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Archivio per ottobre 2012

Charles Manson, i delitti e la Famiglia

Charles Manson in una delle foto più note.

Charles Manson è ricordato soprattutto per essere stato il mandante di delitti particolarmente cruenti. E con una vittima illustre, Sharon Tate, giovane moglie (incinta all’ottavo mese) del regista Roman Polanski. Ma andiamo con un ordine anche se fare ordine nei delitti di quella che è passata alla storia come “la famiglia Manson” non è cosa facile.

Ordine, infatti, è un termine che nella vita di Charlie non pare essere mai esistito. Sua madre era una prostituta 16enne quando il bimbo venne al mondo (il 12 novembre 1934 a Cincinnati, Ohio). Lei si chiamava Kathleen Maddox e indicò come padre un tale colonnello Scott che però morì prima di riconoscere il figlio. Al bimbo (nato come “nessun nome Maddox”) venne poi dato il nome di Charles Milles Manson.

Manson era il cognome di uno dei clienti di Kathleen, ma tra lui e il bimbo non vi era alcuna parentela. Dall’età di cinque anni in poi il piccolo viene affidato a zii particolarmente strani (fu mandato a scuola vestito da bambina, tra l’altro), a vicini di casa più o meno affidabili e a sconosciuti che, di volta in volta, potevano tornare utili a Kathleen che, evidentemente, non era in grado di prendersi cura del figlio. Prosegui la lettura…

Vittima di stalking uccide il marito insieme all’amante. Assolta.

Il ritrovamento del cadavere di Domenico Bruno a Faber Beach, Ostia.

Il pubblico ministero aveva chiesto per Luciana Cristallo l’ergastolo. Nel 2004 ha ucciso con 12 coltellate il marito, il 45enne Domenico Bruno. Dopo di che ha avvolto, con l’aiuto del suo amante, il corpo nella plastica e lo ha gettato nel Tevere. Il fiume ha restituito la salma dell’uomo un mese dopo.

A quel punto la macchina della giustizia si è messa in moto. E Luciana Cristallo è stata indicata, insieme all’amante, come colpevole. Colpevole di omicidio premeditato e occultamento di cadavere. La sentenza di assoluzione con formula piena ha colto, pare, tutti di sorpresa compresa la madre della vittima (e tutrice di due dei quattro figli della coppia).

Il giudice ha motivato la sentenza con un occhio alla legittima difesa. In sostanza Luciana è stata vittima, per anni, degli abusi di Domenico e quindi, il suo gesto, seppur premeditato, si può considerare come una reazione lecita e commisurata a quanto subito. Prosegui la lettura…

Abusi sui minori, chi è il pedofilo e come pensa

19 ottobre 2012 4 commenti

“La mamma mandò Cappuccetto Rosso dalla nonna. Da sola”. Agnese, cinque anni: “Certo che i bambini non si mandano da soli nei boschi, eh”.

E’ appena stato reso pubblico negli Stati Uniti un dossier che riguarda un ventennio (1965-85) di abusi sui minori che appartengono ai Boy Scout. E si tratta di un dossier piuttosto corposo dato che si aggira attorno alle 14 mila pagine.

Questo non significa che tutti i boy scout del mondo siano in pericolo e nemmeno significa che tutti quelli che fanno gli educatori nel settore siano dei pedofili.

Il pedofilo, però, per sua natura che, è bene dirlo, è una natura malata, è un essere economico come tutti gli altri. Questo vuol dire che ha bisogno di nutrire la sua inclinazione ovvero avere rapporti sessuali con bambini (sesso ed età dipendono dalle preferenze del pedofilo).

Il DSM IV (il manuale che elenca e spiega le malattie psichiatriche) inserisce la pedofilia tra i disturbi del desiderio sessuale. Il DSM IV “definisce pedofili solo quelle persone, aventi più di 16 anni, per le quali i bambini o le bambine costituiscono l’oggetto sessuale preferenziale, o unico. Occorre inoltre che il sintomo persista in modo continuativo per almeno 6 mesi”.

In genere i child molester, i molestatori di bambini, preferiscono i maschi alle femmine. Il pedofilo è una persona che, di solito, si inserisce piuttosto bene nella società. Non solo. Come si diceva è un essere economico e, per questo motivo, cerca lavori che lo mettano a contatto con i minori.

Può fare l’educatore, l’insegnante, il prete, l’allenatore. Di solito si tratta anche di una figura di riferimento (come quelle esemplificative appena citate). Risulta, agli occhi degli adulti, “una brava persona” e, soprattutto, dato il suo ruolo, non risulta affatto sospetto che passi più tempo con i ragazzi che con gli adulti. Prosegui la lettura…

Navi a perdere – Carlo Lucarelli

di Stefania Costi

Se apprezzo Lucarelli per lo stile, “Navi a perdere” mi ha invece affascinato per l’immagine di copertina: il riflesso sull’acqua del relitto di una grande nave da carico. Vero è che non ho mai mostrato grande predilezione per le questioni di ecologia e salvaguardia dell’ambiente (..mea culpa) tuttavia sono rimasta avvinta sin da subito dalla presentazione della storia, che come sempre avviene per questo autore, è una trama costruita collegando i dettagli.

Un po’ come realizzare un castello con carte da briscola prima gettate alla rinfusa su un tavolo. Un volumetto ‘pocket’ nelle dimensioni e nel numero di pagine (poco più di un centinaio), scorrevole quanto interessante, che affronta il tema di come le propaggini della criminalità organizzata sappiano propagarsi anche nel fragile tessuto ecologico di un pianeta messo ormai alle strette.

Il tutto insaporito da una certezza che passa attraverso la narrazione molto precisa di date e oggettivi accadimenti: queste navi parlano, ci dice l’autore. Ma che cosa dicano e quale sia il loro messaggio occulto, lanciato dalle profondità marine sino alle orecchie di chi ha deciso di ascoltare, lascio a voi il piacere di scoprirlo. Così come ho fatto io! Buone pagine!

Verdenero Editore – 136 pagine -10 euro

Da Lie to Me a Paul Ekman e ritorno

Rabbia. Tim Roth in Lie To Me.

Lie to me è una serie televisiva chiusa dopo tre stagioni. Il protagonista è il dottor Cal Lightman (un meraviglioso Tim Roth). Il dottor Lightman è il massimo esperto di espressioni facciali. In sostanza è in grado di leggere le microespressioni che compaiono sul volto di tutti, nessuno escluso a ogni latitudine.

La storia del dottor Lightman è talmente bella che sembra finta. Invece è vera. Nella realtà il massimo esperto di microespressioni facciali si chiama Paul Ekman. Ed è, ovviamente, anche un consulente dell’FBI (oltre che un docente universitario, un autore di libri, un consulente di multinazionali e altro ancora).

La serie, come si diceva, è stata chiusa. Ed è stato un colpo al cuore per molti. Ma tant’è. La teoria di Ekman è che le microespressioni, quelle che durano pochi attimi (decimi di secondo) e che sono difficili, per un occhio non esperto, da cogliere, sono comuni a tutta la popolazione del pianeta a prescindere dalla lingua, dalla cultura e dal background.

Ekman è arrivato a questa conclusione dopo aver vissuto nelle tribù della Papua Nuova Guinea. Ci andò, ormai trent’anni fa, perché era l’unico posto al mondo in cui la gente non era stata a contatto con gli occidentali e, ovviamente, con la televisione e il cinema. Ekman andava in giro chiedendo (tramite un interprete) agli abitanti di descrivere le espressioni che mostrava loro in foto. Prosegui la lettura…

Microespressioni, processi e dintorni

Torna The Walking Dead. Come ti ammazzo il morto vivente

Rick Grimes spara a una piccola zombie.

I fan la stanno aspettando e lei arriverà, puntuale su Fox, lunedì 15 ottobre. Si tratta della terza stagione della serie tv di AMC The Walking Dead. Per i non fan un breve riepilogo. A un certo punto accade che i morti smettono di fare i morti e tentano di mangiarsi i vivi che, ovviamente, cercano di restare vivi.

Lo spettatore segue le vicende di un gruppo di sopravvissuti guidati da un vice sceriffo di una piccola cittadina della Georgia, Rick Grimes (Andrew Lincoln che alcuni potrebbero ricordare in una delle dichiarazioni d’amore più memorabili del cinema in Love Actually). Rick, dopo una serie di vicissitudini (prima e seconda stagione) mette finalmente al sicuro suo figlio Carl e sua moglie Lori. Ma non per molto.

Gli zombie sono alle porte e sono affamati. La serie tv è interessante sotto molti punti di vista. L’aspetto criminologico è decisamente interessante. Uccidere chi è già morto, infatti, non sembra affatto un reato. Se è già morto un colpo di .45 in mezzo a quel che resta degli occhi non dovrebbe rientrare nel penale. In realtà i protagonisti si ritrovano più di qualche volta a esitare.

Soprattutto se il morto vivente precedentemente è stato un loro caro. Se poi era una bambina le cose si complicano come è facile immaginare. Ma The Walking Dead non racconta esclusivamente di zombie. I rapporti e le dinamiche del gruppo di sopravvissuti sono sottili, fragili, drammatiche. E uccidere qualcuno perché minaccia la stabilità del gruppo a volte sembra l’unica soluzione per restare vivi.

Anche perché, in un mondo popolato di zombie, il codice penale sembra non essere più in cima alla lista delle priorità. La priorità, adesso, è stare alla larga dai morti che camminano e salvarsi la vita e, possibilmente, salvare quella dei propri cari. E per la famiglia, si sa, si è disposti a fare qualsiasi cosa.

I buoni lo sognano i cattivi lo fanno – Robert I. Simon

Tutti, più o meno, abbiamo sognato almeno una volta di compiere un’azione cattiva. Cattiva davvero. Tipo ammazzare qualcuno. O limitarci a fargli male. Parecchio male.

Poi però, in genere, queste azioni non vengono messe in atto. Non succede niente. Una minima parte di popolazione, invece, non si limita a sognare, ma mette in atto l’intento criminale.

Robert I. Simon, psichiatra e direttore del programma di psichiatria e giurisprudenza della Georgetown University (Washington D.C.), ha scritto un libro proprio su questo. Sul perché alcuni diventano criminali. Cosa li spinge ad agire. Chi sono. Cosa pensano. Come si comportano.

L’analisi di casi reali rende la lettura interessante e avvincente. Buona parte del libro è dedicata al funzionamento della mente criminale e alla serialità.

Pubblicazione datata (1997) ma ancora decisamente attuale.

Raffaello Cortina Editore – 440 pagine – 24 euro

Olgiata: è stato il maggiordomo. Confermata la pena a Winston

9 ottobre 2012 2 commenti

La villa all’Olgiata in cui è stata uccisa Alberica Filo della Torre.

Il 9 ottobre la pena a 16 anni di reclusione per l’omicidio della contessa Alberica Filo della Torre è stata confermata per l’ex maggiordomo della nobildonna: Manuel Winston Reyes. Il delitto è avvenuto il 10 luglio 1991 ed è stato risolto grazie a una serie di prove e test al tempo del crimine e a più di 20 anni di distanza.

Reyes, oggi 41enne, da parte sua ha ammesso l’omicidio e ha chiesto scusa alla famiglia. Il marito della contessa, Pietro Mattei, ha fatto sapere che ora può dirsi soddisfatto (dato che per parecchio tempo i sospetti erano caduti su di lui che, all’epoca dei fatti, aveva un’amante e litigava spesso con la moglie che, tra l’altro, sembrava stesse pensando alla separazione).

Il delitto dell’Olgiata ha tenuto banco per parecchi anni. Gli ingredienti per farne un caso c’erano tutti: soldi, potere, sesso, mistero, invidie e il coinvolgimento degli immancabili servizi segreti. Ma andiamo con ordine. Prosegui la lettura…

Amando Dexter, acquistando online

Il completino di Dexter in modalità serial killer.

Cari fan di Dexter e amici di fan di Dexter,

la settima stagione della serie tv è appena cominciata (il 14 ottobre è in onda in America il terzo episodio) e i gadgets dedicati al personaggio e al telefilm si sono moltiplicati.

Qualche stagione fa c’erano portachiavi, tazze e t-shirts. Poi è stata la volta dell’action figure. Ora Showtime ha fatto sapere che il merchandinsing è raddoppiato. Se non siete fan ma ne conoscete qualcuno, potete già iniziare a pensare ai regali natalizi, volendo.

Tra le altre cose sono disponibili la scatola che contiene i vetrini, il grembiule in plastica per evitare di macchiarsi con gli schizzi di sangue e la maglietta d’ordinanza che Dexter indossa quando ammazza qualcuno.

Il sito su cui trovare tutto questo è quello dello store di Showtime. Ma no, il set di coltelli non c’è.