Il fascino sinistro del male e The Walking Dead

Carl Grimes nell'episodio finale della terza stagione di The Walking Dead.
Carl Grimes nell’episodio finale della terza stagione di The Walking Dead.

“Il male mi affascina, perché?”. La domanda è arrivata con un messaggio. Chi l’ha fatta è una brava persona anche se si è definita “sadico buono“, nel senso, immagino, che il sadismo l’attira, ma non ha mai fatto male a nessuno. Spero.

Così ho pensato, dato che la cronaca sta regalando, ma io non ho voglia di seguirla, di fermarmi a pensare al male. E’ male che una donna uccida avvelenandola sua figlia e poi si suicidi. Ma è un male che fa talmente male che non affascina. Fa male e basta.

Quello che affascina del male è il lato oscuro, non la disperazione. Una madre che uccide la sua bambina e poi si suicida è disperata. E la disperazione, di solito, allontana tutti, non li attira.

Il male che piace (che piace a molti di noi, diversamente non si spiegherebbe il fiorire di programmi, serie tv, film, libri, fumetti e via dicendo) è quello che la disperazione, se c’è, è funzionale alla storia o la giustifica.

Riflessione che ho fatto guardando il season finale della terza stagione di The Walking Dead. Riflessione che ha fatto molto meglio di me MrChreddy nel suo Nerd’s Revenge e che trovate qui.

In un mondo afflitto da un’invasione di zombie la gente prima si unisce per difendersi dai morti viventi e poi dai viventi. Verso la fine dell’episodio il ragazzino del gruppo, Carl, uccide un altro ragazzino.

Non è uno zombie. E’ un ragazzino vivo e vegeto. Solo che aveva tentato di ucciderlo e Carl, nonostante l’altro si fosse arreso, l’ha ammazzato ugualmente. La spiegazione? Semplice. Uno che tanta di ucciderti prima o poi ci riuscirà, meglio prevenire che rischiare di farsi ammazzare.

Ecco, Carl non l’ha detta proprio così, complice anche il fatto che parla grazie a meravigliosi sceneggiatori, ma il senso era quello. E ci sono rimasta. Cioè, ho trovato che avesse ragione. Ma che fosse tutto sbagliato.

Carl Grimes e l'arma silenziata (in modo piuttosto artigianale).
Carl Grimes e l’arma silenziata (in modo piuttosto artigianale).

Eravamo partiti con l’ammazzare solo gli zombie e, tra l’altro, era drammatico anche quello, insomma erano state persone, in qualche modo lo erano ancora persone anche se meno collaborative, decisamente affamate di carne umana e poco inclini al dialogo.

Poi, una volta sdoganato il fatto che, ok, gli zombie vanno ammazzati, i nostri (i vivi di The Walking Dead) hanno iniziato a usare ognuno il suo personalissimo modo (modus operandi) per ammazzare. Lo fanno anche i serial killer. Lo dice anche l’FBI.

C’è chi preferisce mettersi a fare il cecchino da lontano, chi ama lame affilate e chi invece opta per le armi improprie. A questo punto, però, i nostri eroi si sono sentiti minacciati meno dagli zombie e più dagli “altri”.

Altri che, a ben vedere, hanno fatto parecchio Lost. In Lost i problemi erano tanti: fumo nero che non si capisce da dove arriva e dove va, casini di ogni genere e grado per sopravvivere, salti temporali. E la preoccupazione maggiore qual è? L’altro.

Rick Grimes (Andrew Lincoln) con il figlio Carl e le lezioni pratiche di tiro.
Rick Grimes (Andrew Lincoln) con il figlio Carl e le lezioni pratiche di tiro.

Gli Altri. Che come diceva Sartre (e anche Gil Grissom di CSI) “l’inferno sono gli altri”. E pare proprio sia così. Perché la guerra agli zombie è diventata uno stile di vita, in the The Walking Dead e non poteva essere altrimenti.

Ma le remore iniziali sull’omicidio sono state di gran lunga superate dalla legge del più forte. E quindi il problema è diventato sì, sopravvivere in un mondo popolato di zombie ma con le proprie regole, i propri valori, la propria morale.

Regole, valori e morale che includono l’uccisione di chi non li condivide. Di chi li minaccia. Di chi non si adatta. E in tv è tutto così facile. Un proiettile ben assestato nel cranio e tutto si risolve. E quell’arma tra le mani che detta legge.

E sono ancora lì a pensare che pur essendo sbagliato è facile. Giusto. Tra l’altro prima o poi ci sarà l’idiota di turno, come già qualcuno prima di lui, che ammazzerà il compagnetto di classe dicendo che si sentiva come Carl.

Ma poi, alla fine, mi viene da dire che, sì, il male ha il suo fascino. E fa bene all’anima. Fa bene perché rimette ordine, detta legge e si fa rispettare. Senza essere un crimine. Almeno in tv. Per tutti noi che, forse, siamo sadici buoni.

4 pensieri su “Il fascino sinistro del male e The Walking Dead”

  1. Il parallelismo tra la struttura di TWD e Lost l’avevo notato anche io.

    I due gruppi, quello buono e “gli altri”.
    Il capo dei buoni che si trova in quel ruolo in modo riluttante, solo perché ne sa.
    Il capo dei cattivi che fa il doppio e triplo gioco con avvitamento ed entrata in acqua senza schizzi, che non si sa mai se dice una bugia o la verità.

    Insomma i punti in comune sono tanti.

    Per il corpo dell’articolo, direi che sono in parziale accordo, nel senso che io la mia “libidine del macabro” la sublimo con i telefilm e i videogiochi. Non credo di riuscire a fare quello che faccio con il pad in mano anche nella vita… e sinceramente preferisco vedere Carl che fa fuori un potenziale pericolo, piuttosto che sentire della madre che fa fuori la figlia con il veleno e poi tenta il suicidio.

  2. Ciao MrChreddy,
    io non sublimo con i videogiochi, sono sempre stata una chiavica a giocarci. Vado al poligono e sparo. E la sensazione dell’arma carica in mano ha il suo fascino, il suo perché (anche se sono certa scriverlo qui mi fa sembrare un’invasata fuori di testa, ma tant’è). Sparare al bersaglio mi fa sentire meglio.
    E sono con te nel dire che le mamme disperate restano mamme disperate. Una tragedia. Niente altro. Ed è meglio, quindi, Carl che ammazza zombie e non zombie.
    Grazie per essere passato di qui. 🙂

  3. Mai sparato con un arma vera in vita mia… una scacciacani non credo che conti.

    Le armi, insieme alle moto e alle cimici che entrano in casa durante la primavera, sono la cosa che mi spaventa di più in assoluto… poi magari ne provo una e divento un cecchino. 🙂

  4. Le moto e le cimici, in effetti, mi spaventano ancora. E anche le armi. Il fascino del male sta proprio nel fatto che mi spaventa… se mi rinchiudono domani, facciamoci poi delle domande, ecco… 🙂

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