Archivio

Archivio per febbraio 2013

Siti per single, scelta del compagno e sicurezza

27 febbraio 2013 4 commenti
Kiefer Sutherland. Casi in cui gli occhiali da sole a goccia vanno benissimo.

Kiefer Sutherland. Casi in cui gli occhiali da sole a goccia vanno benissimo.

Care tutte, come state? Ho letto giorni fa su un quotidiano una ricerca sui siti di appuntamenti per single. Era una ricerca piuttosto interessante: in sostanza le italiane pare non si fidino molto di questo mezzo per trovare il marito ideale. Fatto sta che il numero di chi si iscrive nei siti di dating è in crescita.

Dato che incontrarsi online nel 2013 sta all’incontro in discoteca degli anni ’90, ho pensato di applicare la criminologia alla ricerca del futuro compagno affinché l’appuntamento virtuale non si trasformi in un incubo tragicamente reale.

Innanzitutto è opportuno analizzare la fotografia. In fin dei conti il volto e il corpo sono le prime cose che saltano all’occhio (chi dice il contrario mente sapendo di mentire, soprattutto se siamo su un sito per appuntamenti).

Gli uomini che scelgono di presentarsi con occhiali da sole, scartateli subito. Non vanno bene. Non vanno bene per nessuna donna. Direte voi: “Ma è figo uno con quegli occhiali!”. E avete ragione. Cielo, se ce l’avete! Ma quelle foto vanno bene quando: a) fuori c’è il sole, b) quando ormai vi conoscete, c) la foto è stata scattata qualcun altro, d) è Kiefer Sutherland.

Gli occhiali da sole in questo contesto (siti per single) servono a rendersi interessanti, soprattutto se uno ha la consapevolezza di non essere un granché dal punto di vista dello charme e dell’appeal. Per cui, pronti via, indossa gli occhiali e si sente subito figo. Non cascateci, vi prego. Prosegui la lettura…

La menzogna – Un mini corso – 13 marzo 2013 h. 19 – Milano

Un po' di Lie To Me.

Un po’ di Lie To Me.

Chi ha visto la serie tv Lie To Me probabilmente sa già che tutti, per un motivo o per l’altro, mentiamo. E lo facciamo più volte al giorno. Chi non ha visto la serie tv conosce proverbi e i detti in merito alle bugie.

La menzogna accompagna la nostra vita quotidiana. Sono i nostri genitori che, per primi, ci insegnano a raccontare balle (salvo poi arrabbiarsi quando le diciamo a loro): “Devi dire alla zia che il libro ti è piaciuto!”, “Ma mamma! Non volevo nemmeno un libro, avrei voluto…”, “Non mi importa! Non devi offendere la zia, dille che il libro era bellissimo e basta!”. Et voilà:  piccoli bugiardi crescono.

La menzogna è alla base del politicamente corretto. Avete presente? “Ti trovo bene”. Falso. Ha le occhiaie e il vestito gli sta anche un po’ largo. Ma non è socialmente accettato (e non sarebbe giusto) dire sempre tutta la verità, solo la verità e niente altro che la verità.

Capire chi ci mente, però, può essere utile. Soprattutto nel campo lavorativo: avere le informazioni e averle corrette è fondamentale per la sopravvivenza. L’incontro ha come obiettivo imparare a riconoscere il  segnali, verbali e non verbali, di quando si mente.

L’incontro si terrà a Milano mercoledì 13 marzo 2013 dalle 19 alle 22. Si bissa giovedì 14 marzo dalle 20 alle 23. Il costo è di 30 euro più Iva (36,30 euro Iva inclusa) a partecipante.

Per informazioni e iscrizioni: cbrondoni@gmail.com

 

Omicidi per procura. Bimbo si uccide con l’arma del padre

25 febbraio 2013 4 commenti
Armi e bambini.

Armi e bambini.

Il titolo, volendo, avrebbe dovuto essere: “Padre 20enne delinquente lascia arma carica, rubata durante una rapina, nelle mani del figlio quattrenne e va a dormire”.

Le conseguenze sono ovvie: prima o poi qualcuno ci lascia le penne. E difatti, come nella migliore delle tradizioni e senza sorpresa alcuna, il ragazzino, Jaiden Pratt Calloway di Houston, Texas, è morto.

Il padre, Marquiez Pratt, si è svegliato per il rumore dello sparo. Ha chiamato la polizia e, quando gli agenti sono arrivati, gli è corso incontro con il bambino in braccio urlando: “Ho incasinato tutto!”.

Ha mollato il figlio morente nelle mani di chi ha tentato una rianimazione ed è corso in casa (nonostante gli agenti gli avessero intimato di non farlo).

Perché? Perché la pistola, una Glock .40, era parte della refurtiva di una rapina messa a segno da Pratt nel 2010. Non solo. Gli agenti che hanno perquisito la casa (dopo aver dichiarato la morte del ragazzino) hanno trovato droga in quantità e varietà sufficiente da far pensare più che al consumo personale allo spaccio.

La madre di Jaiden lo lasciava al padre tutti i weekend e tornava a prenderlo ogni domenica verso mezzogiorno. Ma Jaiden ha trovato l’arma del padre verso le 8 e un quarto del mattino. E per lui la vita è finita così. Per colpa di genitori non particolarmente attenti e premurosi. Prosegui la lettura…

Pistorius, la fidanzata, la sorpresa, le armi e il Sudafrica

14 febbraio 2013 2 commenti
La polizia davanti all'ingresso del complesso in cui abita Pistorius e in cui è avvenuto l'omicidio.

La polizia davanti all’ingresso del complesso in cui abita Pistorius e in cui è avvenuto l’omicidio.

Oscar Pistorius ha sparato alla fidanzata Reeva Steenkamp e l’ha uccisa. Ha dichiarato alle autorità che l’ha scambiata per un ladro, mentre lei, forse, voleva fargli una sorpresa per San Valentino introducendosi in casa sua di soppiatto.

Se davvero fosse così sarebbe una tragedia immane (soprattutto per Pistorius), ma molti potrebbero tirare un sospiro di sollievo: tutti quelli che in Oscar Pistorius hanno visto un supereroe, uno che ha fatto di una menomazione un punto di forza, uno che non si è fermato e, anzi, si è messo a correre inseguendo un sogno per far sognare anche gli altri. Uno che lo chiamano Blade Runner

A questa latitudine fa molto strano che uno dorma con una calibro .9 nel comodino e che spari a cuor leggero. In Sud Africa guide turistiche, Stato e una selva di leggi dicono che l’Apartheid non c’è più. Sulla carta è vero. Ma la realtà non è la carta. Fuori dalle abitazioni, soprattutto in città, ci sono muri di cinta sormontati da filo spinato.

Ci sono cartelli affissi qui e là che avvertono “Risposta Armata“, ovvero, se fai manovra con l’auto nel mio vialetto e ti sparo, te la sei andata a cercare. In alcuni posti,  Swellendam, Oudtshoorn, per esempio, ma non solo, ci sono cartelli fuori dai negozi che sottolineano che “il proprietario si riserva il diritto di ammettere nella proprietà chi desidera”.

Prosegui la lettura…

Pazzi in libertà, liberato dopo 10 anni Ruggero Jucker

Ruggero Jucker in una delle foto pubblicate dal settimanale Oggi.

Ruggero Jucker in una delle foto pubblicate dal settimanale Oggi.

Nel luglio del 2002 a Milano Ruggero Jucker, allora 36enne, ha ammazzato la sua fidanzata, la 26enne Alenya Bortolotto. In primo grado è stato condannato a 30 anni, in secondo la pena è stata confermata a 16 anni di carcere. Ma dato che ha commesso il crimine prima del 2006 ha usufruito dell’indulto che gli ha portato via altri 3 anni di pena.

E poi c’è la buona condotta che sconta in automatico 3 mesi di pena residua ogni anno di pena scontata. Per cui dopo 10 anni e mezzo (giorno più, giorno meno), Ruggero Jucker è uscito di prigione (il 21 gennaio). Pare che sia stato un detenuto modello, che si sia comportato bene e nessuno sembra particolarmente preoccupato dei suoi trascorsi.

Perché, a dirla tutta, quello che accadde quella notte di luglio nell’appartamento di via Corridoni e poi in strada sembra degno di una delle migliori puntate di Criminal Minds (migliori dal punto di vista della sceneggiatura, ovvio) e parlare di “omicidio” forse risulta un po’ riduttivo.

Alenya Bortolotto, di buona famiglia, come Ruggero, studiava all’università e le mancava qualche esame per laurearsi in Scienze Politiche. La notte del 20 luglio Alenya dorme nel bell’appartamento di Ruggero al 41 di via Corridoni. A un certo punto, così ha raccontato l’omicida, lui si alza, va a prendere il coltello per il sushi e la aggredisce. Prosegui la lettura…

Arte e crimine: imbrattato al Louvre quadro di Delacroix

Il quadro di Eugène Delacroix - La libertà che guida il popolo - Louvre-Lens.

Il quadro di Eugène Delacroix – La libertà che guida il popolo – Louvre-Lens.

Era entrata nella nuova sede del Louvre, a Lens (nel nord della Francia) come una qualsiasi visitatrice. Solo che, poco prima dell’orario di chiusura, la 28enne ha scritto qualcosa sulla parte in basso a destra del quadro “La libertà che guida il popolo” di Eugène Delacroix, un dipinto simbolo della Repubblica Francese.

La donna ha utilizzato un evidenziatore. Subito dopo il gesto è stata fermata da una guardia e da un altro visitatore che si è accorto di quanto stava facendo. Le Figaro non ha fatto mistero di che tipo di persona possa essere la donna che ha scritto sul quadro, la definisce infatti, senza mezzi termini, “la déséquilibrée”, la squilibrata.

Ma a prescindere da chi sia e da che tipo di disturbo della personalità sia (o meno) afflitta, cos’ha scritto la donna sul quadro?

Ha scritto AE911.

Le Figaro ha fatto sapere che quasi sicuramente 911 sta per 9/11 ovvero 11 settembre, ricordando gli attacchi terroristici alle Torri Gemelle del 2001. Su internet, fa sapere ancora Le Figaro, c’è un sito di ingegneri e archetti che riguarda, appunto, la richiesta di informazioni e la teoria del complotto prima e dopo gli attentati. Prosegui la lettura…

Il serial killer letterato – The Following e gli scritti di Poe

Kevin Bacon - The Following

Kevin Bacon – The Following

Dopo tanta attesa, da parte dei maniaci delle serie tv (categoria di cui faccio parte a pieno titolo), è arrivato. Si intitola The Following che sta a indicare “Il seguito” nel senso del gruppo dei seguaci che non sono solo quelli televisivi, no. In questo caso i seguaci sono quelli di Joe Carroll (James Purefoy) un serial killer che si è ispirato agli scritti di Edgar Allan Poe per uccidere.

Carroll è stato arrestato da Ryan Hardy (Kevin Bacon) agente dell’FBI ora in pensione soprattutto per via del danno al cuore subito dopo aver avuto un corpo a corpo con un Carroll armato e pericoloso. Dopo quella triste vicenda, occorsa nove anni prima, Carroll è stato messo in carcere e la vita sembra essere tornata alla quieta normalità.

La serie si apre con la fuga di Carroll dal carcere e nuovi omicidi. Hardy viene richiamato in servizio (nonostante sia decisamente dedito all’alcol) e invitato a indagare ancora una volta sugli omicidi. La latitanza di Carroll dura poco e il serial killer viene nuovamente rinchiuso in carcere, ma gli omicidi non si fermano.

Con uno sguardo di pochi secondi e un sopralluogo breve quanto un amen Ryan Hardy riesce a mettere insieme più indizi di quanti sarebbe umanamente opportuno pensare e capisce l’arcano: a uccidere sono i seguaci di Carroll. Una sorta di setta che pende dalle labbra dell’ex professore di letteratura che incantava gli studenti parlando di Poe e dei suoi scritti.

A complicare la vicenda c’è il rapporto tra la ex moglie di Carroll, Claire Matthews, e Hardy. Un rapporto ormai terminato ma che ha lasciato piuttosto contrariato il nostro serial killer. Anche perché Claire non sembra immune al fascino (un po’ emaciato) di Hardy che, tra l’altro, diventa il suo angelo custode (dato che l’ex marito la minaccia ogni volta che può).

Ryan Hardy (Kevin Bacon) alle prese con le maschere di Edgar Allan Poe.

Ryan Hardy (Kevin Bacon) alle prese con le maschere di Edgar Allan Poe.

La serie tv non offre novità: come potrebbe? Si parla di serial killer, argomento, ormai, piuttosto gettonato, studiato, visto e rivisto. Agli americani pare piaccia moltissimo l’idea di menti contorte e piene di nozioni. In realtà se siete appassionati di Edgar Allan Poe potreste rimanere delusi: le citazioni sono, per ora, quasi esclusivamente da Il Corvo.

Mentre il pilot può essere interessante (non fosse altro per la novità, nel senso di nuova serie tv) nel secondo episodio si potrebbe rischiare di sobbalzare non tanto per la paura o l’orrore quanto per le vicende che, di minuto in minuto, rischiano di trascinare la trama e i personaggi in vortici di involontario non sense.

Se però vi piace il genere thriller e vi nutrite di pane e serial killer allora non si può fare a meno di vederla. Nessuno sa ancora se migliorerà (e la seconda puntata è stata una momentanea défaillance) o peggiorerà. I margini, si sa, ci sono. Inoltre Kevin Bacon è abbastanza credibile (gli facessero dire qualcosa di più sensato, sarebbe anche meglio).

The Following è stato ideato da Kevin Williamson (già papà di Dawson’s Creek e The Vampire Diaries oltre che di Scream). La prima stagione comprende 15 episodi. Il primo è andato in onda, in Italia, su Fox il 4 febbraio 2013.

“Il crimine e la letteratura” – Domenica 17 febbraio 2013 – h. 16

Conferenza "Il crimine e la letteratura - L'evoluzione del giallo tra fiction e realtà - Ricostruzione di una scena del crimine" - Cristina Brondoni - Biblioteca comunale Cantoni - Gropello Cairoli (Pv) - 17 febbraio 2013 - h. 16

Conferenza “Il crimine e la letteratura – L’evoluzione del giallo tra fiction e realtà – Ricostruzione di una scena del crimine” – Cristina Brondoni – Biblioteca comunale Cantoni – Gropello Cairoli (Pv) – 17 febbraio 2013 – h. 16

Quando si parla di crimini e criminalità di solito si parla di quanto si letto nei libri e sui giornali, di quanto si è visto in tv e al cinema. La commistione tra fiction e realtà è diventata negli anni sempre più stretta (noto il CSI Effect).

Da sempre, visti i numeri della letteratura gialla e thriller e il proliferare di telefilm e film a tema (e di trasmissioni ad hoc), il crimine è un argomento che interessa i più.

Si vuole sapere, leggendo la notizia di cronaca nera, come è morta la vittima, cosa faceva, perché qualcuno ha deciso di ucciderla. Ma soprattutto si vorrebbe sapere chi è l’assassino.

La ricerca del colpevole, infatti, è qualcosa di ancestrale. Il crimine esiste in tutte le società, funge da collante tra le persone: allearsi contro un nemico comune aiuta a progredire.

Il crimine è una frattura della normalità e trovare il colpevole (e assicurarlo alla giustizia) significa ristabilire il giusto ordine delle cose. Per questo, chi più chi meno, si resta coinvolti nella caccia al colpevole. Che sia in un film, in un libro, in una serie tv o nella realtà.

C’è poi un altro aspetto che rende il crimine così popolare e riguarda il fatto che chiunque può commettere un delitto. Spesso e volentieri sono proprio gli insospettabili. Ci si aspetta, infatti, che un appartenente alla criminalità organizzata delinqua, un po’ meno ce lo si aspetta da una ragazzina per bene e di buona famiglia (come Erika De Nardo che, a Novi Ligure, uccise, complice il fidanzato dell’epoca, la mamma e il fratello minore).

Il progetto “Il crimine e la letteratura – L’evoluzione del giallo tra fiction e realtà” vorrebbe avvicinare il lettore (che, quasi sempre, è anche spettatore) al crimine in modo critico e attivo: chi è l’autore e perché ha ucciso, l’analisi dei moventi, la storia di vita delle vittima, la dinamica dei reati.

Nel contempo verranno analizzate e comparate le statistiche: chi uccide, chi viene ucciso, l’andamento dell’omicidio volontario in Italia (e il confronto con l’estero), in modo che il fatto reato non resti un qualcosa a sé, decontestualizzato e libero di essere interpretato a piacimento.

L’analisi dei motivi per cui si ha paura del crimine è tra gli argomenti del progetto.

Le finalità del progetto sono di offrire una base scientifica per affrontare criticamente il crimine, sia che si tratti di realtà che di fiction: è un modo come un altro per comprendere cosa accade nella società.

Uno sguardo ravvicinato e “da dentro” delle scienze forensi che possa permettere ai non addetti ai lavori di farsi un’idea su tempi e modi delle indagini, su come vengano repertate le prove, su cosa siano e dove si trovino gli indizi. E sui motivi per cui, purtroppo, alcuni delitti sembrano destinati a rimanere irrisolti.

Una panoramica dei vari metodi investigativi (dai primordi a oggi) sia nella letteratura che nella realtà offrirà un altro spunto di riflessione. Un altro focus riguarderà l’analisi della figura del criminologo che, in Italia, è una professione in divenire.

Domenica 17 febbraio 2013

Dalle ore 16

Biblioteca comunale Cantoni – via Cairoli 25 – Gropello Cairoli (Pv) 

Ingresso libero

Ladro ucciso: Valentin Frrokaj evaso dal carcere nel 2013

2 febbraio 2013 4 commenti
Valentin Frrokaj, 29 anni, evaso dal carcere in cui era detenuto per omicidio.

Valentin Frrokaj, 29 anni, evaso dal carcere in cui era detenuto per omicidio.

Valentin Frrokaj è il ladro ucciso dal proprietario della casa in cui stava rubando.

La sua fuga sembrava uscita da un film. Ma no, non è vero che il carcere di Parma è come quello di Alcatraz. Innanzitutto c’è la via in cui si trova il carcere italiano che già da sola invita a fare della facile e gratuita ironia. Via Burla. E poi non c’è sicuramente un detenuto affascinante come il Frank Morris (Clint Eastwood) del celeberrimo film Fuga da Alcatraz di Don Siegel (1979).

Ma tant’è. Due albanesi, Taulant Toma e Valentin Frrokaj, quest’ultimo in carcere per omicidio (tanto per dire che non spacciava noccioline andate a male) hanno avuto l’agio, il tempo e il modo di segare le sbarre della loro cella (aiutandosi con delle bombolette di gas per indebolire il metallo) e, una volta riusciti nell’intento, si sono poi calati annodando le lenzuola.

Taulant Toma, 35 anni, albanese, evaso dal carcere di Parma il 2 febbraio 2013

Taulant Toma, 35 anni, albanese, evaso dal carcere di Parma il 2 febbraio 2013

Esatto. Anche io l’ho pensato. Ci sarà un allarme. Una sirena. Un qualcosa che si mette a fare fracasso se qualcuno oltrepassa una certa soglia. No. Anzi, sì. Ovviamente c’è. Ma per oscuri motivi (nessuno si è azzardato a dire che costa o che è guasto e costa ripararlo) il sistema di allarme perimetrale non era in funzione.

Come rubare caramelle a un bambino

La notizia è già di per sé piuttosto bizzarra, ma dato che non c’è limite al peggio, Giovanni Battista Durante del sindacato della polizia penitenziaria ha fatto sapere che “l’allarme non era in funzione come in molte altre strutture”. Avete letto bene cari carcerati che passate di qui. Per cui, se avete intenzione di evadere, l’allarme non dovrebbe essere un problema. Prosegui la lettura…