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Archivio per giugno 2013

Sos Tata, violenza domestica e dintorni

11 giugno 2013 6 commenti
Luciana, madre fustigatrice di Sos Tata.

Luciana, madre fustigatrice di Sos Tata.

La puntata è quella in onda su FoxLife+2 canale 116 di Sky verso le 13 dell’11 giugno (secondo episodio della quinta stagione) in cui Luciana, madre di tre figli, mette ordine e disciplina picchiandoli con un frustino.

Come si faceva anticamente e come fa suor Jude in American Horror Story (che difatti è una serie tv dell’orrore e non un ballo per educande).

La trasmissione Sos Tata, dal punto di vista sociologico (e criminologico), offre uno spaccato interessante di quello che è la famiglia. Magari una sola puntata non è sufficiente per accorgersene, ma se lo si guarda con una certa scientifica costanza (a costo di farsi del male) lo spaccato emerge. E che spaccato.

I genitori del secondo episodio della quinta stagione (uno spezzone lo trovate qui) sembrano davvero usciti da un film horror (e se vorranno querelarmi lo facciano): lui è uno che vive con il blue tooth nell’orecchio, anche quando è costretto a pranzare con i figli.

E’ anche uno che li insulta alla maniera di “vaffanculo, sei uno scemo”. Che li minaccia e che alla fin della fiera non sembra essere particolarmente interessato a cosa fanno. E’ uno che torna a casa con il regalo per il figliolo più grande e dice “Io le promesse le mantengo”. Anche se il tono era quello di una minaccia.

La madre, Luciana, per la prima parte dell’episodio ha passato il suo tempo a minacciare i tre figli (tutti più o meno in età scolare), a picchiarli come una vecchia strega isterica e a citare (a culo, direi) passi della Bibbia, giustificando il tutto con “sono evangelica” come se gli evangelici passassero il tempo a pestare la prole. Prosegui la lettura…

Femminicidio. La prima mossa? Una task force

Isabella Rauti, consigliere anti femminicidio.

Isabella Rauti, consigliere anti femminicidio.

Isabella Rauti, moglie del (ex?) sindaco di Roma Gianni Alemanno, figlia di Pino Rauti è stata nominata da Angelino Alfano il 10 giugno consigliere anti femminicidio.

Isabella Rauti si è affrettata a ringraziare per la fiducia e poi ha detto: “Contro la violenza alle donne e il femminicidio, vera emergenza sociale, è necessario costituire una task force interministeriale così da rendere efficaci gli interventi di contrasto, di prevenzione e che permetta di elaborare un piano complessivo efficace“.

In sostanza dice che ci vuole qualcuno che faccia qualcosa. Di efficace (fortuna che è stato sottolineato, mica che qualcuno pensasse di presentarsi e fare un piano complessivo farlocco). Il che non è un granché. Isabella Rauti ha una laurea in lettere con indirizzo pedagogico. E poi ha già avuto occasione di lavorare in due ministeri (pari opportunità e lavoro) ed è presidente di una onlus contro la violenza sulle donne.

Quindi probabilmente di femminicidio ne sa parecchio. Diversamente Alfano mai nella vita l’avrebbe nominata consigliere anti femminicidio. O no? La mossa intelligente di Isabella Rauti è stata quella di dire che serve la task force: ovvero di mettere insieme qualcuno che ne sappia qualcosa e sia in grado di fare qualcos’altro.

Così, tanto perché oggi non ho niente da fare, ho pensato di parlare un po’ anch’io di femminicidio. Innanzitutto non sono d’accordo con la nuova consigliera Isabella Rauti che dice che il femminicidio è una “vera emergenza sociale”

Si parla, infatti, di emergenza sociale quando un certo fenomeno destabilizza una società (altrimenti non è sociale, è al limite, personale). Il femminicidio, che già di per sé è una parola coniata per far tendenza e marketing, c’è sempre stato e sempre ci sarà.

Quindi, già che la parola mi urta devo anche dire perché. Le donne hanno lottato per anni per avere la parità e se vengono ammazzate non è nemmeno omicidio. Dire “femminicidio” equivale a banalizzare.

Nel codice penale, il femminicidio, ovviamente non c’è, proprio perché uomini e donne sono uguali, sono persone. Per cui si tratta dell’omicidio di una donna, di una persona. Direi che è meglio chiamare le cose con il loro nome. Omicidio, quindi. Prosegui la lettura…

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