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Archivio per maggio 2013

Muggiano, rom, furti seriali e sicurezza

La cancellata divelta nell'area di servizio di Muggiano.

La cancellata divelta nell’area di servizio di Muggiano.

Probabilmente dovrei scrivere del 15enne che ha ucciso la sua coetanea accoltellandola e dandole fuoco, prima o poi lo farò. Forse. Oggi però c’è una storia di furti seriali.

Muggiano è un quartiere alle porte di Milano. In Tangenziale Ovest ci sono anche, in entrambe le direzioni, le aree di servizio omonime con benzinaio, mini market e zona dedicata ai tir e al riposo dei camionisti.

L’accampamento dei rom si trova a poche centinaia di metri dall’area di servizio in direzione di Milano. Se si transita in tangenizale, rallentando (stando attenti a non creare disagi e problemi agli altri automobilisti), lo si vede sulla destra.

Il degrado, anche se si osserva per pochi secondi, è evidente. Ci sono auto distrutte e abbandonate in quello che, al colpo d’occhio, pare un acquitrino. Viene da pensare, in primis, alle condizioni igienico sanitarie del campo e dei suoi abitanti. Precarie, nella migliore delle ipotesi.

Se ci si ferma per qualche decina di minuti nell’area di servizio si può notare il transito dei rom che arrivano dal loro campo e, passando a ridosso del guard rail, fanno rifornimento di acqua e benzina. Spesso restano nel mini market e chiedono l’elemosina ai viandanti.

Tutto questo, in sé, non rappresenta niente di pericoloso: miseria umana, certo, condizioni disperate, sicuramente, stile di vita (per chi l’ha scelto), forse. Ogni tanto nel mini market ci sono dei furti. Ma succede in ogni supermercato, negozio, esercizio commerciale: il furto è fisiologico.

Certo. I furti nel mini market sono seriali: ovvero succedono con una certa scientifica puntualità. Ed è normale: le scorte finiscono, occorre rifornirsi.

Diverso, invece, il caso dei furti (quasi ogni notte, seriali anche quelli, quindi) sui tir. I camionisti di passaggio, infatti, si fermano per le ore di riposo. I rom arrivano sempre dal campo, ma dato che la merce da trafugare è parecchia di solito divelgono le inferriate che delimitano l’area di sosta. Prosegui la lettura…

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Crimine, disperazione e gesti eclatanti

16 maggio 2013 1 commento
Le tracce dopo le aggressioni di Mada Kabobo a Milano.

Le tracce dopo le aggressioni di Mada Kabobo a Milano.

La cronaca, negli ultimi tempi, ha regalato tanto. Anche troppo, in effetti. A Milano durante le prime ore del mattino di sabato 11 maggio il ghanese Mada Kabobo ha colpito cinque passanti con armi improprie (reperite in cantieri evidentemente non del tutto in regola con le norme di sicurezza) uccidendone tre.

La mattina del 16 maggio Davide Spadari, 36 anni, ha sparato e ucciso i suoi ex datori di lavoro, Rocco e Salvatore Brattalotta 47 anni e 22 anni, padre e figlio. I carabinieri l’hanno arrestato mentre percorreva la strada verso la caserma. Stava andando a costituirsi. Ha detto che i due lo “trattavano male”.

Sempre il 16 maggio un pensionato 60enne di Parigi ha scelto l’atrio di un asilo, in quel momento pieno di bambini, per suicidarsi. L’ha fatto sparandosi con un fucile a canne mozze. I piccoli ospiti della struttura, dato che il gesto è stato improvviso, non hanno potuto fare a meno di assistere alla scena.

Ancora il 16 maggio (probabilmente segnato da una congiunzione astrale sfavorevole) una donna di 30 anni, a Bologna, al culmine di una lite con il fidanzato si è data fuoco. Lui, 32 anni, ha tentato di porre rimedio spegnendo le fiamme con un estintore.

L’elenco potrebbe proseguire anche andando a ritroso: il 28 aprile Luigi Preiti ha sparato a due carabinieri davanti a palazzo Chigi, poi ha anche aggiunto che voleva suicidarsi e che avrebbe voluto sparare a qualche politico.

Gesti esagerati

La disperazione in questi casi sicuramente c’entra. E c’entra parecchio. Ognuno di noi ha avuto, ha (o avrà, senza voler potere massicce dosi di sfiga), momenti di cupa disperazione. Ma nella maggior parte dei casi si opta per la rassegnazione, per la depressione o per un cambio di vita.

Non per l’omicidio. O il suicidio. O entrambi, tanto per tagliare la testa al toro. Parlare di casi disperati è doveroso. Chi si trova in difficoltà, in un mondo giusto, va aiutato. Ma questo mondo non è giusto. E la disperazione è accompagnata dalla solitudine. Prosegui la lettura…

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