpi morti e autopsie”

  1. Mi permetta un commento sulla foto…..accidenti se è d’effetto! Personalmente mi ha proprio lasciato “senza fiato”.

  2. Mi rendo conto. Forse è un po’ disturbante. Ma è finta, ovviamente. E’ un fermo immagine di un episodio della quarta stagione di CSI NY. Giusto per rendere l’idea. 🙂

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