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Archivio per aprile 2013

L’omicidio stradale, una petizione online

Petizione per la proposta di legge per l'omicidio stradale: http://www.omicidiostradale.it/

Petizione per la proposta di legge per l’omicidio stradale: http://www.omicidiostradale.it/

Il 23 aprile 2011 moriva Fabio Poli fratello della cara amica Chiara Poli. Una morte, quella di Fabio, che fa incazzare. Perché se da un lato le disgrazie ci sono (e come potrebbero non esserci, in questa valle di lacrime?) è anche vero che c’è gente che lavora alacremente per farle capitare con una certa scientifica periodicità.

E’ il caso della tizia al volante, con un tasso alcolico sopra il consentito, che uscendo da un parcheggio ha travolto Fabio che arrivava in moto. L’ha travolto e l’ha ucciso. L’ha ucciso perché non ha guardato. Perché l’alcol che aveva nel sangue le ha impedito di ragionare sulla manovra che stava facendo.

Lei non è in carcere. Il suo è stato un omicidio colposo. Ovvero è colpa sua, ma non c’è stato dolo. Cioè non aveva intenzione di ucciderlo. Sicuramente le cose sono andate proprio così. Proprio come ha stabilito il giudice. Ma chi si mette alla guida di un’auto dopo aver bevuto (oltre a essere uno stronzo) è uno che sa che potrebbe ammazzare.

Certo. Non sceglie la vittima. Il veicolo, qualsiasi veicolo, può diventare un’arma impropria, uno strumento per uccidere. Che poi sia volontariamente o in conseguenza di azioni volontarie (fare manovra dove non si può, guidare ubriachi, sorpassare con la striscia continua) è questione di lana caprina.

Fabio è morto. La sua famiglia lo piange ogni giorno. I suoi bambini sono rimasti senza padre perché una signora un po’ ubriaca ha fatto manovra. La signora è ancora libera di fare tutte le manovre di questo mondo. Perché l’omicidio stradale ancora non esiste. Ma le cose possono cambiare firmando la petizione online.

Categorie:crimini

Rebecca Schaeffer: il suo omicidio e lo stalking

19 aprile 2013 3 commenti
Rebecca Schaeffer.

Rebecca Schaeffer.

Rebecca Schaeffer faceva l’attrice. Era la protagonista di una sit com americana Mia sorella Sam. Ma nel frattempo aveva ottenuto un provino per Il Padrino – Parte III e nell’estate del 1989 si stava preparando per affrontarlo al meglio. Era praticamente sempre in casa, quando non era in studio, a provare la parte.

Per Rebecca Schaeffer lavorare con Francis Ford Coppola rappresentava la grande occasione. In effetti aveva già avuto una parte in Radio Days, ma sfortunatamente la sua performance era stata cancellata in sede di montaggio e post produzione.

Rebecca Schaeffer era popolare, non ancora famosa

Rebecca era piuttosto popolare. La mattina del 18 luglio come di consueto in quel periodo stava studiando per l’audizione. Quando il campanello della porta suonò andò ad aprire. Di fronte a lei c’era Robert John Bardo. Aveva in mano un autografo dell’attrice.

I due parlarono per qualche minuto. Rebecca era molto seccata dal fatto che lui si fosse presentato a casa sua e gli chiese, quindi, di andarsene e di non tornare un’altra volta. Chiuse la porta e, presumibilmente, tornò al copione del film.

Robert John Bardo non era un fan come tutti gli altri. Bardo, infatti, era ossessionato da Rebecca. Ma la sua storia di ossessioni inizia qualche anno prima. Quando Bardo si invaghisce di Samantha Smith, giovanissima attivista politica durante la guerra fredda. Le invia centinaia di messaggi. Prosegui la lettura…

Categorie:crimini

Workshop Stalking – Lacchiarella – 18 aprile h. 20.45

18 aprile 2013 2 commenti

stalking conferenzaCos’è lo stalking, chi sono gli autori, chi sono le vittime.

E, soprattutto, come evitare di rimanere vittima di stalking e cosa fare se, invece, lo si è già.

Il workshop prevede l’analisi di casi pratici per comprendere le dinamiche di coppia che diventano azioni del singolo.

Il workshop è il primo di un ciclo di incontri: Relazioni pericolose.

Il 2 maggio Minori e social network.

Il 16 maggio La rabbia della strada.

Ingresso libero.

Rocca Viscontea – piazza Risorgimento – Lacchiarella

h. 20.45

Categorie:crimini

Perché non comprerò e non leggerò il libro di Pietro Maso

Pietro Maso.

Pietro Maso.

Pietro Maso è uscito dal carcere oggi, lunedì 15 aprile 2013, dopo aver scontato una pena di 22 anni per l’omicidio dei suoi genitori compiuto il 17 aprile 1991.

E’ uscito e, come ha detto Roberta Cossia, il magistrato di sorveglianza che ha firmato il fine pena, “è un cittadino come gli altri. E come tale dovrà essere considerato”.

E a breve uscirà anche il suo libro che ho deciso di non leggere. Perché se da un lato è vero che Pietro Maso è tornato un cittadino come gli altri resta il fatto che un omicidio lui, a differenza della maggior parte degli altri, lo ha commesso. Quindi proprio uguale a me e agli altri non omicidi non è. Non può essere.

La mia saggia amica Chiara Poli ha fatto sapere qualche giorno fa che non avrebbe avuto molta stima per i compratori del libro di Maso, ma che per me avrebbe fatto un’eccezione, ma solo perché faccio la criminologa. Ci ho pensato, anche se la sua era una battuta.

E il libro non lo compro. E non lo leggo. Pietro Maso può tranquillamente vivere il resto della sua vita da uomo libero come meglio crede. Ma non credo abbia qualcosa da dirmi. E il suo libro è più che altro uno schiaffo al buongusto. Corriere oggi pubblica qualche frase (il titolo qui non è citato volutamente). Prosegui la lettura…

Quattro chiacchiere sulla scena del crimine

La scena del crimine piuttosto affollata: 10 più il morto.

La scena del crimine piuttosto affollata: 10 più il morto.

Mirco Sacher è stato trovato morto alla periferia di Udine. Due ragazze di 15 anni hanno dichiarato di averlo ucciso, soffocandolo, per difendersi da un tentativo di violenza sessuale.

Le indagini si sono aperte con una denuncia contro ignoti perché gli investigatori devono verificare la tesi delle ragazze che sono in stato di fermo.

Di solito, quando si fanno le indagini, ci si organizza innanzitutto per preservare la scena del crimine, ovvero il luogo in cui è stato ritrovato il cadavere che non è necessariamente anche il posto dove si è consumato il delitto. Il corpo potrebbe essere stato portato lì da morto. E la persona, quindi, potrebbe essere stata uccisa da un’altra parte. Si cercano segni di trascinamento, magari residui, impronte di scarpe, cose così insomma. Per cui camminare e stazionare sulla scena del crimine non è una scelta vincente.

Stagione dopo stagione (siamo alla 13esima) CSI ha insegnato che sulla scena è meglio non pasticciare troppo, andarci vestiti adeguatamente, evitare di sparpagliare dna (quello che ognuno di noi si porta appresso) e altre tracce. Perché poi è piuttosto difficile andare a cercare di separare le prove dagli errori.

Incredbilmente non lo dice solo CSI (e sarebbe sufficiente guardare, anche svogliatamente, qualche episodio per imparare qualcosa) ma qualsiasi manuale di intervento sulla scena del crimine, uno per l’altro, senza andare a cercare il top del top. Sulla scena si va con le tute, con i calzari e non ci si affolla tutti insieme. Prosegui la lettura…

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Il fascino sinistro del male e The Walking Dead

Carl Grimes nell'episodio finale della terza stagione di The Walking Dead.

Carl Grimes nell’episodio finale della terza stagione di The Walking Dead.

“Il male mi affascina, perché?”. La domanda è arrivata con un messaggio. Chi l’ha fatta è una brava persona anche se si è definita “sadico buono“, nel senso, immagino, che il sadismo l’attira, ma non ha mai fatto male a nessuno. Spero.

Così ho pensato, dato che la cronaca sta regalando, ma io non ho voglia di seguirla, di fermarmi a pensare al male. E’ male che una donna uccida avvelenandola sua figlia e poi si suicidi. Ma è un male che fa talmente male che non affascina. Fa male e basta.

Quello che affascina del male è il lato oscuro, non la disperazione. Una madre che uccide la sua bambina e poi si suicida è disperata. E la disperazione, di solito, allontana tutti, non li attira.

Il male che piace (che piace a molti di noi, diversamente non si spiegherebbe il fiorire di programmi, serie tv, film, libri, fumetti e via dicendo) è quello che la disperazione, se c’è, è funzionale alla storia o la giustifica.

Riflessione che ho fatto guardando il season finale della terza stagione di The Walking Dead. Riflessione che ha fatto molto meglio di me MrChreddy nel suo Nerd’s Revenge e che trovate qui.

In un mondo afflitto da un’invasione di zombie la gente prima si unisce per difendersi dai morti viventi e poi dai viventi. Verso la fine dell’episodio il ragazzino del gruppo, Carl, uccide un altro ragazzino.

Non è uno zombie. E’ un ragazzino vivo e vegeto. Solo che aveva tentato di ucciderlo e Carl, nonostante l’altro si fosse arreso, l’ha ammazzato ugualmente. La spiegazione? Semplice. Uno che tanta di ucciderti prima o poi ci riuscirà, meglio prevenire che rischiare di farsi ammazzare. Prosegui la lettura…

Categorie:serie tv crime
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