L’anti socialità e le finte lacrime del prefetto dell’Aquila

Giovanna Iurato e le calde e false lacrime, per sua stessa ammissione, piante a L'Aquila.
Giovanna Iurato e le calde e false lacrime, per sua stessa ammissione, piante a L’Aquila.

La storia è facile facile, banale, sciocca. Giovanna Iurato, prefetto de L’Aquila, ha raccontato in una conversazione telefonica intercettata (per altri motivi) che giunta nella città terremotata pianse calde, quanto false, lacrime per la tragedia che aveva colpito la popolazione.

Stralci delle conversazione telefonica intercettata tra Iurato e il prefetto Francesco Grattieri sono questi:

IURATO: Allora senti…sono andata…sono arrivata, subito mio padre, che è quello che mi dà i consigli, quelli più mirati… GRATTERI: Si lo so. IURATO: …perché è un uomo di mondo, saggio, dice: “…appena metti piede in città subito con una corona vai a rendere omaggio ai ragazzi della casa dello studente…”. GRATTERI: Brava IURATO: Eh allora sono arrivata là, nonostante la mia…cosa che volevo…insomma essere compita (fonetico)…mi pigliai, mi caricai questa corona e la portai fino a… GRATTERI: Ti mettesti a piangere…sicuramente! IURATO: Mi misi a piangere. GRATTERI: Ovviamente, non avevo dubbi (ride). IURATO: Ed allora subito…subito…lì i giornali: “le lacrime del prefetto“. GRATTERI: Non avevo dubbi (eh, eh ride). IURATO: Ehhhhhhh (scoppia a ridere) i giornali : “le lacrime del prefetto”. GRATTERI: Non avevo dubbi (eh, eh ride). IURATO: Poi si sono avvicinati i giornalisti: “perché è venuta qua?”. Perchè voglio cominciare da qui, dove la città si è fermata perché voglio essere utile a questo territorio. Punto. GRATTERI: Eh. IURATO: L’indomani conferenza stampa con tutti i giornalisti. (Fonte Ansa).

In sostanza se la ride, il prefetto, per essere riuscita a ingannare tutti.

Adesso, chiaramente, non ci sta facendo una bella figura, anzi, il gip ha emesso, stante la “risata non giustificabile”, un provvedimento di interdizione dai pubblici uffici. Che non è una cosa da ridere, ecco.

Ma perché un prefetto dovrebbe comportasi così? Probabilmente sarebbe opportuno andarlo a chiedere a Giovanna Iurato, ma visto che i suoi avvocati stanno già dicendo che però quando ha lavorato ha lavorato bene (nessun accenno al fatto che fingere commozione è una cosa che sarebbe meglio non fare) forse non ci sarebbero risposte sincere. Ma è solo un’ipotesi, naturalmente.

Alla fine lo dice lei stessa nella telefonata: è un consiglio che le è stato dato da suo padre che è un uomo saggio. Forse l’uomo saggio le aveva consigliato di portare quella corona e, di base, di mantenere un atteggiamento consono alla circostanza. Ma il problema è questo.

Per fare certe cose, come portare una corona per ricordare persone che sono morte, alla gente normale non serve un consigliere o un uomo di fiducia che inviti a farlo. Nella maggior parte dei casi il rendere omaggio è un fatto naturale.  A meno che uno non presenti tratti di personalità anti sociale, di solito, entra in empatia con il prossimo soprattutto se è stato colpito da una disgrazia.

La chiave è proprio tutta lì: anti socialità

Uno studio americano ha fatto emergere che i politici e chi arriva ai vertici (di un’azienda, di un’organizzazione, di uno stato) di solito ha tratti di personalità anti sociali. Nel senso che l’entrare in empatia, il capire il prossimo, l’accoglierlo non sono in cima ai pensieri di chi vuole governare, di chi vuole avere il bastone del comando, di chi vuole essere in cima alla piramide.

Tratti anti sociali presentavano quasi tutti i dirigenti di Enron (avete presente? Quelli che hanno gettato sul lastrico centinaia di migliaia di piccoli investitori americani). Strano? No, neppure un po’. Chi vuole potere di solito non è incline a condividerlo. Non è incline a lasciarlo andare. Non è incline a farsi da parte.

Diversamente se ne sarebbe stato, probabilmente, insieme a tutti gli altri a vivere la meravigliosa e normale vita di tutti giorni.

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