Perché non comprerò e non leggerò il libro di Pietro Maso

Pietro Maso.
Pietro Maso.

Pietro Maso è uscito dal carcere oggi, lunedì 15 aprile 2013, dopo aver scontato una pena di 22 anni per l’omicidio dei suoi genitori compiuto il 17 aprile 1991.

E’ uscito e, come ha detto Roberta Cossia, il magistrato di sorveglianza che ha firmato il fine pena, “è un cittadino come gli altri. E come tale dovrà essere considerato”.

E a breve uscirà anche il suo libro che ho deciso di non leggere. Perché se da un lato è vero che Pietro Maso è tornato un cittadino come gli altri resta il fatto che un omicidio lui, a differenza della maggior parte degli altri, lo ha commesso. Quindi proprio uguale a me e agli altri non omicidi non è. Non può essere.

La mia saggia amica Chiara Poli ha fatto sapere qualche giorno fa che non avrebbe avuto molta stima per i compratori del libro di Maso, ma che per me avrebbe fatto un’eccezione, ma solo perché faccio la criminologa. Ci ho pensato, anche se la sua era una battuta.

E il libro non lo compro. E non lo leggo. Pietro Maso può tranquillamente vivere il resto della sua vita da uomo libero come meglio crede. Ma non credo abbia qualcosa da dirmi. E il suo libro è più che altro uno schiaffo al buongusto. Corriere oggi pubblica qualche frase (il titolo qui non è citato volutamente).

“Vado in bagno. Devo lavarmi. Apro a manetta l’acqua calda, tengo la testa bassa. Fisso le macchie sul dorso delle mani. E’ sangue. E’ il sangue di mio padre. E’ il sangue di mia madre. Ci è schizzato sopra, sulle dita”. A parte la pochezza grammaticale colgo una pochezza morale. Perché sapere altro?

Il caso di Mary Bell

In Inghilterra anni fa una bambina, Mary Bell, ha ucciso altri bambini. Il Regno l’ha punita, ma poi, a un certo punto ha avuto pietà di lei. E lei è uscita dal carcere. Ha fatto figli. E a un certo punto ha sentito la necessità di pubblicare. Necessità che di solito va di pari passo con un lauto compenso da parte di qualche editore.

I familiari delle vittime hanno chiesto al governo che le fosse impedito di guadagnare raccontando le sue gesta. E non tanto perché, di per sé, c’è già qualcosa che non va. Ma perché le vittime non ci sono più. Non possono dire la loro. Non possono nemmeno dire se sono più o meno contente che il loro aggressore racconti la storia. La loro storia.

Alla fine, i soldi

Pietro Maso ha ammazzato entrambi i genitori per l’eredità. E adesso si mette a raccontare come ha fatto, cos’ha provato (davvero ci interessa saperlo?) e probabilmente dirà anche che gli dispiace. Chissà se sua madre e suo padre sarebbero fieri di lui. Di quel figlio che nella vita non ha fatto mai niente di buono.

E che adesso, in barba ai tantissimi potenziali autori che devono scegliere la strada del self publishing perché ignorati dagli editori, è diventato autore (oltre che di un duplice omicidio) di un libro. Magari sua madre da lassù è tutta fiera. E suo padre, quel padre il cui sangue è andato a finire sulle mani del figlio, un po’ gongola.

O forse no.

11 pensieri su “Perché non comprerò e non leggerò il libro di Pietro Maso”

  1. Sono d’accordo con te. Con tutto il rispetto per chi ha scontato la sua pena in carcere, ma qui fuori c’è gente che fa fatica non solo a pubblicare, ma anche a trovare lavoro. E fanno bene gli inglesi a non permettere di guadagnare con gli omicidi.

  2. Tutti devono avere la possibilità di vivere liberamente dopo aver scontato la propria pena . Ma un po’ di dignità !

  3. Lo letto il libro….non ti si tira indietro in niente,non trova giustificazioni in quello che ha fatto anzi si prende le colpe di tutto e di tutti….ha pagato il suo debito e merita rispetto,merita di avere un altra possibilità come essere umano e come persona.
    Il lavoro non è l’unico che durante la semi libertà gli è stato dato un lavoro e un mezzo per riprendersi in mano la sua vita…fà parte del percorso e del programma di rinserimento nella vita sociale….si può essere d’accordo o pure no ma è la vita,

  4. In effetti. Sono d’accordo con te sull’avere una possibilità. E soprattutto sull’avere, comunque, dignità… Grazie!

  5. Ciao Ginevra,
    grazie per essere passata e aver lasciato il tuo commento. Hai ragione per quanto riguarda un’altra possibilità. E i detenuti che possono lavorare sono sicuramente l’esempio di una società civile.
    Resta il fatto che, come ho detto, non comprerò il libro. In Italia tantissimi autori molto bravi e che non hanno mai fatto male a nessuno non trovano un editore. Credo che Maso sia anche l’esempio che, oltre alla seconda possibilità (ripeto, più che giusta), il crimine paga. E come.

  6. Anche se va tanto di moda sparare sul maschio, e continuare a mettere alla gogna mediatica, anche chi a differenza di altri assassini (o assassine sarebbe meglio dire) di genitori e/o amici/coetanei, il debito con la giustizia lo ha pagato ! …e ricordiamolo: Pietro lo ha pagato, perchè 20 anni effettivi non sono bruscolini ! è entrato ragazzino (come lo si è a 18 anni)…esce ultra quarantenne ! . Dico questo proprio per SOTTOLINEARE come in altri casi (ed altri sessi) le cose vanno in maniera sostanzialmente diversa: La strage di Novi Ligure e la ben nota Erika che uccide madre e fratellino di 10 anni, con ben 97 coltellate ma esce dopo SOLO 7 anni !!! 7 non sono 20 e non lo sono neanche come BILANCIO SU UNA VITA (l’unica che abbiamo) Se Pietro “è un mostro” e non merita di rifarsi una vita (è questo è il verdetto già dato dai giudici con i 20 anni) pare che per Erika non sia così….dopo l’efferato e mostruoso delitto premeditatissimo…fatto sta che Erika non è un mostro mentre Pietro sì, la prima merita di rifarsi una vita (7 anni e la matematica non perdona) mentre il secondo NO ! La differenza ??? la si trova in mezzo alle gambe… e non può essere che così non ci sono altre differenze nè giustificazioni ….la differenza non possono essere i pochi mesi che separavano Erika dal compiere i 18 anni, ed i pochi mesi in assoluto che separavano l’età di Erika da quella di Pietro. La pietà e la funzione rieducativa, del sistema è sessista, non va verso l’essere umano ma solo verso la femmina. Altro caso eclatante (a rafforzativo) l’assoluzione tra mille dubbi dell’americanina carina carina e con il naso all’insù che ha amazzato Meredith Kercher, tra prove schiaccianti, e media zittiti, opinione pubblica messa a tacere, e figure istituzionali corrotte, e l’africano accusato di tutto ciò che ogni indizio, ricostruzione basata sulla logica, o prova scientifica veramente raccolta, ha ed avrebbe di fatto scagionato ! La differenza la vediamo anche nel caso di Alessio Burtone, non paragonabile a quello di Erika (Alessio era stato aggredito e si era difeso anche se molto energicamente, ma nulla di premeditato, al massimo colposo !) …ma anche lì (maschio) il braccio secolare della legge, è stato spietato !!!

  7. P.S. …e nei commenti…sento “piovere cacca” perchè uno, senza più opportunità ne’ possibilità di lavoro, dopo 20 anni segregato in cella, e “l’enorme” reputazione, che anche i media hanno contribuito (quelli non per soldi e tirature…VERO ???) a creargli, e con un tale “SCAMPANAMENTO” che non vi è nessuna possibilità, che gli italiani dimentichino in 200 anni.,… “cacca a frotte” perchè, emarginato e staccato dalla società, stò tizio, adesso, cerca di sopravvivere, scrivendo un libro sulla propria esperienza ?? ….Se lo farà Erika …invece diventerà una “grande scrittrice” una “eroina” …immaginiamo !!!!

  8. Pubblico il tuo commento pur dissociandomi completamente da tutto quello che, confusamente e aggressivamente, scrivi.

  9. La dimostrazione di quando sia diventato uomo Pietro Maso stà proprio nel fatto che ha cercato un ulteriore notorietà e guadagno speculando sui cadaveri dei genitori con questo suo libro (primadonna e accattone fino alla fine). E’ uno schifoso!!!!!! A 19 anni io ero in Somalia in missione di pace con l’ Esercito Italiano

  10. Ciao Luigi,

    infatti, come te, ho pensato che non ci fosse limite al peggio. Anche da parte di chi ha investito per pubblicare con la speranza di guadagnare.

    Ignobile.

    Grazie per essere passato di qui. E grazie per la missione di pace in Somalia.

    Cristina

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