Cleveland, corpi morti e serial killer

La polizia nel giardino della casa di Michael Madison dove sono stati ritrovati i cadaveri.
La polizia nel giardino della casa di Michael Madison dove sono stati ritrovati i cadaveri.

Una delle ricerche più frequenti che portano a questo blog è “perché i serial killer sono americani”. In effetti, se siete arrivati qui cercando con questa frase, una risposta, una sola, non c’è. Alcuni sostentono che si tratti di Dna. Cioè è nel Dna degli americani essere più serial killer degli altri. L’affermazione, però, non è provata.

Il fatto che in America alle notizie venga dato ampio spazio, anche (e soprattutto) a quelle di cronaca nera offre una panoramica ampia e pressoché completa di ciò che succede nei vari Stati americani. Non c’è un gran mistero attorno a ciò che l’Fbi sta fecendo o su chi sta cercando: sul loro sito (Fbi.org) c’è scritto tutto. Con tanto di foto.

Un po’ diverso in fatto di notizie, per esempio, il caso della Cina, del Giappone, della Mongolia, della Russia (e relativi stati ex Urss, tipo il Kazakistan, il Tagiskistan e via per tutti gli altri “stan”), della Corea del Nord (soprattutto, ma anche quella del Sud). Tutti questi Paesi (e molti altri, anche europei) non amano parlare dei fattacci di casa.

Del lavare i panni sporchi in famiglia

Preferiscono tacere. O, nel caso europeo, parlare dei fattacci degli altri mentre continuano a lavari i panni sporchi in famiglia. Per cui il primo problema riguarda proprio le notizie. In Cina, pare, che qualcuno nelle più remote pianure pratichi ancora il cannibalismo (soprattutto con i corpi dei bambini che, come si sa, non godono di particolari diritti a quella latitudine).

Andrei Chikatilo durante la ricostruzione del suo modus operandi.
Andrei Chikatilo durante la ricostruzione del suo modus operandi.

In Russia qualche serial killer da far spavento c’è stato, uno per tutti Andrei Chikatilo soprannominano senza troppi complimenti “lo squartatore di Rostov” (o anche “il macellaio di Rostov” giusto per chiarire le sue predisposizioni). Anche in Giappone e in Cina ne hanno avuti. Ma in effetti, resta il fatto, che in America i serial killer sembrano spuntare come funghi.

Dead in Cleveland

Ultimamente Cleveland (Ohio) sembra essere un posto decisamente fertile per quanto riguarda stupratori, sequestratori e killer di vario tipo (a dispetto dellle serie tv che descrivono la città come un posto noioso). A maggio sono state ritrovate tre donne scomparse un decennio prima: erano le schiave sessuali di Ariel Castro. Una di loro ha anche avuto una figlia da lui.

Nel 2009, sempre a Cleveland, Anthony Sowell, cinquantenne di colore, con precedenti per stupro, viene arrestato perché la polizia entrata a casa sua dopo la segnalazione da parte di una donna di un tentativo di violenza ha trovato nel soggiorno due cadaveri. Altri otto corpi senza vita, sempre di donne, sono stati trovati negli armadi, in cantina e in giardino.

Da qualche parte, in una delle stanze, un agente ha trovato anche un sacchetto con dentro un teschio umano. Altri resti sono stati rinvenuti qui e là. Sowell è stato soprannonimano “lo strangolatore di Cleveland” ed è stato condannato alla pena capitale per aver ucciso almeno 11 persone. Attualmente si trova nel braccio della morte in attesa che la sentenza venga eseguita.

Il serial killer televisivo Dexter (Michael C. Hall) e la plastica.
Il serial killer televisivo Dexter (Michael C. Hall) e la plastica.

Plastica delle mie brame

Il 20 luglio, sempre a Cleveland, la polizia ha scoperto il cadavere di una donna avvolto in teli di plastica (come non pensare a Dexter?). Era abbandonato in un campo. E iniziando a fare indagini il giorno dopo è giunta nell’abitazione del 35enne Michael Madison, anche lui con precedenti per stupro e anche lui di colore, dove ha trovato altri due cadaveri avvolti nella plastica.

La morte delle donne risale a una decina di giorni prima della scoperta dei loro cadaveri. Madison, per ora, pare non avere intenzione di collaborare e non dice se ci siano o meno altri corpi da trovare. Ma sembra aver detto che è stato in qualche modo “ispirato” dalle gesta di Sowell.

Matti e non matti

Questo fatto accade con una certa allarmante regolarità: serial killer che emulano altri serial killer. Naturalmente non si diventa serial killer di punto in bianco solo perché lo si è visto in tv o lo si è letto sui giornali. Va da sé che bisogna volerlo. E qui si va dritti dritti al discorso dell’essere o meno capaci di intendere o di volere.

In Italia c’è la tendenza a riconoscere la patologia mentale con facilità. Riconoscere che qualcuno non è in grado di “volere” e di “capire” significa non potergli fare un processo. In America pochissimi giudici sono propensi ad ammettere il momentaneo (o permanente) stato di incapacità (con la conseguenza che la gente, nella migliore delle ipotesi, finisce in carcere).

Non troppo connessi

Uno degli aspetti più interessanti in merito alla domanda “I serial killer sono americani?” riguarda l’aspetto logistico. Negli Stati Uniti tutti possono cambiare il loro nome e cognome. Non è difficile. Non solo. I documenti, molto spesso, non riportano alcuna fotografia. Le varie forze dell’ordine non comunicano tra loro.

Ci sono gli sceriffi per le contee (e se le contee sono piccole è facile che lo sceriffo sia anche il proprietario della drogheria o del distributore di benzina), poi c’è la polizia di Stato e poi c’è la polizia federale (l’Fbi) che interviene per crimini commessi in più di uno Stato o per reati maggiori, più gravi.

Ricerche di altri corpi a Cleveland.
Ricerche di altri corpi a Cleveland.

Inseguendo il serial killer

Anni fa è stato approntato un sistema, il VICAP (VIolence Criminal Apprehension Program), in cui ogni poliziotto di ogni Stato e contea può inserire i dati di un crimine particolarmente efferato (comprese le violenze sessuali): l’idea è quella di stabilire se ci siano o meno legami tra crimini per risalire, eventualmente, al criminale.

In più gli americani si spostano. Non è strano che si cambi lavoro, abitazione, Stato più volte durante la propria vita. Già per studiare i ragazzi, in molti casi, sono lontani miglia da casa. La rete famigliare e amicale, quando ci si trasferisce spesso, rischia di sfilacciarsi. Il risultato è un po’ meno controllo sociale.

Del controllare

Il controllo sociale è la vicina di casa che butta un occhio ogni volta che si apre il cancello del condominio. Sono i signori seduti al bar del paese che seguono con lo sguardo un’auto che transita e che non hanno mai visto prima (perché le conoscono tutte e conoscono, ovviamente, i loro proprietari). In America è nato il “neighborhood watch”: controllo sociale organizzato.

Funziona, ma fino a un certo punto. Quello vero, di controllo sociale, funziona meglio (tiene lontani i ladri dai condomini meglio di qualsiasi sistema d’allarme). Ma tutto questo non risponde alla domanda “Perché i serial killer sono americani?”. Per ora le risposte oscillano tra la predisposizione genetica degli americani e la libertà di poter essere qualcun altro.

Una delle foto scattate dalla polizia nella casa di Anthony Sowell.
Una delle foto scattate dalla polizia nella casa di Anthony Sowell.

Work in progress

Forse studiare i serial killer in carcere sarebbe un modo come un altro per farsi una cultura in materia. Ma gli americani pare preferiscano, una volta che uno è in carcere, non parlarne più. Come se il problema fosse risolto. E, in parte è vero. Quel problema, e solo quello è risolto. Ma i dubbi sui perché, tutti i perché, restano.

Per ora si sa che i serial killer sono in prevalenza maschi bianchi. Che le vittime, di solito, sono della stessa razza del serial killer. Che esiste la triade di McDonald’s (che non è un nuovo menu) per cui i serial killer da piccoli bagnavano il letto, giocavano con i fiammeri e se la prendevano con gli animali (ma non tutti quelli che si comportano così diventano serial killer).

In sostanza si sta studiando. E l’argomento è decisamente affascinante. Anche se, bisogna dirlo, i serial killer hanno una larga eco mediatica (compresa la serie tv dedicata) ma sono davvero pochi. Nel senso che il rischio di cadere vittima di un assassino seriale è davvero remoto. Più facile scivolare in bagno e restarci secchi per aver picchiato la testa nel water.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.