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Archivio per settembre 2012

La ripresa del crimine in tv: le nuove stagioni

Gary Sinise (Mac Tylor) durante una pausa nella lavorazione di CSI New York.

La fine di settembre e l’inizio di ottobre coincidono, da anni, con la ripresa delle serie tv. In America. E anche in Italia, anche se con un po’ di ritardo. Fatto sta CSI è arrivata alla 13esima stagione, CSI New York alla nona, Criminal Minds all’ottava, Dexter (in onda in America il 30 settembre) alla settima, The Mentalist alla quinta. Solo per citarne qualcuna, ovviamente.

La longevità di un telefilm in genere va di pari passo con il favore da parte degli spettatori. In sostanza se agli spettatori piace ciò che stanno guardando allora va tutto bene e si può proseguire.

Il crimine è stato, fin dai primordi, uno degli argomenti più gettonati dagli sceneggiatori (e, ovviamente, dal pubblico). In sostanza la ricerca della verità e la sete di giustizia (o di vendetta, a scelta, dipende dalla serie tv) sono le molle che spingono a scrivere e a vedere telefilm.

Negli anni le cose sono un po’ cambiate. Siamo passati dal tenente Colombo che con l’impermeabile stazzonato e il sigaro in bocca inquinava qualsiasi scena del crimine (salvo poi trovare comunque il colpevole) ai reparti scientifici più avanzati che risolvono l’indagine a colpi di Dna e impronte digitali. O che risolvono il tutto in modo diverso e definitivo, come Jack Bauer in 24.

Le cose, ovviamente, sono cambiate anche nella realtà. D’altronde i telefilm sono un po’ lo specchio dei tempi. Anche negli anni Sessanta c’erano detective (in America come in Italia) che si aggiravano in cerca di prove con l’immancabile sigaretta in mano. Oggi se non arrivano i Ris o la scientifica uno ci resta male.

Categorie:serie tv crime

Violenza verbale, anonimato e il profilo di chi scrive

26 settembre 2012 7 commenti

Psycho, la mamma di Norman Bates.

Accade, ogni tanto, che quello che scrivo crei problema a qualcuno. Capita che un post venga visto e rivisto e poi riportato su un altro sito. La meta di questa operazione in qualche sporadico caso è il dileggio o la critica sterile. Ma tant’è.

La cosa interessante, dato che qui si parla di crimini, sono i commenti, che ho deciso di pubblicare nonostante gli insulti (a me, sul mio blog). Il post lascia il tempo che trova. I commenti, quelli invece no. Sembrano messi lì apposta per farsi profilare. Quindi perché non cogliere l’occasione?

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Il medio di Matthew Fox che fa rimpiangere Jack

24 settembre 2012 2 commenti

Il medio mostrato al fotografo da Matthew Fox.

La foto mi è capitata tra capo e collo così, per caso. Sicuramente è una vecchia foto (lo dico prima, così chi vuole commentare dicendomi che è vecchia sa che lo so, ecco), ma non importa. Quello che è importa è il contenuto. Matthew Fox è l’attore che ha dato vita al personaggio principale della serie tv Lost, il dottor Jack Shephard.

Jack, come tutti i fan di Lost sanno, è un puro. E’ uno senza macchia e senza paura. E’ uno capaci grandi slanci e di molta umanità. E’ uno che non si fa intimidire, ma che sa commuoversi e commuovere. E’ uno che non si sognerebbe mai di picchiare una donna, di fare del male a un bambino o di essere volgare.

Matthew Fox è l’uomo, è l’attore. Nessun crimine. Oddio, non è vero nemmeno questo. Dato che è stato arrestato per guida in stato di ebbrezza (e per aver aggredito la poliziotta che gli ha contestato il reato). Ma qui, nella foto, il crimine è più contro il buongusto. Contro i fan che per sei stagioni lo hanno seguito. E che alla fine hanno pianto per lui. Per Jack, in realtà.

Matthew Fox non è abbastanza lungimirante (a dispetto del cognome, come ha fatto notare Chiara Poli) da sapere che prima o poi i fan si stuferanno di lui. Che i giornalisti possono aspettare ore, giorni, davanti alle porte chiuse in attesa dello scoop. Ma possono anche decidere di alzare i tacchi e rivolgersi altrove. Così come i fotografi.

Per tacere del ragazzino che, c’è da giurarlo, ha decisamente imparato parecchio stando al fianco di chi, invece che un saluto o un dignitoso silenzio, mostra il medio solo perché pensa di poterselo permettere. Alcune persone, senza un copione, sono davvero poco poco.

Crimine, indagini e pensiero laterale: il ciclista di Annecy

L’auto in cui sono stati ritrovati i corpi dei membri della famiglia di Saad al-Hilli. Oltre a sua figlia di quattro anni viva e illesa.

Le indagini sulla strage di Annecy, quattro adulti uccisi (tre membri di una stessa famiglia) e una bambina ferita oltre a un’altra illesa, ma testimone dell’evento, proseguono. Inizialmente l’attenzione si era concentrata sul fatto che un’intera famiglia fosse stata bersaglio della furia degli assassini (sono stati sparati un bel po’ di colpi).

La scena era più o meno questa: un’auto con all’interno tre corpi, madre e padre e una parente e una bimba di quattro anni viva e nascosta tra i cadaveri (per otto ore) e un’altra bambina, di otto anni, ferita gravemente a pochi passi dalla vettura. E poi un ciclista, distante, su una strada laterale. Ucciso anche lui a colpi di pistola.

Pensare che la famiglia, tra l’altro di origini irachene, fosse il bersaglio è stato quasi normale. Il ciclista, si era pensato, fosse un “danno collaterale”, un “testimone scomodo”, o tutt’al più, uno che si trovava nel posto sbagliato al momento sbagliatoProsegui la lettura…

Categorie:crimini

Omicidi, cliché e banalità: fiction contro realtà

Il corpo senza vita di Massimiliano Spelta ucciso con la compagna in via Muratori a Milano.

Si è infine scoperto, pare, che Massimiliano Spelta, ucciso insieme alla compagna Carolina, in via Muratori a Milano verso le 20 del 10 settembre, aveva intenzione di acquistare un bar-squillo ai Caraibi. In casa sua, il giorno dopo il fatto di sangue, la polizia ha trovato della cocaina.

A Lignano Sabbiadoro, in agosto, i coniugi Burgato sono stati uccisi e, il 17 settembre, la polizia ha arrestato una 21enne cubana, Lisandra Aguila Rico, che ha confessato: “Ero lì con il volto coperto, era una rapina, non volevo che andasse così“. In sostanza Lisandra voleva i soldi e ha finito per prendersi due vite.

E poi, il marocchino di 28 che in via San Dionigi, a Milano, periferia sud della città, ha accoltellato la compagna (incinta e già madre di suo figlio, che ha assistito alla tragedia) Alessia, 25 anni, uccidendola per poi buttarsi dal settimo piano. L’uomo è atterrato sul balcone del quarto piano e si è salvato.

Omicidi scontati

Soldi, ancora soldi e sesso (più o meno). Si potrebbero definire omicidi-cliché. Ovvi, banali, eppure tragici. C’è chi si fa ammazzare perché non ha rispettato certe regole che, per loro natura (e dato l’ambiente), non sono scritte. Ma sono regole e vanno rispettate. Anche, e soprattutto, se si delinque. Prosegui la lettura…

Categorie:crimini

Crisi e crimini. Il francobollo del Vasari

12 settembre 2012 4 commenti

Il francobollo del Vasari.

Sono andata a comprare un francobollo, da un euro e quaranta, per spedire una busta nel Regno Unito. Il tabaccaio davanti casa mi ha consegnato un foglietto di circa 15 centimetri per 13. Praticamente un fazzolettino. L’ho guardato, anche un po’ male in effetti, pensando che non avesse capito esattamente cosa gli avevo chiesto.

Lui ha captato il mio non detto e mi ha spiegato che, cosa ci vuoi fare, il francobollo da un euro e quaranta è fatto così. In sostanza al centro di questo fazzolettino si stacca il francobollo che risulta grande un cinque centimetri per quattro. Una volta che uno si è organizzato per strapparlo lungo i bordi tentando di non romperlo, deve appiccicarlo sulla busta.

Fortunatamente avevo scritto l’indirizzo un po’ in basso. In ogni caso un pezzo di francobollo è finito sulle lettere, ma confido nel servizio postale di Sua Maestà.

Ora. Questo è un blog sul crimine e secondo me questo è un crimine. In tempi di crisi quando la gente resta senza lavoro e fa fatica ad arrivare alla fine del mese è opportuno spendere il denaro pubblico per celebrare il cinquecentesimo anniversario della nascita di Giorgio Vasari con un francobollo di queste dimensioni?

Perché, tra l’altro, volendo cimentarsi oralmente, il francobollo appiccica tutto. E, una volta staccato il francobollo al centro, uno che se ne fa dei bordi? Li lecca e se li appiccica nell’agenda? Sul frigo? Decoupa qualche oggettino? Diverso sarebbe stato se il francobollo fosse stato esclusivamente destinato alla filatelia.

Ma così è uno spreco. Che faccio? Lo metto nella differenziata della carta? O forse avrei dovuto metterlo nella busta in modo da rendere felice il destinatario che avrebbe avuto tutto il francobollo (“San Luca dipinge la Vergine”)? O magari me lo tengo da qualche parte. Metti caso che tra qualche anno diventa raro posso farci qualcosa. Chissà.

11 settembre nella realtà, al cinema e in tv.

11 settembre 2012 1 commento

Mac Taylor (Gary Sinise) appoggiato alle reti di Ground Zero nel primo episodio della prima stagione di CSI New York.

L’11 settembre 2001 visto a 11 anni di distanza sembra lontano. Oggi c’è il sole, il telefono è appena suonato con la richiesta di un articolo e i vicini di casa ridono e scherzano come le parrucchiere con le clienti nel retro del negozio che dà sul cortile. Normale. Ed è giusto così.

In tv l’11 settembre è andato praticamente in diretta. Gli attentati alle Torri Gemelle sono arrivati nelle case di tutti, di tutti quelli che avevano il televisore acceso quel giorno. E da lì sono rimasti negli occhi e nella mente di tutti. Tempo fa ero a Boston, seduta su una panchina, in una piazza centrale.

E’ una piazza non troppo grande in mezzo a quattro grattacieli. Dalla panchina guardavo il cielo, un fazzoletto di cielo. Quando è passato un aereo nel quadratino azzurro ho avuto una sensazione sgradevole. Qualcosa di freddo, metallico e fastidioso. Ma è stato un attimo.

Dalla tv e dal grande schermo, l’11 settembre è transitato dopo quella prima reale e tragica volta un’infinità di altre volte. I film non si contano, sono tanti e non tutti degni di nota. Non sono capolavori. Ma non ne hanno bisogno, probabilmente, dato che il dramma, quello vero, ha avuto e ha bisogno di essere raccontato ancora e ancora per essere metabolizzato. Prosegui la lettura…

Categorie:crimini, serie tv crime

Suicidi e seghe circolari: i casi nel mondo

10 settembre 2012 4 commenti

Un fermo immagine di Non aprite quella porta film horror del 1974 per la regia di Tobe Hooper.

La notizia è del 9 settembre. A Villagrazia di Carini, piccolo centro in provincia di Palermo, una donna di 35 anni è morta nella sua abitazione. In fianco al corpo c’era una sega circolare. Aveva una profonda ferita alla gola, talmente profonda da aver provocato una semi decapitazione.

Il cadavere della donna è stato trovato dal marito, un muratore. Secondo i carabinieri la donna si è suicidata. L’ipotesi del suicidio è stata formulata in base al fatto che la signora soffriva di una grave forma di depressione per la quale era in cura da uno psichiatra.

L’attrezzo da lavoro era sul pavimento, vicino al corpo. In casa, al momento del fatto, era presente anche la figlia della coppia che dormiva e, secondo la ricostruzione, non si è accorta di nulla.

Sicuramente utilizzare una sega circolare per suicidarsi non è cosa da tutti i giorni. L’International journal of legal medicine riporta un paio di casi. Un uomo inglese è riuscito a infliggersi ferite così profonde alla testa da morire dissanguato. E un altro, invece, dopo vari tentativi (che hanno lasciato parecchi segni) ha desistito. Prosegui la lettura…

Annecy: dalla lite in famiglia al terrorismo internazionale

Polizia e gendarmeria sul luogo della strage nei pressi di Annecy.

In sostanza di piste ce ne sono parecchie. Un po’ per tutti i gusti. La strage di Annecy avvenuta per mano (per ora) sconosciuta nella località turistica di Chevaline che ha provocato quattro morti, tre membri di una stessa famiglia, quella di Saad al-Hilli, e un ciclista di passaggio, oltre a un ferito grave, la figlia maggiore di Saad, sembra avere contorni poco definiti.

Un po’ perché gli agenti di polizia e gendarmeria francesi non si sono accorti che nell’auto in cui giacevano i corpi di due donne c’era anche una bimba di quattro anni, la figlia minore, viva e vegeta che, per salvarsi, ha pensato saggiamente di nascondersi sotto i corpi di mamma e nonna. Per otto ore.

La gendarmeria si è giustificata dicendo che l’auto non è stata nemmeno aperta (e qui si pongono delle domande su chi ha constato i decessi) in attesa dell’arrivo della polizia scientifica. Inoltre, da subito, si è parlato di strage pianificata. Dove, in effetti, la pianificazione non sembra essere l’asse portante di questa azione criminosa.

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Categorie:crimini

Le differenti latitudini del crimine: la lanterna rubata

Un relitto di nave alle Orcadi.

No, non è un racconto. E’ un post in piena regola. Anche se il titolo è uscito come fosse una storia di lupi di mare e vascelli fantasma. In realtà il vascello c’è. Si tratta di uno dei tanti relitti che stanno più o meno sommersi nel Mare del Nord. La notizia arriva dalle Orcadi, dal quotidiano di Kirkwall, The Orcadian.

La polizia è mobilitata perché qualcuno, l’autore del reato, ha rubato una vecchia lanterna da uno dei relitti. La polizia sostiene che il furto è avvenuto tra venerdì 13 luglio e venerdì 17 agosto. Non sanno bene nemmeno loro, ma stanno cercando testimoni per arrivare alla soluzione del caso.

Il 14 e il 15 agosto ero da quelle parti e, mentre con mio marito si andava in giro per lande desolate e prati immensi, ci si chiedeva che tipo di criminalità potesse esserci in un posto come quello, ammesso e non concesso che ce ne fosse, di criminalità. Cioè, a parte il clima che già di per sé non aiuta. Ma la quantità di acqua. E il fatto che i traghetti verso la Gran Bretagna non passano al porto ogni quarto d’ora.  Prosegui la lettura…

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