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Archivio per novembre 2012

Violenza sulle donne, una tragedia di famiglia

27 novembre 2012 2 commenti

Foto di Adam Torgerson (Burbank, California, Westlake Village, 2007) – Smithsonian Magazine – 7th Annual Photo Contest (2010)

In occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne (25 novembre) La 27a ora di Corriere della Sera ha pubblicato una gallery ripercorrendo i fatti di sangue del 2012 in cui le vittime erano donne.

Leggendo le loro storie, una dopo l’altra, non si può fare a meno di riflettere e di farsi una domanda: “Perché sono morte?“. La domanda, anche se appare facile facile, è lecita. E dopo di quella ne arrivano tante altre: “Chi erano?”, “Cosa facevano?”, “Chi le ha uccise?”.

Tentativi di risposta 

Le donne che sono state uccise in Italia dal primo gennaio al 22 novembre (giorno di pubblicazione della gallery) sono state 115. In molti casi, più della metà, sono state uccise da gente che conoscevano. Non solo. Da persone che amavano o che avevano amato.

In 48 casi su 115, ovvero per il 41,7% si tratta del compagno (marito, partner, fidanzato, convivente), mentre in 18 casi (15,6%) si tratta di un ex. Ma qui sarebbe opportuno fare la prima riflessione. Chi sono questi uomini? In molti casi sembrano persone che hanno problemi con la gestione della rabbia e della loro vita. Prosegui la lettura…

Pentole, freezer e fornelli: resti umani in cucina

23 novembre 2012 5 commenti

Frederick Hengl in arresto. L’accusa è di aver ucciso, smembrato e cucinato la moglie.

La cronaca degli ultimi giorni è stata foriera di casi criminologicamente e antropologicamente interessanti (il punto di vista morale non è di questo blog): a Vienna la gelataia 34enne di origini ispanomessicana Estebaliz Carranza ha ucciso, fatto a pezzi e stipato nel congelatore sia il marito che l’amante.

In California, invece, Frederick Hengl è stato accusato dell’omicidio della moglie 73enne, Anna Faris, i cui resti sono stati trovati dalla polizia mentre ancora bollivano in pentola sui fornelli della cucina. La testa era in freezer. Le autorità erano state chiamate dai vicini di casa che, da una decina di giorni, sentivano uno strano odore.

I moventi che hanno spinto Estebaliz e Frederick a uccidere sembrano differire tra loro. La gelataia di Vienna (che si presta già di per sé a essere il titolo di un libro o di un film e che fa tanto Viennetta) era arrabbiata. E lo ha tranquillamente ammesso in aula. Prosegui la lettura…

Arrestato il prete di San Vittore: sesso con i detenuti

Don Alberto Barin durante una funzione.

L’accusa è di aver abusato sessualmente, per otto anni, di detenuti stranieri. In cambio delle prestazioni don Alberto Barin offriva dei doni. I dettagli sul caso sono volendo abbastanza squallidi (come sempre accade in circostanze come queste): i carcerati, per loro natura, non hanno ampi raggi di manovra.

Così accadeva che i galeotti non potessero decidere di dire di no. E, anche volendo, c’è da chiedersi chi avrebbe potuto credere alla loro parola (contro quella di un prete). Lo scandalo sembra aver colti impreparati e travolto i più.

In realtà il caso, anche se qui fisicamente non è morto nessuno (moralmente non è dato sapere), non è troppo dissimile da quello del direttore sanitario del carcere di Poggioreale che, per anni, anche lui otto, ha vissuto con i cadaveri di moglie e figlia nel seminterrato. Cadaveri che sono diventati tali dopo che lui ha agito da omicida.

La storia è più o meno quella e parte da una frase celebre: al di sopra di ogni sospetto. “Sopra” è la parola chiave. La posizione di supremazia che certe posizioni regalano è impagabile. Nel senso che difficilmente a qualcuno verrà  voglia di fare indagini su chi ha così tanto potere. Prosegui la lettura…

Cadaveri nel seminterrato. Fermato un medico a Castel Volturno

Foto di famiglia per Domenico Belmonte, la figlia Maria, il genero Salvatore Di Maiolo e la moglie Elisabetta Grande.

Per otto anni il medico 72enne Domenico Belmonte direttore sanitario del carcere di Poggioreale ha vissuto con i cadaveri di sua moglie Elisabetta Grande e di sua figlia Maria. Ora è stato fermato per omicidio volontario. I fatti risalgono al 2004. Il medico allora fece sapere che le due donne si erano allontanate di loro iniziativa.

Belmonte è un tipo solitario, non frequenta nessuno e non riceve visite. I cadaveri di Elisabetta e Maria hanno potuto così restare in una stanza sotterranea nella villetta di Castel Volturno. Il marito di Maria, tra l’altro, è stato fermato con la stessa accusa del suocero.

Ma come mai due uomini potrebbero decidere di uccidere le rispettive mogli? I moventi, anche se non sembra, possono essere tanti, tantissimi e non sempre sono chiari. Un medico nella posizione di Belmonte avrebbe tranquillamente potuto permettersi di divorziare. Prosegui la lettura…

Umbertide, sgozza i figli e tenta il suicidio

Sansone nel tempio con i Filistei.

A Umbertide, in un Umbria, un uomo marocchino ha accoltellato di due figli di otto e dodici anni e poi, con lo stesso coltello, ha tentato di togliersi la vita. Il gesto non è stato fatale e l’uomo è sopravvissuto. Quando accadono fatti tragici come questo di solito si va a vedere la vita privata dell’autore del reato e si tirano le conclusioni.

In questo caso le prime notizie hanno parlato del problema della disoccupazione. Pare infatti che il non avere un lavoro e un qualche problema con la madre dei bimbi abbiano avuto, nella vicenda, la parte del leone: era triste, depresso, angustiato e per questo ha fatto ciò che ha fatto. La spiegazione in sé non fa una piega. Ma è talmente semplice che, da sola, non riesce a giustificare la morte di due bambini per mano del padre.

Tra le altre cose le forze dell’ordine hanno trovato in casa dell’uomo frasi scritte in arabo sui muri. Con il sangue dei figli. Pare volesse punire la moglie che non portava il velo.

L’omicidio suicidio ha connotazioni ben precise e viaggia su binari separati dall’omicidio e dal suicidio. Chi si organizza per uccidere (senza minimamente pensare a suicidarsi) ha un movente ben preciso, magari oscuro ai più o comunque debole, ma non importa. Per lui è fondamentale togliere di mezzo l’altro fisicamente. Prosegui la lettura…

Uccide un motociclista mentre era ubriaca. Delle vittime e dintorni

Il luogo dell’incidente.

Era ubriaca il 23 aprile 2011 quando, dalle parti di Bergamo, ha ucciso un motociclista, Fabio Poli. Di fatti di questo tipo se ne sentono tutti i giorni. Solo che difficilmente capita di conoscere bene la vicenda e i familiari della vittima. Oggi la sentenza per l’assassina è arrivata come un macigno sulla famiglia del motociclista.

La donna ha patteggiato un anno di carcere che non sconterà. Ha dovuto pagare una multa di 600 euro. E le è stata ritirata la patente.

Fabio era padre di due bambini, marito, pubblicitario ed era promotore di progetti per sostenere i disabili. Era una brava persona. Il 23 aprile era in strada, in moto, quando una donna A.P., ha fatto manovra con l’auto uscendo dal parcheggio laterale della strada e facendo inversione a U (dove c’era la linea continua).

In quel momento passava Fabio e la manovra di A.P. l’ha fatto cadere e l’ha ucciso. Fine. Anche se per chi resta, compresa la sorella di Fabio, Chiara Poli, un’amica cara, è solo l’inizio. E’ l’inizio del dolore, della tragedia, del lutto. E’ l’inizio di qualcosa che bisogna cercare di contenere, di sostenere, di metabolizzare.

Gli incidenti, scrive Chiara oggi nel suo blog, capitano. Ma la legge italiana dice che chi si mette alla guida dopo aver bevuto non è capace di intendere e di volere, agisce in stato morboso e, per questo, la pena di solito è decisamente lieve rispetto al danno provocato. Lo stesso accade per chi si droga. C’è la colpa. Ma non il dolo.

Difatti A.P. è stata accusata di omicidio colposo. Ovvero la giustizia ha riconosciuto che la morte di Fabio è colpa sua. Ma che lei non voleva ucciderlo. Il dolo, infatti, è la volontà di fare del male. Ma di solito per le vittime conta ben poco la volontà dell’assassino.

Certo è che in una società che ritiene normale fare uso di cocaina e bere fino allo sfinimento (stando alle statistiche) la legge andrebbe adeguata introducendo l’omicidio stradale. Se, infatti, è normale sniffare e ubriacarsi dovrebbe essere altrettanto normale essere puniti se, durante la normalità, si provocano incidenti ammazzando qualcuno.

A.P. ha ucciso Fabio ed è libera di continuare a bere, ridere e scherzare. Forse dovrà aspettare un po’ per tornare a guidare. Ma è sicuramente libera di fare la sua vita. Giustizia è stata fatta. E’ stata fatta?