Olgiata: è stato il maggiordomo. Confermata la pena a Winston

La villa all’Olgiata in cui è stata uccisa Alberica Filo della Torre.

Il 9 ottobre la pena a 16 anni di reclusione per l’omicidio della contessa Alberica Filo della Torre è stata confermata per l’ex maggiordomo della nobildonna: Manuel Winston Reyes. Il delitto è avvenuto il 10 luglio 1991 ed è stato risolto grazie a una serie di prove e test al tempo del crimine e a più di 20 anni di distanza.

Reyes, oggi 41enne, da parte sua ha ammesso l’omicidio e ha chiesto scusa alla famiglia. Il marito della contessa, Pietro Mattei, ha fatto sapere che ora può dirsi soddisfatto (dato che per parecchio tempo i sospetti erano caduti su di lui che, all’epoca dei fatti, aveva un’amante e litigava spesso con la moglie che, tra l’altro, sembrava stesse pensando alla separazione).

Il delitto dell’Olgiata ha tenuto banco per parecchi anni. Gli ingredienti per farne un caso c’erano tutti: soldi, potere, sesso, mistero, invidie e il coinvolgimento degli immancabili servizi segreti. Ma andiamo con ordine.

10 luglio 1991 – ore 7.00-7.30

A Lavilla 28/a – Isola 106 dell’Olgiata, sulla Cassia, a Roma, c’era già gente al lavoro. Violeta Alpaga e Rube Manuel, le cameriere, la babysitter inglese, Melanie Uniake, quattro operai della manutenzione. E Manuel Winston Reyes, ex maggiordomo di casa. Per la serata di quel giorno, infatti, è prevista la festa per i 10 anni di matrimonio di Alberica Filo della Torre e di Pietro Mattei.

ore 7.45

La cameriera Violeta Alpaga porta la colazione alla contessa che la consuma nella sua stanza. Sembra che le testimonianze su questo punto siano discordanti, secondo un’altra versione Alberica ha fatto colazione in giardino insieme ai due figli Manfredi, 9 anni, e Domitilla, 7 anni.

ore 8.30

Secondo la versione di Violeta, Alberica è scesa dalla sua stanza solo verso le 8.30 per poi farvi ritorno alle 8.45. La cameriera passa tutto il tempo in cucina, tranne quando è impegnata a servire la colazione.

ore 9.15

Violeta Alpaga e Domitilla Mattei bussano alla porta di Alberica Filo della Torre ma, non avendo risposta, decidono di riprovare più tardi.

ore 10.30-11

Violeta Alpaga e Domitilla Mattei bussano nuovamente alla porta di Alberica che continua a non rispondere nonostante le facciano squillare anche il telefono che c’è in camera. A quel punto Violeta decide di aprire la porta (chiusa a chiave dall’interno) con una seconda copia della chiave.

ore 11

Violeta e Domitilla entrano in camera di Alberica e la trovano riversa sulla moquette, ai piedi del letto, in pigiama. Alberica è morta.

Il delitto

Il corpo esanime di Alberica presenta una profonda ferita alla testa (non letale) da cui è uscito molto sangue (difatti sia gli indumenti che il pavimento sono sporchi e ci sono macchioline sparse un po’ ovunque nella stanza) e dei segni intorno al collo. Alberica è morta perché qualcuno l’ha tramortita e poi l’ha strangolata.

Sul volto e sulla testa di Alberica è avvolto un lenzuolo. Al polso porta un Rolex, il cinturino è slacciato. La camera sembra un po’ in disordine. Forse per via della reazione della donna all’aggressione. Mancano, secondo quanto verrà stabilito dai testimoni, una collana, due anelli (di cui uno con un diamante) e degli orecchini. Nient’altro.

La porta, prima che la cameriera l’aprisse, era chiusa dall’interno. La contessa è stata vista viva per l’ultima volta da Violeta e dai figli. Ed è stata trovata sempre da Violeta e da Domitilla. Secondo il medico legale la contessa è stata uccisa tra le 9 e le 10.

Il marito

Pietro Mattei è un imprenditore edile. Ha spostato Alberica il 28 luglio 1981. Dal matrimonio sono nati due figli. Per Alberica si trattava delle seconde nozze. La mattina del 10 luglio 1991 l’uomo non era a casa, era uscito di buon ora e al momento del delitto era già arrivato in ufficio.

Secondo alcuni testimoni Mattei era uscito di casa indossando un abito diverso da quello che indossava al suo rientro, avvisato della tragedia. Mentre alcuni sono pronti a giurare che il vestito era diverso, lui nega.

Secondo quando emergerà dalle indagini Mattei aveva un’amante e il suo rapporto con la moglie era tutt’altro che roseo, tanto che la donna pensava di separarsi. Per questi motivi Mattei fin da subito guadagna il posto di sospettato, anche se la sua permanenza tra gli indagati non durerà molto.

Servitù, amici e conoscenti

Alla villa dell’Olgiata dei della Torre-Mattei c’era sempre gente. La babysitter inglese Melanie Uniake, l’insegnate di inglese dei bambini e vicina di casa, Franca Senapa madre di Roberto Jacono, un 30enne (all’epoca dei fatti) con problemi psichiatrici che era stato inizialmente considerato come possibile aggressore, Violeta Alpaga e Rupe Manuel, un’altra cameriera.

L’ex maggiordomo Manuel Winston Reyes, 20 anni (all’epoca dei fatti) era in villa anche il 10 luglio 1991. Anche se secondo alcuni non avrebbe dovuto trovarsi lì.

Manuel Winston era stato licenziato da Alberica Filo della Torre in aprile perché, secondo i testimoni, la contessa era scontenta di lui, probabilmente lavorava poco e lavorava male. Winston aveva avuto un prestito di un milione e mezzo di lire dalla nobildonna e, per ripagarlo, Alberica gli aveva chiesto di tornare alla villa per fare alcuni lavoretti.

L’arrivo dello 007 Finocchi dopo il delitto

Quando Violeta e Domitilla trovano il corpo di Alberica scattano subito le telefonate. Prima dell’arrivo della polizia arriva sul posto Michele Finocchi un agente segreto del Sisde. Dopo il suo arresto (anni dopo per lo scandalo dei fondi neri del Sisde) ha dichiarato di essere in villa solo per attendere e dare conforto a Mattei di cui era amico.

Le indagini sui fondi neri del Sisde portarono, nel tempo, alla scoperta di sei conti in Svizzera e Lussemburgo intestati a Mattei e alla moglie e a un legame tra Finocchi e la coppia.

20 anni di indagini e l’arrivo al colpevole

In 20 anni le prove sono emerse a tratti e poi scomparse per poi riemergere. Le piste sono state intraprese e abbandonate per poi essere di nuovo percorse.

Gli indizi, le ipotesi, le testimonianze si sono susseguiti e avvicendati. Fino a che si è arrivati al colpevole che, tra l’altro, dopo essere stato scagionato grazie all’esame del dna, essere ripreso in causa per nuovi elementi, aver negato ogni addebito, ha infine confessato.

Ed è stato condannato. Ora, dopo la conferma dei 16 anni per il delitto, il suo avvocato ha già detto che sta preparandosi per fare ricorso.

Ma è stato davvero il maggiordomo?

La domanda sorge spontanea. Sarà perché resta quella porta chiusa dall’interno che fa tanto Agatha Christie. Sarà perché quando ci sono in ballo tanti soldi fa strano che si ammazzi per un paio di orecchini, una collana e due anelli. Lasciando tra l’altro il Rolex che era a portata di mano (al polso della vittima).

Reyes non era ben visto dalla contessa. Ma le doveva un milione e mezzo. Alberica Filo della Torre è stata descritta come una donna attenta al suo patrimonio. E difatti aveva chiesto all’ex maggiordomo di darsi da fare per saldare il suo debito. Reyes, quindi, poteva, con una scusa, entrare in villa.

Soldi e refurtiva

Tra l’altro quando lavorava presso i Mattei stava in villa anche quando questi non c’erano. In ogni caso aveva avuto e avrebbe avuto occasione di rubare indisturbato quello che voleva. Perché scegliere il giorno del ricevimento con la casa già piena di gente al mattino presto?

E perché rubare collana e anelli quando avrebbe potuto rubare dei contanti? La refurtiva va piazzata e se uno non è un criminale non è cosa facile. Bisogna trovare la persona giusta. Al banco dei pegni difficilmente accettano tutto (da sconosciuti) e, tra l’altro, difficilmente pagano bene.

Gli immancabili servizi segreti

E ancora. Magari Finocchi era davvero un caro amico di Pietro Mattei e davvero voleva consolarlo in un momento così tragico. Ma arrivare sul posto prima delle forze dell’ordine resta sospetto (soprattutto dopo l’arresto per lo scandalo Sisde in cui sono saltati fuori i conti intestati ai coniugi Mattei).

I soldi dei conti erano davvero tanti. Miliardi. Su ogni conto. Per sei conti. Miliardi di buone ragioni per trovarsi sul posto del delitto. A vario titolo. Sapere chi sapeva. Sapere chi c’era. Sapere cosa sarebbe successo. Perché se uno muore e ha tanti soldi e nessuno scheletro nell’armadio va bene.

Soldi a mazzi

Ma se uno muore, ammazzato per giunta, e ha tanti soldi su conti segreti può essere che gli scheletri, improvvisamente, balzino fuori dagli armadi e si mettano a danzare. Di solito attirando parecchia attenzione. Quasi sempre indesiderata.

Pietro Mattei per un po’ di tempo è stato additato come mandate (dato che non era fisicamente in villa al momento del delitto). Bruno Vespa si è beccato una condanna a pagare mille euro di multa per aver avanzato certe ipotesi. Fatto sta che Mattei ha dichiarato che finalmente è felice perché si è stabilito che la colpa è di un altro.

La sentenza

Il giudice, confermando la pena a 16 anni di carcere per Reyes, nella sentenza ha spiegato le motivazioni per cui non ha concesso alcuna attenuante. Tra le altre cose il fatto che Alberica Filo della Torre, ricevuto il primo colpo in testa, era svenuta e non era il caso di ucciderla. E, in più, che l’assassino ha portato via una madre amorevole e una moglie amata.

Resta poi il pentimento. Che ci sta. Dato che l’assassino ha coperto con un lenzuolo il volto della vittima. Di solito accade quando chi ha ucciso si pente subito dopo il suo gesto. O è infastidito dallo sguardo del morto. O dalla vista del suo viso. Coprire il volto spesso indica rimorso. E Reyes ha dichiarato di essersi effettivamente pentito per quello che dice di aver fatto.

Certo. La porta chiusa dall’interno…

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