Arrestato il prete di San Vittore: sesso con i detenuti

Don Alberto Barin durante una funzione.

L’accusa è di aver abusato sessualmente, per otto anni, di detenuti stranieri. In cambio delle prestazioni don Alberto Barin offriva dei doni. I dettagli sul caso sono volendo abbastanza squallidi (come sempre accade in circostanze come queste): i carcerati, per loro natura, non hanno ampi raggi di manovra.

Così accadeva che i galeotti non potessero decidere di dire di no. E, anche volendo, c’è da chiedersi chi avrebbe potuto credere alla loro parola (contro quella di un prete). Lo scandalo sembra aver colti impreparati e travolto i più.

In realtà il caso, anche se qui fisicamente non è morto nessuno (moralmente non è dato sapere), non è troppo dissimile da quello del direttore sanitario del carcere di Poggioreale che, per anni, anche lui otto, ha vissuto con i cadaveri di moglie e figlia nel seminterrato. Cadaveri che sono diventati tali dopo che lui ha agito da omicida.

La storia è più o meno quella e parte da una frase celebre: al di sopra di ogni sospetto. “Sopra” è la parola chiave. La posizione di supremazia che certe posizioni regalano è impagabile. Nel senso che difficilmente a qualcuno verrà  voglia di fare indagini su chi ha così tanto potere.

La voglia di farsi venire il leggerissimo dubbio che qualcosa non va di solito ci mette anni (otto, in entrambi i casi) per venire a galla. Ed è solo quando gli investigatori hanno esclusivamente certezze che muovono accuse. Infatti hanno proceduto con gli arresti.

La legge non è uguale per tutti

Non fermi. Arresti. Nel senso che ci sono prove provate: video del prete che fa sesso e i due cadaveri che, anche se zitti e buoni, hanno testimoniato che qualcosa è successo loro. Ma sempre anni ci sono voluti. Si fosse trattato di poveri cristi ignoranti e disoccupati sarebbe bastato un amen per far scattare la custodia cautelare.

Ma questa è un’altra storia.

Tornando al caso. La natura di ognuno è più o meno la stessa da quando si nasce a quando si abbandona (in modo più o meno naturale) questo mondo. Non cambia. E quando si inizia a crescere e si deve decidere cosa fare della propria esistenza di solito si cerca di seguire le proprie inclinazioni il più possibile.

Personalità e inclinazioni

Per cui se siamo un po’ ficcanaso magari faremo i giornalisti: a quel punto ci sarà qualcuno disposto a pagarci affinché ci facciamo i fatti degli altri: ottimo. Ce li siamo sempre fatti gratis, se ci pagano è anche meglio. Oppure faremo gli investigatori (sempre che il nostro rapporto con l’autorità costituita non sia problematico).

Fino a qui tutto bene. Se abbiamo bisogno di soddisfare la nostra natura da salvatori e crocerossine ci dedicheremo al prossimo con professioni mediche, ospedaliere, infermieristiche. O magari salvando anime. Quasi sempre, nella maggior parte dei casi cioè, un lavoro è un lavoro. E non nasconde niente.

I lavori  preferiti dai pedofili

Ma chi è pedofilo, per esempio, non sceglierà di fare il maestro d’asilo a casaccio. La sua scelta sarà dettata dalla voglia (necessità, dato che è una patologia psichiatrica) di stare vicino ai bambini. Magari questo sarà sufficiente a farlo sentire meglio. Oppure, peggio, sarà il punto di partenza. E i bambini saranno in pericolo.

Disgraziatamente il pedofilo, nonostante le mila pagine scritte dell’antropologo Cesare Lombroso, ha una faccia normale. Non porta i segni (tipo il marchio di Caino) della sua malattia. E non è dato riconoscerlo a colpo d’occhio in una società civile.

Dio e tutto il resto

Il prete, nella sua scelta, quasi sempre opta per dio (così come fanno le suore e tutti quelli che, a prescindere dal credo, si dedicano anima e corpo a entità superiori). Ma ci sono casi, come quello di Barin, in cui si tratta di un modo come un altro per avvicinarsi all’oggetto del proprio desiderio. Che non era certo dio.

Essere maschi e accompagnarsi con maschi consenzienti (magari di altre provenienze e colori) non fa più notizia, teoricamente. Ma c’è chi, magari cresciuto in famiglie e ambienti chiusi e severi, non può andarsene in giro a dire bellamente che è gay o lesbica. Oppure semplicemente, anche potendo, non vuole. La società, in questo, aiuta poco.

Il sesso e le facciate

Magari perché non ha accettato, lui per primo, la sua natura. E quindi? A quel punto non resta che sposarsi e avere figli o fare il prete per organizzare una facciata che vada bene per tutti, su cui nessuno abbia niente da dire, che non faccia sorgere alcun dubbio.

Di solito queste persone vivono male. Oppure si abituano a vivere in base a ciò che hanno costruito. O, terza via, perché c’è sempre una terza via, si ritagliano un’esistenza nascosta e privata in cui vedono, al di fuori della facciata, l’amore di una vita o la prostituta/transessuale/amico di turno.

C’è chi, insomma, come Barin, non si arrende. Solo che lui non si è limitato a nascondersi. Barin ha usato la sua condizione di supremazia, il suo status, il suo essere intoccabile, la facciata che ha impiegato anni a mettere insieme per vivere le sue passioni con gente che, anche volendo, non poteva sottrarsi.

Hobby e personalità anti sociali

Lo fanno anche i serial killer. Che quasi sempre sono muniti di spiccate personalità anti sociali. Non è detto che abbiano mogli e figli, ma quasi sempre non creano problemi a nessuno, hanno facciate delle case linde, auto curate e lavori decenti. Salvo poi conservare nel frigo i resti dell’ultima vittima.

Hobby questo che, loro lo sanno benissimo, non sarebbe opportuno tirare fuori come argomento cardine in una cena tra amici. Anche il prete che si accompagna carnalmente (giusto per stare in tema) ad altri uomini offrendo merci in cambio non è proprio che possa andare in giro a dirlo apertamente.

E così il medico che ha fatto fuori moglie e figlia e poi ha tumulato i corpi nel seminterrato della villetta in cui conduce la sua rispettabile vita non può rischiare: meglio quindi non invitare a casa nessuno, volare bassi e continuare ad avere status. Lo status dell’intoccabile.

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