Pentole, freezer e fornelli: resti umani in cucina

Frederick Hengl in arresto. L’accusa è di aver ucciso, smembrato e cucinato la moglie.

La cronaca degli ultimi giorni è stata foriera di casi criminologicamente e antropologicamente interessanti (il punto di vista morale non è di questo blog): a Vienna la gelataia 34enne di origini ispanomessicana Estebaliz Carranza ha ucciso, fatto a pezzi e stipato nel congelatore sia il marito che l’amante.

In California, invece, Frederick Hengl è stato accusato dell’omicidio della moglie 73enne, Anna Faris, i cui resti sono stati trovati dalla polizia mentre ancora bollivano in pentola sui fornelli della cucina. La testa era in freezer. Le autorità erano state chiamate dai vicini di casa che, da una decina di giorni, sentivano uno strano odore.

I moventi che hanno spinto Estebaliz e Frederick a uccidere sembrano differire tra loro. La gelataia di Vienna (che si presta già di per sé a essere il titolo di un libro o di un film e che fa tanto Viennetta) era arrabbiata. E lo ha tranquillamente ammesso in aula.

Il marito, Holger Holtz, secondo la donna aveva cambiato carattere dopo il matrimonio e, una volta chiesto il divorzio, si era rifiutato di abbandonare il tetto coniugale. Così Estebaliz gli aveva sparato. Poi con una sega elettrica l’aveva ridotto in piccoli pezzi che aveva provveduto a surgelare.

Con l’amante, Manfred Hinterberger, le cose erano andate anche peggio. Lui la tradiva e lei proprio non poteva sopportarlo. Manfred ha avuto lo stesso tragico destino di Holger: un colpo di calibro .22 mentre dormiva, e poi il rituale della sega elettrica e l’ingloriosa fine un pezzo qui e un pezzo là nel congelatore.

Sociopatica e quindi pericolosa

A quel punto la donna aveva pensato bene di prendere il largo e si era trasferita in Italia. Ma la giustizia è arrivata e lei è stata arrestata e giudicata colpevole: per i due delitti è stata condannata all’ergastolo. Secondo il giudice, infatti, non è da escludere che, una volta libera, potrebbe agire nuovamente da assassina.

Durante la lettura ha pianto. Forse più per sé che per i due morti. Ha agito con l’intento di eliminare i due uomini e di far sì che nessuno li trovasse. Il farli a pezzi e metterli in freezer sembra da ricondurre più che a un momento morboso a un problema di stockaggio dei resti.

Cosa bolle in pentola

Frederick Hengl, invece, è descritto dai suoi vicini di casa come un tipo strano. Il 68enne è stato visto aggirarsi  nel quartiere tutto case e giardini curati in abiti femminili. E la sua consorte (finita in pentola) aveva abitudini bizzarre tipo uscire non del tutto vestita brandendo un coltello e allarmare tutti al grido di: “Dio vi punirà”.

Da una decina di giorni i vicini erano più preoccupati del solito. Dalla proprietà della strana coppia arrivavano rumori sinistri (tipo una sega elettrica che impatta un osso) e un fetore che, mano a mano, è diventato insopportabile. Soprattutto quando Frederick ha pensato bene di piazzare un ventilatore sulla finestra.

A quel punto sono state chiamate le forze dell’ordine che, a parte i resti della signora Faris nella pentola e la testa nel freezer, hanno trovato tracce evidenti del recente depezzamento di un cadavere tra bagno e camera da letto.

Il problema dello smaltimento del cadavere

Due storie degne di racconti noir e film horror. La gelataia di Vienna ha agito per nascondere le tracce dei delitti. Delitti che ha commesso per liberarsi, letteralmente, del marito e dell’amante che, evidentemente, non erano più all’altezza dei ruoli. Lo smaltimento del cadavere è un passo successivo.

Di solito vengono sciolti nell’acido, fatti a pezzi, bruciati, sepolti (o lasciati a marcire nello scantinato di casa, avendone uno). Chi commette questo tipo di omicidio non si farà grandi problemi con il corpo morto: è gente che non prova alcun senso di colpa e agisce solo in funzione del proprio interesse. Come gli antisociali.

Tutto nella norma

Il caso californiano sembra invece un po’ diverso. Si parla, infatti, di persone che vivevano al di fuori del range di normalità, quindi di ciò che socialmente accettato. Un individuo che brandisce un coltello farneticando della fine del mondo di solito desta un qualche sospetto sul suo stato psichico anche nei più distratti.

Fatto sta che da lì a finire bolliti in pentola di solito ce ne passa. Ma in questo caso, evidentemente, il signor Hengl ha agito. Se il come lo possiamo supporre (dalle prove) il perché quasi sicuramente resterà un mistero. Forse anche per lui. Le strade delle menti malate sono infinite.

5 pensieri su “Pentole, freezer e fornelli: resti umani in cucina”

  1. Che dire Cristina? il mondo è bello perchè è vario, ed è vario anche nelle modalità di dare la morte a qualcuno, così come nelle motivazioni che spingono a farlo.
    Non mi stupisco più di nulla. Anzi ciò che mi stupisce, è lo stupore e l’ipocrito stupore che fatti come questi, generano nella gente.
    Fingere che il male non esiste, equivale a tenere la testa nella sabbia; pensare che solo i “malati di mente” possono commettere atti socialmente inacettabili, è negare quanto perversa (e non MALATA) possa essere la mente umana.

  2. Ciao Paola,
    quando scrivo, di solito, mi attengo a perizie psichiatriche e giudizi di chi, professionalmente, ne sa più di me.
    I malati di mente esistono. Le menti sane, nella maggior parte dei casi, si comportano in modo sano. Tenere la testa di qualcuno di freezer è un hobby piuttosto bizzarro e di sano, dal mio punto di vista, ha ben poco.
    Non credo si tratti di negare il male o di nascondersi. Lo stupore (se è ipocrita non lo so, parto dal presupposto che non lo sia) è sano di fronte a un qualcosa di malato… Ma sono solo ipotesi. 🙂
    Grazie per essere passata di qui e a presto.
    Cris

  3. Due giorni fa l’anniversario di morte di uno che ha fatto dello smembrare e cucinare e congelare uno dei primati della criminologia mondiale: Jeffrey Dahmer il 28 Novembre 1994 viene ucciso in carcere, da un altro detenuto. Era stato condannato a 15 ergastoli per aver seviziato, smembrato, compiuto atti di cannibalismo e necrofilia ai danni di 17 vittime di età compresa tra i 14 e i 31 anni. Per la sua propensione ad una dieta costituita da un massiccio consumo di carne umana viene anche ricordato come il Cannibale di Milwaukee.

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