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Archivio per marzo 2013

“Non ci sono più gli omicidi di una volta”

Fermo immagine da "The Loved Ones".

Fermo immagine da “The Loved Ones”.

Il titolo è tra virgolette perché è il commento di un amico di Facebook, Francesco Trotta, alla mia rimostranza sul fatto che, ultimamente, pare che la gente ammazzi solo per soldi, almeno a questa latitudine. Passione, odio, amore, gelosia, ideali sembrano aver ceduto il passo alla crisi. Anche nel crimine.

Dopo il pluripremiato (in permessi premio) Pietro Maso che sta guadagnando la libertà per aver ammazzato i genitori in modo da impossessarsi dell’eredità, è stata la volta di Alfonso D’Aponte che si è guadagnato 18 anni di carcere per aver ucciso, nel 1997, la sorella (allora 18enne), sempre per questioni di eredità.

Anche D’Aponte ha beneficiato di più di un permesso premio come accade a tutti i bravi carcerati. Durante l’ultimo permesso, stiamo parlando di marzo 2013, ha tentato di uccidere suo fratello. La cosa che fa strano è che D’Aponte di fratelli pare averne parecchi. Per arrivare all’eredità tonda tonda avrebbe dovuto fare una strage.

Forse l’idea non gli dispiaceva. Fatto sta che è tornato in galera con l’accusa di tentato omicidio. Probabilmente sentiremo di nuovo parlare di lui al prossimo permesso premio (elargito perché in carcere si comporta tanto bene) dato che, come detto, i fratelli non gli mancano.

Poi c’è la storia di Ivan Gallo “l’imprenditore fallito” come è stato battezzato dal Corriere della Sera (che gli ha già dato anche del “killer”) che è accusato dell’omicidio dell’orefice Giovanni Veronesi. Secondo le indagini Gallo ha rubato i gioielli ed è scappato a Marbella (Spagna) a rivenderli. Nemmeno a dirlo è stato fermato nel giro di un amen. Prosegui la lettura…

Categorie:crimini

The Following – Del perché le guide cattive (a volte) funzionano

Il serial killer guru Joe Carroll (a destra) e alcuni dei suoi followers.

Il serial killer guru Joe Carroll (a destra) e alcuni dei suoi followers.

La serie tv The Following (ovvero il seguito, nel senso di adepti, seguaci) è in onda da qualche tempo. Chi si aspettava il capolavoro assoluto è rimasto un po’ deluso, chi invece non aveva grandi aspettative ma un po’ di speranza può essere che  sia abbastanza soddisfatto.

La storia, di episodio in episodio, si allarga a macchia d’olio: i discepoli della setta del serial killer con una insana propensione per gli scritti di Edgar Allan Poe, Joe Carroll, sembra non avere confini.

Sono coinvolti uomini in crisi di coscienza, studenti, disoccupati, donne sole e accompagnate e più di un rappresentante delle forze dell’ordine.

Tutti a pendere dalle labbra di Joe che è particolarmente contrariato dal fatto che l’ex agente dell’FBI che continua a dargli la caccia, Ryan Hardy (Kevin Bacon) abbia avuto una parentesi amorosa con la sua ex moglie, Claire. Cosa che farebbe saltare i nervi a chiunque, figuriamoci a un serial killer.

In sostanza ha radunato i seguaci (in una grande magione) solo per far soffrire Hardy. Cosa che sembra stia riuscendo davvero bene dato che l’ex agente non riesce praticamente a salvare nessuno, ogni volta che lo inquadrano lo spettatore sa che di lì a tre minuti avrà un morto tra le braccia. L’ennesimo. Prosegui la lettura…

Categorie:serie tv crime

TJ Lane: killer con la T shirt da killer e il dito medio alzato

L'arrivo in aula di TJ Lane.

L’arrivo in aula di TJ Lane.

TJ Lane a questa latitudine quasi sicuramente non lo conosce nessuno. Il 27 febbraio 2012 si presentò a scuola, la Chardon High School e sparò a un gruppo di studenti uccidendone tre. Altri due rimasero feriti. Aveva con sé una pistola calibro .22 e un coltello. Esplose dieci colpi.

Era un lunedì mattina (tanto per riprendere la canzone “I don’t like Mondays“, non mi piacciono i lunedì, ispirata proprio a Brenda Spencer che giustificò così una sparatoria a scuola) e la caffetteria era piuttosto affollata. Tra gli astanti c’era anche Sadie la sorella di TJ che uscì illesa dalla sparatoria.

TJ Lane il 19 marzo 2013 è stato condannato a tre sentenze a vita senza possibilità di libertà sulla parola e ad altri 37 anni anni di carcere per il duplice tentato omicidio. In aula è arrivato scortato dalla polizia e con il giubbetto antiproiettile. Una volta davanti a giudice, giuria e convenuti si è tolto la camicia.

Sotto indossava una T shirt bianca con la scritta “Killer”. Una cosa casalinga. Fatta da lui con un pennarello. Ha risposto alle domande del giudice ripetendo quello che aveva detto alla prima udienza ovvero che ancora adesso non ha idea del perché abbia sparato. Fatto sta la T shirt non è stato l’unico affronto alla corte. Prosegui la lettura…

Categorie:crimini

Omicidi in libertà – Pietro Maso torna libero dopo 22 anni

Pietro Maso e fidanzata insieme a Fabrizio Corona a Milano.

Pietro Maso e fidanzata insieme a Fabrizio Corona a Milano.

Pietro Maso che nel 1991 uccise i suoi genitori tornerà in libertà, dopo aver scontato 22 anni di carcere, il 15 aprile 2013. In effetti il giudice gli aveva comminato una pena di 30 anni e 2 mesi.

Ma tra la riduzione automatica della carcerazione e l’indulto Maso uscirà con otto anni di anticipo. E dopo aver goduto del regime di semilibertà.

Semilibertà che gli ha garantito anche un incontro con Fabrizio Corona. E le visite alla fidanzata. E il lavoro (lavoro che altri non hanno, naturalmente).

In carcere Maso, come Erika De Nardo, ha ricevuto migliaia di lettere di fan e di donne che si sono proposte come fidanzate, moglie, amanti. Il solito stuolo di fuori di testa, insomma.

Ma dicevamo, dopo Ruggero Jucker è la volta, quindi, di un altro omicida che sarà libero di andare in giro a vivere serenamente la sua vita. Tra l’altro con la coscienza (avendone una, naturalmente) a posto per aver scontato i propri peccati. La storia di Pietro Maso è molto diversa da quella di Ruggero Jucker. Ma è comunque interessante.

Maso, classe 1971, il 17 aprile 1991 con la complicità di tre amici uccise entrambi i genitori, Antonio Maso e Rosa Tessari. Perché? Per entrare in possesso dell’eredità. Insomma. Li ha ammazzati (prendendoli a sprangate) perché non aveva voglia di aspettare la loro naturale dipartita per diventare ricco.

Ricco alla maniera degli yuppies di certi trascurabili film, avete presente? Casinò, donne, auto, profumi e vestiti. Perché Maso, fin da subito, non si è dimostrato un genio. Ha abbandonato la scuola, poi ha lasciato un posto di commesso e un altro in un autosalone. Non aveva voglia di lavorare. Voleva divertirsi. Prosegui la lettura…

Categorie:crimini

Imprenditore spara e poi si uccide. La colpa? Della crisi, ovvio.

Il palazzo della regione a Perugia dove è avvenuto il duplice omicidio suicidio.

Il palazzo della regione a Perugia dove è avvenuto il duplice omicidio suicidio.

Il fatto è questo. Il 6 marzo Andrea Zampi, imprenditore 43enne, è entrato nel palazzo della Regione a Perugia ha sparato , uccidendole, a due impiegate e poi si è suicidato. Pare che, prima di morire, abbia detto: “Mi avete rovinato”. Tempo fa aveva chiesto un finanziamento di 130 mila euro che gli è stato negato.

Il sindaco di Perugia, Wladimiro Boccali, intervistato da Radio Capital ha detto che “è una tragedia immane frutto di un clima orribile legato all’attuale momento economico“. Ora, probabilmente il sindaco Boccali ha parlato sull’onda del momento (cosa che non si dovrebbe fare, soprattutto se uno fa il sindaco).

Di momenti economici (e non solo) davvero bui ce ne sono stati e ce ne saranno. Non è la fine del mondo. Ogni momento più o meno senza luce porta con sé una qualche tragedia. Nel 1929, in America, i ricchi che avevano perso tutto cadevano come mosche (di solito dalle finestre dei grattacieli).

Se solo, invece di commentare come meglio conviene un fatto tragico, si facesse mente locale e si pesassero un attimo le parole non si rischierebbe di dire che un uomo con problemi psichici (dato che Andrea Zampi era stato ricoverato in un ospedale psichiatrico) che uccide due persone è “il frutto di un clima orribile”. Prosegui la lettura…

Categorie:crimini
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