Abusi sui minori, chi è il pedofilo e come pensa

“La mamma mandò Cappuccetto Rosso dalla nonna. Da sola”. Agnese, cinque anni: “Certo che i bambini non si mandano da soli nei boschi, eh”.

E’ appena stato reso pubblico negli Stati Uniti un dossier che riguarda un ventennio (1965-85) di abusi sui minori che appartengono ai Boy Scout. E si tratta di un dossier piuttosto corposo dato che si aggira attorno alle 14 mila pagine.

Questo non significa che tutti i boy scout del mondo siano in pericolo e nemmeno significa che tutti quelli che fanno gli educatori nel settore siano dei pedofili.

Il pedofilo, però, per sua natura che, è bene dirlo, è una natura malata, è un essere economico come tutti gli altri. Questo vuol dire che ha bisogno di nutrire la sua inclinazione ovvero avere rapporti sessuali con bambini (sesso ed età dipendono dalle preferenze del pedofilo).

Il DSM IV (il manuale che elenca e spiega le malattie psichiatriche) inserisce la pedofilia tra i disturbi del desiderio sessuale. Il DSM IV “definisce pedofili solo quelle persone, aventi più di 16 anni, per le quali i bambini o le bambine costituiscono l’oggetto sessuale preferenziale, o unico. Occorre inoltre che il sintomo persista in modo continuativo per almeno 6 mesi”.

In genere i child molester, i molestatori di bambini, preferiscono i maschi alle femmine. Il pedofilo è una persona che, di solito, si inserisce piuttosto bene nella società. Non solo. Come si diceva è un essere economico e, per questo motivo, cerca lavori che lo mettano a contatto con i minori.

Può fare l’educatore, l’insegnante, il prete, l’allenatore. Di solito si tratta anche di una figura di riferimento (come quelle esemplificative appena citate). Risulta, agli occhi degli adulti, “una brava persona” e, soprattutto, dato il suo ruolo, non risulta affatto sospetto che passi più tempo con i ragazzi che con gli adulti.

Il pedofilo instaura con il bambino che ha scelto (perché i pedofili, di solito, scelgono) un rapporto esclusivo e segreto. Spesso il minore viene minacciato, ma si tratta di minacce sottili: “Non vuoi che dica ai tuoi genitori ciò che fai, vero?”, o ancora “I tuoi genitori si arrabbierebbero molto se sapessero“, e ancora: “Se i tuoi lo sapessero non ti amerebbero più”.

Per cui, di solito, i bambini tacciono. Hanno di fronte un adulto, una figura autoritaria (magari con un ruolo definito nella loro vita, come l’insegnante) che sta dicendo loro di comportarsi in un certo modo. Il bambino di base ama compiacere gli adulti. E, spesso, non ha la forza e l’esperienza per fare diversamente.

In famiglia e con gli amici

In moltissimi casi i pedofili stanno all’interno della famiglia e, quasi sempre, sono legati da rapporti di parentela (o di forte amicizia) con i genitori del bambino: zii, cugini, nonni. Oppure vicini di casa e amici di vecchia data che, normalmente, frequentano casa.

Anche in questo caso il rapporto tra il pedofilo e il bambino non risulta sospetto, dato che, agli occhi degli altri, si tratta di una normale frequentazione della rete familiare o amicale. Anche in questo caso il pedofilo usa l’esclusività del rapporto come un qualcosa di segreto, di speciale.

Non accettare caramelle dagli sconosciuti

In molti casi, oltre alle minacce (velate o manifeste, sottili o grossolane), il pedofilo fa dei doni al bambino, possono essere soldi, caramelle o giocattoli. I doni servono a guadagnarsi la fiducia e la sottomissione del bambino (che di solito li accetta: non ha esperienza e capacità per rifiutare).

I pedofili raccontano (quando vengono presi) che il bambino “era d’accordo”, “mi guardava come se mi volesse”, “era solo un compagno di giochi”, “è stato lui a sfiorarmi la prima volta”. Queste e molte altre frasi sono, per la gente normale (perché il pedofilo normale non è) delle assurdità.

Il pedofilo: un malato di mente

Ma il pedofilo vede davvero tutte queste cose. Davvero pensa (dato che è malato di mente) che il bambino sia suo complice in quello che per il pedofilo è un gioco. Un rapporto esclusivo innocente. Spesso l’unico modo di vivere la sessualità. Il pedofilo sembra normale, ma non lo è. Il suo scegliere un bambino per fare sesso non è questione di gusto (tipo, mi piacciono i biondi, o le donne alte), ma una necessità.

Ma non è detto che il pedofilo abbia una vita sessuale atipica agli occhi degli adulti che lo conoscono. Spesso ha moglie o fidanzata o partner. Altre volte ha persino dei figli. E tanto spesso non ne ha bisogno senza destare alcuna preoccupazione (è i caso dei preti, per esempio).

Pedofili di società e pedofili ai margini

Il pedofilo, di solito, non è pedofilo con tutti i bambini che gli capita di incontrare. Ma solo con quelli che gli piacciono. Sembra che spesso i bambini che piacciono ai pedofili siano anche quelli che, in famiglia, ricevono meno attenzioni (e difatti più facilmente compiacciono qualcun altro al posto dei genitori).

Anche se ci sono pedofili che agiscono, invece, sull’onda del momento. Quelli che, spesso e volentieri, non hanno una posizione sociale che li avvicini ai bambini e quindi li cercano nei parchi, davanti alle scuole, alle piscine, alle palestre. In molti casi si limitano a guardarli. In altri no.

Nei parchi i pedofili hanno l’agio di avvicinarsi ai bambini che possono essere fisicamente lontani da altri adulti. Molto spesso la scusa riguarda un animale da compagnia. Chi si presenta con un cucciolo di cane in braccio in un parco attirerà, senza fare niente, donne e bambini.

Le fiabe dai finali tragici

Una volta per tentare di tenere i bambini alla larga dai pedofili si raccontavano fiabe con tragici epiloghi (Cappuccetto Rosso nella versione originale muore: incappa nel lupo, il pedofilo, ma nessun cacciatore viene in suo aiuto) con buona pace dei genitori e traumi infantili per i figli.

Raccontare le fiabe (anche quelle edulcorate da Disney) è un bene. Alcune scuole elementari prevedono incontri ad hoc con psicologi e psicoterapeuti infantili per spiegare ai bambini la pedofilia senza traumi e senza sconvolgimenti.

Importante sarebbe insegnare ai bambini che il loro corpo è solo loro e nessuno, tranne loro, può decidere cosa farne. La capacità di dire di no dei bambini deriva dalla loro capacità di percepirsi come individui (e non esclusivamente come proprietà dei genitori).

I dubbi e il politicamente corretto

I genitori, davanti a richieste di adulti che non “suonino bene”, dovrebbero evitare il politicamente corretto e reagire: “Aveva detto che era necessario, per il bene dei bambini, che entrassero in spogliatoio da soli, senza di noi, per crescere. Era l’allenatore, non potevamo dirgli di no, lo conoscevamo”.

Inoltre, quando ormai è troppo tardi (quando cioè il pedofilo ha già agito), il bambino spesso cambia comportamento. I voti, spesso, calano a picco. E così l’attenzione. Magari sopraggiungono crisi di ansia, soprattutto quando deve andare incontro al pedofilo (alla lezione di violino, a quella di karate).

Essere maleducati quando serve

Insegnare a dire di no, a essere scortesi quando serve, può essere d’aiuto. Non si può essere gentili con tutti. Si è gentili con chi se lo merita. Se una persona, anche adulta, non se lo merita, sarebbe opportuno insegnare al bambino a dire di no e poi a raccontare ai genitori cos’è successo.

Capita a volte che i genitori non credano ai figli. Non gli credono perché l’accusa di molestia è incredibile. Nel senso che è incontenibile. Non ci vogliono credere. La molestia è una verità che fa male. Che distrugge. Che annienta. E molto spesso è una verità più grande dei genitori.

5 pensieri su “Abusi sui minori, chi è il pedofilo e come pensa”

  1. Ciao, ottimo articolo. Io sto scrivendo una tesi magistrale proprio sulla pedofilia, pedopornografia e grooming, analizzando gli strumenti di tutela dei minori. Se hai bisogno di un confronto o di uno scambio di idee non esitare a contattarmi.

  2. scusa, dove hai trovato che i child molester preferiscono i maschi? Io avevo letto una ricerca che diceva il contrario. Ora la cerco.

  3. Ciao eaudepurcel,
    dunque. In effetti anche io avevo informazioni su più femmine che maschi.
    Ma ulteriori studi e ricerche mi dicono il contrario. In ogni caso.
    Ho usato, forse impropriamente, il termine inglese “child molester” secondo il documento dell’FBI che riporta quanto segue: “For law enforcement the term child molester is more likely to conform to various legal definitions of sexual molestation set forth in the penal code”. In sostanza non ho indicato un tipo specifico di molestatore, ma l’ho utilizzato nell’accezione più ampia del termine.
    Per quanto riguarda il genere. Le femmine, di solito, subiscono più violenze in famiglia rispetto ai maschi che, di solito (mi base sulle statistiche sia italiane che americane), sono più esposti al di fuori della famiglia.
    In ogni caso, come dici tu, nella maggior parte dei casi sono le femmine a subire (o a denunciare) le violenze. Il report di Telefono Azzurro del 2011 (su 354 casi che vanno dalla violenza verbale, ovvero dal dire sconcezze, alla violenza sessuale) indica 31,6% maschi e il restante 68,4% come femmine.
    Per il DSM trovo questo: “Il criterio psichiatrico DSM prevede diverse specificazioni, la pedofilia può essere: di Tipo Esclusivo (attratto solo da bambini/e) oppure di Tipo Non Esclusivo (persona attratta anche da persone adulte); di Tipo Differenziato (attrazione solo per uno dei due sessi) oppure di Tipo Indifferenziato. L’attrazione per bambini maschi risulta mediamente più resistente fra i child molester: il tasso di recidiva dei soggetti attratti da bambini è circa doppio di quelli attratti da bambine”.
    In genere il child molester preferisce i maschi e ha uno status gli permette di avvicinarli (allenatore, insegnante, prete e via dicendo), mentre le femmine sono più facilmente avvicinate in famiglia.
    Non so se ti ho risposto. Se hai informazioni diverse, fammele avere che cambio il post. 🙂

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