Vittima di stalking uccide il marito insieme all’amante. Assolta.

Il ritrovamento del cadavere di Domenico Bruno a Faber Beach, Ostia.

Il pubblico ministero aveva chiesto per Luciana Cristallo l’ergastolo. Nel 2004 ha ucciso con 12 coltellate il marito, il 45enne Domenico Bruno. Dopo di che ha avvolto, con l’aiuto del suo amante, il corpo nella plastica e lo ha gettato nel Tevere. Il fiume ha restituito la salma dell’uomo un mese dopo.

A quel punto la macchina della giustizia si è messa in moto. E Luciana Cristallo è stata indicata, insieme all’amante, come colpevole. Colpevole di omicidio premeditato e occultamento di cadavere. La sentenza di assoluzione con formula piena ha colto, pare, tutti di sorpresa compresa la madre della vittima (e tutrice di due dei quattro figli della coppia).

Il giudice ha motivato la sentenza con un occhio alla legittima difesa. In sostanza Luciana è stata vittima, per anni, degli abusi di Domenico e quindi, il suo gesto, seppur premeditato, si può considerare come una reazione lecita e commisurata a quanto subito.

Il codice penale, in effetti, la vede un po’ diversamente. La legittima difesa, infatti, dovrebbe essere commisurata all’aggressione. Altrimenti si sconfina nell’eccesso di difesa. Tipo le 12 coltellate. Una, due, tre, sarebbero bastate a fermare il marito che l’aveva aggredita. 12 coltellate è rabbia. Non legittima difesa.

La legittima difesa, infatti, non parla di uccidere l’altro per salvarsi la vita. Prevede il fatto che possa accadere che l’altro ci lasci le penne perché ci si sta difendendo da lui con le unghie e con i denti. Ma non è il Far West. Inoltre la premeditazione, ovvero l’aver organizzato il delitto, è prevista dal codice penale come un’aggravante.

I tipi di omicidio

Ammazzare qualcuno già di per sé è un fatto grave. Se lo si ammazza per sbaglio (omicidio colposo) ovvero senza l’intenzione di ucciderlo è comunque grave. Se lo si ammazza perché quello che si sta facendo è già brutto, tipo dargli uno spintone (omicidio preterintenzionale, ovvero che va al di là dell’intenzione), è grave o stesso.

Se lo si ammazza perché lo si vuole ammazzare (omicidio volontario) è gravissimo. Se ci si organizza e si pianifica il delitto (premeditato) è la cosa più grave in assoluto. Agire con un complice è anche peggio. E il codice penale, che è l’unico strumento che ci allontana dalla vendetta, non parla di autori che essendo stati vittime sono meno colpevoli.

Dalla legittima difesa all’ergastolo

Chi è vittima ha difficoltà molto spesso a far valere le sue ragioni. Ma l’omicidio è omicidio. A prescindere da chi lo ha commesso. Perché la legge è uguale per tutti. Per le vittime. Per le brave persone. Per i mafiosi. Per le donne. Per gli uomini. Per tutti.

Chi agisce per legittima difesa difficilmente si fa aiutare dall’amante ad avvolgere il corpo del morto nella plastica alla Dexter per poi buttarlo nel Tevere e starsene zitto un mese. Un mese perché è il tempo che c’è voluto al cadavere per emergere dalle acque e farsi trovare.

Il codice penale parla chiaro all’articolo 575. Chiunque cagioni la morte di un’altra persona deve scontare una pena non inferiore a 21 anni di carcere. Poi si può parlare di attenuanti (l’autore del delitto aveva subito violenze) e aggravanti (premeditazione). Ma nulla più.

Diversamente siamo pronti per tornare alla legge del taglione.

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