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Serial killer, un prodotto tutto americano

Un simpatico gadget che ricorda le gesta della serial killer ungherese Ezrebeth Bathory.

Chiacchierando del più e del meno, ovvero di morti ammazzati e crimini seriali, con un amico di Facebook che si interessa all’argomento, è uscito un quesito a cui, in tanti, stanno cercando di dare una risposta.

Perché i serial killer sono, per la maggior parte, americani?

Si sa che gli Stati Uniti sono il Paese della libertà e, volendo, anche delle novità che poi, magari rivedute e corrette, arrivano in tutto il resto del mondo. In realtà i serial killer non sono un’invenzione americana, non fosse altro che l’America è stata scoperta dagli europei. Europei che per un congruo numero di anni furono impegnati a sterminare le popolazioni locali.

Fatto sta che l’Europa, nel frattempo, in fatto di omicidi e maniaci seriali aveva già dato (e continuava a dare) ampiamente. Volendo si potrebbe prenderla parecchio alla lontana con i vari imperatori assetati di sangue e morte, per poi passare ai signori di un qualche oscuro ducato e approdare, quindi, a nomi già noti.

Per esempio, in Scozia, verso il 1500, tale Sawney Bean mise insieme una famiglia (molto più numerosa e cattiva dei Manson) composta da 48 persone, erano tutti parenti e chiunque poteva fare figli con i propri fratelli e le proprie sorelle e persino con la propria madre e il proprio padre. Stando così le cose non stupisce affatto che l’allegra brigata fosse pervasa da una vena di follia.

Follia che si manifestava contro i viandanti (e i malcapitati in genere) che venivano accerchiati, derubati e poi uccisi. E, nella maggior parte dei casi, mangiati. Bean fu giustiziato per omicidi commessi, pare, più di un migliaio. Sempre in Europa, ma più verso le attuali Slovacchia e Ungheria, viveva tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento, la contessa Ezrebet Bathory.

I bagni di sangue della contessa Bathory

Se la storia di Sawney Bean per molti è una leggenda, quella della contessa Bathory è storia vera. La donna è considerata una delle più sanguinarie serial killer che la storia conosca. Per mantenere la sua bellezza e la sua giovinezza, non esitò a uccidere e a far uccidere giovani vergini per poi fare il bagno nel loro sangue.

Le vittime accertate furono un centinaio, ma nel castello in cui viveva la donna furono trovati, pare, resti umani che indicarono un numero approssimativo di 650 vittime. Inizialmente Ezrebet uccise popolane e servette, quando però le sparizioni iniziarono a verificarsi anche nell’aristocrazia intervenne la Chiesa.

Anche la storia di Jack Lo Squartatore (Londra 1888) ha fatto il giro del mondo. Poi, però, sembra che la tendenza a uccidere con piacere il prossimo sia diventata una pratica tutta americana. A partire dalla fine dell’Ottocento e fino a oggi, infatti, mentre gli omicidi seriali europei hanno avuto una tendenza a diminuire, in America si è verificato il fenomeno opposto.

La violenza in famiglia e i traumi cranici

Ci sono molte teorie. Qualcuno si è spinto a dire che si tratta di una questione genetica, altri sostengono invece che sia tutta una questione di sfortuna e fa risalire il tutto a famiglie abusanti e traumi cranici non curati. Se, però, è vero che molti serial killer in gioventù hanno riportato effettivamente traumi cranici di una certa gravità, è pur vero che non tutti quelli che hanno subito gli stessi traumi siano poi diventati necessariamente serial killer. Lo stesso discorso vale per famiglie abusanti.

Il signor McDonald (che non è quello degli hamburger, ma uno che studia il comportamento umano) ha sottolineato che ci sono tre sintomi nell’adolescenza che dovrebbero far preoccupare i genitori.

La triade di MacDonald 

I futuri serial killer sembra che, in infanzia, abbiano tutti sofferto della triade di McDonald: enuresi notturna (fare la pipì a letto fino a una certa età), violenza sugli animali e piromania. Questa, per ora, è l’unico punto in comune a quasi tutti i serial killer. Ma anche qui: non è detto che chi fa la pipì a letto e gioca con i fiammiferi inseguendo il gatto di casa necessariamente diventi un serial killer.

In realtà non sembra esserci una risposta univoca sul perché i serial killer siano soprattutto americani. Ma ci sono alcuni fattori che potrebbero facilitare la vita dell’omicida seriale in America più che in altri Paesi. Per esempio, i legami familiari negli Stati Uniti non sono forti e vincolanti come in Europa (più al sud che al nord), inoltre è normale che gli statunitensi si spostino.

Libertà, libertà e ancora libertà

E gli spostamenti, in molti casi, prevedono di allontanarsi di miglia e miglia dalla città di origine. Non è un segreto che i ragazzi americani lascino il nido per frequentare l’università (magari da una costa all’altra). Non è da escludere, come fenomeno che facilita la vita dell’omicida seriale, la possibilità di cambiare il proprio nome e il proprio cognome (con una certa semplicità, tra l’altro).

Anche se nei telefilm americani si vedono gli sceriffi di contea, la più piccola e dimenticata, parlare al telefono con FBI segnalando un problema, nella realtà dei fatti le cose non stanno così. Le contee, in primis, e poi gli Stati non sono collegati fra loro così come i telefilm descrivono. A meno che non si tratti di sicurezza nazionale e di terrorismo ognuno fa per sé e Dio per tutti.

E ancora, sempre secondo quanto mostrato nei telefilm, ogni squadra (che sia dell’FBI, della polizia scientifica o di detective e investigatori) si danna l’anima (investendo il denaro dei contribuenti) a cercare il killer dell’ennesima prostituta uccisa. Purtroppo la realtà è molto meno umana e parecchio più cinica. E serial killer lo sanno bene. Prostitute, barboni, mendicanti e tossici sono obiettivi facili: nessuno, per parecchio tempo, denuncia la scomparsa e, anche quando c’è una segnalazione, difficile che le indagini arrivino al dunque.

Questione di popolarità

E poi c’è l’eterna questione che ogni americano deve affrontare da quando va all’asilo: la popolarità. La società americana si divide tra winners e losers (vincenti e perdenti). Nelle sparatorie nelle scuole, di solito il problema è proprio questo: nerd contro reginette di ballo e campioni di football. E, con un fucile in mano, di solito vincono i nerd (che fino a quel momento erano dei perdenti).

Gli esclusi, i nerd, gli sfigati, sono quelli che vengono perseguitati dalla loro nomea di paria della società. Anche da noi succede, ma fortunatamente a nessuno è ancora venuto in mente (strano) di organizzare il ballo della scuola per eleggere miss Istituto Tecnico 2012. Per quanto riguarda il football il giro di soldi è miliardario. Difatti i professionisti vengono pescati proprio dal campionato studentesco. Tutto questo e parecchie altre cose provocano un divario enorme tra popolari e nerd. E il nerd, in qualche caso, diventa davvero un escluso e un violento.

Naturalmente sono solo congetture. Tanto per dire che, se uno ha avuto una famiglia disgraziata e, a due anni, è caduto battendo la testa e poi un paio di volte ha dato fuoco alle tende perché si divertiva a giocare con l’accendino, non è detto che diventi un serial killer. Magari diventa una brava persona.

  1. Borcians
    11 luglio 2012 a 17:08 | #1

    brooooooooondon!
    urge lettura libro della contessa Bathory!!!
    ;O)

  2. sempreio
    14 dicembre 2012 a 23:22 | #3

    Iserial killer sono tutti americani?
    Forse perhcè se ne parla spesso… ma si ignorano i killer nostrani o, peggio ancora, quelli che hanno sfondo religioso.

    In italia gli stupri e gli omicidi da parte di disadattati stranieri fatti entrare senza un minimo di controllo sono aumentati negli ultimi 5 anni.
    Non se ne parla perchè altrimenti “siam razzisti”.
    Meglio le anonime storie di Arcore.

    Quante ragazzine sono violentate, picchiate e vendute dal padre che, in complicità della madre, accadono oggi in nome di una religione barbara ed ottusa?

    • 15 dicembre 2012 a 2:30 | #4

      Caro Sempreio,

      il fenomeno dei serial killer, da statistiche (che sono il fondamento su cui baso i post), è americano.

      I problemi di cui tu parli, naturalmente ci sono.

      Se hai statistiche o considerazioni che vuoi condividere, qui c’è posto. 🙂

      A presto,

      Cristina

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