Casa in vendita, vecchi signori e proposte indecenti

Anziani e proposte indecenti.

Ho messo in vendita un appartamento a Milano da circa otto mesi. Il prezzo è troppo alto, la casa è troppo piccola, il piano è troppo basso, insomma una serie di rimostranze comprensibili e squisitamente soggettive. Ma c’è anche chi, in questo tempo, ha fatto proposte davvero particolari. Al di là della legge. Indecenti.

Uno in particolare ne ha fatta più d’una. E’ un signore, sulla settantina, che è passato a vedere la casa la prima volta mesi fa. Ha soppesato con lo sguardo ogni cosa, ha fatto notare che non gli piaceva il colore delle pareti e del parquet. Poi ha detto che sarebbe passato con la figlia, di aspettarlo.

Questo accadeva un paio di mesi fa. A un certo punto è davvero tornato con la figlia. Una donna sulla quarantina che ha fatto subito notare che  no, per i loro scopi, quell’appartamento non andava bene. Dato che difficilmente mi faccio i fatti miei ho fatto in modo che mi dicesse, senza chiederglielo, quali fossero questi misteriosi scopi.

La prima proposta indecente

“Noi compriamo case per affittarle oppure le affittiamo per affittarle nuovamente. Ma affittiamo solo a una clientela molto particolare”. Ovvio e banale (un “serve a impagliare adolescenti” sarebbe stato più d’impatto). Il discorso è proseguito ed è arrivata la prima offerta. “Questa casa non ci interessa, per cui possiamo comprarla alla metà del prezzo che chiede”.

Ho fatto fatica a trattenere una risata, ma ci sono riuscita. Ho ringraziato dell’offerta e ho fatto per accompagnare il duo all’uscita. Ma no, il vecchio non era convinto. “Sa, lei ha un problema. Lei ha davvero un problema. Lei non ascolta”. Così nonostante la voglia di dargli una testata ho ascoltato.

La seconda proposta indecente

“Le propongo questo e le dico già che è una buona offerta: lei mi dà l’appartamento per un anno e io le do in nero 18 mila euro subito, nel frattempo io glielo gestisco, lo affitto, ne faccio un po’ quello che voglio, insomma. Ma ci pensi. Le do adesso i 18 mila euro, senza che nessuno sappia niente. Lei è contenta, io sono contento, siamo tutti contenti”.

Ho declinato l’invito spiegando che ero interessata a vendere e non a truffare. Ma lui ci è rimasto stranamente un po’ male. “Non è una truffa. E’ difendersi da questo Stato”. Sì, sì, sarà. “No, mi ascolti”. Alla fine il vecchio e la sua acida figlia sono usciti di casa. Un po’ sconsolati.

La telefonata della domenica mattina

A distanza di qualche mese stamattina, una domenica mattina di sole, ricevo un messaggio: “Sono interessato a comprare”. Così chiamo il numero di cellulare solo per scoprire che dall’altra parte c’era ancora la voce roca di fumo e anni del papà in cerca dell’affare per la figlia maneggiona.

“Ha visto? Glielo avevo detto che non sarebbe riuscita a vendere. Senta qua cosa facciamo”. Quando mi dicono “senta qua cosa facciamo” (cosa che accade più spesso di quanto vorrei e sarebbe lecito) di solito mi allarmo un po’. E difatti mi sono allarmata. “Allora. Dato che non avete venduto e non avete accettato la prima proposta e nemmeno la seconda, voglio farvene un’altra”.

Parlava al plurale. In sostanza mi stava trattando da coppia e non da persona. Un’entità, insomma, invece di un essere umano. “Dunque. Il prezzo che chiedete è ben oltre quello che io voglio pagare”. Ecchissenefrega, sarebbe stato il commento più consono, ma ho taciuto per decenza.

La terza proposta indecente

“Per cui, guardi, quello che posso fare per voi è di darvi subito la metà”. Sì, certo, continua a sognare, povero vecchio. Ma non ho detto nemmeno questo, anche perché non ne ho avuto il tempo, dato che il tizio ha incalzato: “Allora, la metà, però vi accredito tutto su un conto estero, riesce a seguirmi?“. No, sono completamente idiota.

“Mi ha capito? Ha capito cosa le sto proponendo?“. Quando gli ho risposto di sì, ma che no, non ero interessata nemmeno a questa mirabolante quando illegale proposta, si è risentito. “No, scusi, ma la casa la vuole vendere o no? Perché ho l’impressione che lei non si renda conto, giovane com’è (Dio grazie, fa che continuino a pensare che ho 32 anni), di quello che butta via”.

Il vecchio ha proseguito imperterrito complice il mio silenzio: “Lei, guardi, faccia così. Ci pensi. Poi alle quattro del pomeriggio mi chiama e mi dice che accetta e siamo tutti contenti, eh?”. No guardi io non… “No, aspetti a dire no. Le ho detto che le do i soldi all’estero, sono di meno, ma sono, come dire, puliti, lei ha capito vero?”. Purtroppo sì. Care cose.

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