La ripresa del crimine in tv: le nuove stagioni

Gary Sinise (Mac Tylor) durante una pausa nella lavorazione di CSI New York.

La fine di settembre e l’inizio di ottobre coincidono, da anni, con la ripresa delle serie tv. In America. E anche in Italia, anche se con un po’ di ritardo. Fatto sta CSI è arrivata alla 13esima stagione, CSI New York alla nona, Criminal Minds all’ottava, Dexter (in onda in America il 30 settembre) alla settima, The Mentalist alla quinta. Solo per citarne qualcuna, ovviamente.

La longevità di un telefilm in genere va di pari passo con il favore da parte degli spettatori. In sostanza se agli spettatori piace ciò che stanno guardando allora va tutto bene e si può proseguire.

Il crimine è stato, fin dai primordi, uno degli argomenti più gettonati dagli sceneggiatori (e, ovviamente, dal pubblico). In sostanza la ricerca della verità e la sete di giustizia (o di vendetta, a scelta, dipende dalla serie tv) sono le molle che spingono a scrivere e a vedere telefilm.

Negli anni le cose sono un po’ cambiate. Siamo passati dal tenente Colombo che con l’impermeabile stazzonato e il sigaro in bocca inquinava qualsiasi scena del crimine (salvo poi trovare comunque il colpevole) ai reparti scientifici più avanzati che risolvono l’indagine a colpi di Dna e impronte digitali. O che risolvono il tutto in modo diverso e definitivo, come Jack Bauer in 24.

Le cose, ovviamente, sono cambiate anche nella realtà. D’altronde i telefilm sono un po’ lo specchio dei tempi. Anche negli anni Sessanta c’erano detective (in America come in Italia) che si aggiravano in cerca di prove con l’immancabile sigaretta in mano. Oggi se non arrivano i Ris o la scientifica uno ci resta male.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.