Crisi e crimini. Il francobollo del Vasari

Il francobollo del Vasari.

Sono andata a comprare un francobollo, da un euro e quaranta, per spedire una busta nel Regno Unito. Il tabaccaio davanti casa mi ha consegnato un foglietto di circa 15 centimetri per 13. Praticamente un fazzolettino. L’ho guardato, anche un po’ male in effetti, pensando che non avesse capito esattamente cosa gli avevo chiesto.

Lui ha captato il mio non detto e mi ha spiegato che, cosa ci vuoi fare, il francobollo da un euro e quaranta è fatto così. In sostanza al centro di questo fazzolettino si stacca il francobollo che risulta grande un cinque centimetri per quattro. Una volta che uno si è organizzato per strapparlo lungo i bordi tentando di non romperlo, deve appiccicarlo sulla busta.

Fortunatamente avevo scritto l’indirizzo un po’ in basso. In ogni caso un pezzo di francobollo è finito sulle lettere, ma confido nel servizio postale di Sua Maestà.

Ora. Questo è un blog sul crimine e secondo me questo è un crimine. In tempi di crisi quando la gente resta senza lavoro e fa fatica ad arrivare alla fine del mese è opportuno spendere il denaro pubblico per celebrare il cinquecentesimo anniversario della nascita di Giorgio Vasari con un francobollo di queste dimensioni?

Perché, tra l’altro, volendo cimentarsi oralmente, il francobollo appiccica tutto. E, una volta staccato il francobollo al centro, uno che se ne fa dei bordi? Li lecca e se li appiccica nell’agenda? Sul frigo? Decoupa qualche oggettino? Diverso sarebbe stato se il francobollo fosse stato esclusivamente destinato alla filatelia.

Ma così è uno spreco. Che faccio? Lo metto nella differenziata della carta? O forse avrei dovuto metterlo nella busta in modo da rendere felice il destinatario che avrebbe avuto tutto il francobollo (“San Luca dipinge la Vergine”)? O magari me lo tengo da qualche parte. Metti caso che tra qualche anno diventa raro posso farci qualcosa. Chissà.

4 pensieri su “Crisi e crimini. Il francobollo del Vasari”

  1. A parte che sarà il “cinquecentenario”, non il quinto anniversario. Ma in ogni modo cadeva nel 2011, precisamente a luglio. E per quanto riguarda il punto: è “colpa” delle e-mail.

  2. Caro Osservatore Romano,
    ho cambiato il quinto con il cinquecentenario, grazie per averlo detto. In effetti che il Vasari avesse cinque anni era un po’ improbabile. Ho notato che il francobollo è del 2011, ma cosa cambia? E, non colgo la cosa della “colpa” delle email.
    Ma grazie per essere passato di qui a commentare. 🙂
    Cris

  3. Il delitto è del 2011, bisogna chiamare qualcuno dell’unità “casi freddi”.

    Con la posta elettronica le lettere non le manda più nessuno sicchè in ambito filatelico non si guarda tanto al pratico quanto all’appariscenza, per tenere occupati gli addetti.

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