Omicidi: possibile prevederli (e prevenirli)?

Una delle tante teste conservate al museo Lombroso.
Una delle tante teste conservate al museo Lombroso.

Il dibattito parte da lontano. A fasi alterne è stato un argomento che ha affascinato tutti: antropologi, sociologi, cartomanti, psicologi, psichiatri, criminologi, criminalisti, sensitivi, giornalisti, politici e tutti quelli che non ho nominato. Cesare Lombroso è, e resta (piaccia o no), il più famoso scienziato che abbia mai affrontato la questione.

E che abbia avuto il coraggio (la sfrontatezza, quasi) di dire esattamente quello che pensava, ovvero che qualcuno di noi nasce con il male dentro. Aveva individuato il problema nella fossetta occipitale.

Una sorta di avvallamento nel cranio a cui, dopo aver aperto una quantità invereconda di crani (di criminali morti, of course), aveva dato la colpa. Ma Lombroso era un verificazionista: cercava solo conferme alle sue ipotesi e, indovinate un po’? Le trovava!

Il verificazionismo infatti non funziona, non ha mai funzionato e mai funzionerà. Se siete in cerca di uno schema, di una spiegazione o di una risposta li troverete. Perché vorrete trovarli. E per il semplice fatto che li state cercando.

Se Lombroso avesse usato il falsificazionismo, ovvero smontare un tassello dopo l’altro le sue tesi per capire se potevano essere davvero confermate, probabilmente si sarebbe accorto da solo che no, la fossetta occipitale non è il luogo dove risiede il male. Il medico che gli fece l’autopsia (aveva donato il suo corpo alla scienza) quella fossetta la trovò anche nel suo di cranio. Una disdetta. Fortuna che Lombroso era già morto, altrimenti gli sarebbe preso un colpo.

Uno dei tre precog di Minority Report.
Uno dei tre precog di Minority Report.

Lombroso vs Spielberg

Lombroso era uomo di scienza, quella scienza figlia del Positivismo. Era solito dire che se Dio c’era, la scienza l’avrebbe trovato. Un ironico. Un grande. Un sognatore. Lombroso avrebbe voluto un tratto (la fossetta, o magari le sopracciglia unite in un monociglio o il grugno sporgente) che fungesse da marchio di Caino.

E tutto sarebbe stato facile, semplice, lineare. Hai le sopracciglia unite? Beh, sicuramente prima o poi nella tua vita capiterà che ammazzerai qualcuno, per cui nel dubbio ti chiudiamo da qualche parte in modo che tu possa evitare di far del male agli altri. E via tutti felici e contenti a festeggiare come se non ci fosse un domani avendo estirpato il male prima che si manifestasse.

Minority Report, film di Steven Spielberg del 2002 con Tom Cruise e Colin Farrell, non si è inventato niente. La trama più o meno è questa: gli omicidi vengono cancellati dalla società grazie alla precrimine, una squadra che si basa sulle premonizioni di tre tizi, i precog, in ammollo e di bianco vestiti che hanno visioni su gente che ammazzerà.

I futuri assassini vengono arrestati dalla precrimine prima che possano agire. Lombroso, avesse visto il film, avrebbe rivendicato i diritti dell’idea. Idea, la sua, che negli anni è stata distorta e utilizzata in malo modo e Lombroso ha rischiato di diventare il sinonimo di razzismo, cattiveria, selezione ben lungi dall’essere naturale.

Alcuni dei numerosi crani che si possono vedere al museo Lombroso di Torino.
Alcuni dei numerosi crani che si possono vedere al museo Lombroso di Torino.

Elogio al monociglio

Oggi Lombroso non lo cita quasi nessuno (forse per paura passare per pseudo nazi), ma quando camminiamo per strada e cambiamo marciapiede perché il tizio che ci sta venendo incontro non ci piace il nostro cervello sta dando ragione a Lombroso e ce lo fa sapere: “Oddio! Hai visto che faccia che ha quello lì?! Sbrigati, fuggi! Cambia marciapiede!”.

E noi, bravi bravi, obbediamo al nostro cervello e cambiamo rotta in modo da non cadere vittima dell’ennesimo maniaco omicida, serial killer, violentatore di vecchiette che ci si para davanti. Lo possiamo fare perché il nostro atteggiamento di solito non viene notato (nessuno sa dove stiamo andando) e quindi è socialmente accettabile metterlo in atto.

Se invece dovessimo dichiarare il nostro intento: “Quello lì ha una faccia da omicida seriale, non mi piace affatto, gente, io cambio marciapiede”, probabilmente verremmo additati come paranoici senza speranza. Se poi il tizio è anche di una razza diversa dalla nostra il passo per definirci moderatamente razzisti è breve.

Ma nell’intimo delle nostre scelte possiamo essere paranoici, razzisti e anche un po’ stronzi quanto ci pare: tanto gli altri non lo sanno. E quindi scegliamo chi ci piace e chi non ci piace (di solito scendo dal tram quando qualcuno non mi piace con il risultato, apprezzabile dal punto di vista fisico, che faccio centinaia di chilometri a piedi ogni anno).

Armi e munizioni ritrovate in casa di Giuseppe Pecoraro.
Armi e munizioni ritrovate in casa di Giuseppe Pecoraro.

I buoni e i cattivi

Quando si legge sui giornali dell’ennesimo omicidio c’è sempre il vicino di casa che racconta che “era così una brava persona, non lo conoscevo un granché, ma salutava con cortesia”. Essere garbati, gentili o civili ha poco a che fare con il diventare omicidi. Molti serial killer sono gentili. Mortalmente gentili. Ted Bundy era uno di questi.

In alcuni casi, però, le avvisaglie che, prima o poi, succederà qualcosa di brutto ci sono. Coglierle, leggerle, comprenderle non è mai facile. Giuseppe Pecoraro, agente della polizia locale sospeso dal servizio a causa di una truffa ha sparato, per vendetta, a Laura Prati, sindaco di Cardano al Campo, e al vicesindaco Costantino Iametti.

La vendetta è figlia della rabbia, la rabbia sorge quando qualcuno si mette tra noi e il nostro obiettivo. Pecoraro ha dimostrato di essere una vergogna per la polizia locale: è stato infatti sospeso perché ha truffato. E lo sa. Sa distinguere ciò che è bene e ciò che è male e, potendo scegliere, ha scelto il male.

Pecoraro, facendo il vigile urbano, è armato. Quasi tutti gli appartenenti alle forze dell’ordine non si limitano ad avere una sola arma. Non perché siano degli invasati, al contrario. Perché la quasi totalità di loro fa bene il proprio lavoro e per fare bene il proprio lavoro è necessario conoscere bene le armi del mestiere. Che in questo caso sono le armi da fuoco.

Cesare Lombroso (1836-1909).
Cesare Lombroso (1836-1909).

Controlli e sensazioni

Nessuna sorpresa, quindi, che Pecoraro possedesse quello che è stato definito “un arsenale”. Per avere quelle armi, quelle che esulano dall’arma di servizio, è necessario un porto d’armi sportivo o una licenzia venatoria. Tutto alla luce del sole. Nessuno si nasconde. Avendo il porto si possono comprare e detenere armi da fuoco.

Una persona che truffa e viene “beccata” è sicuramente arrabbiata. Da un lato perché è stata scoperta e la pacchia è finita, e dall’altra perché deve subire l’onta e la vergogna di essere giudicato. Se poi è una persona che nella comunità tutti conoscono e che tutto avrebbe dovuto fare tranne truffare per di più con indosso una divisa, vergogna e rabbia aumentano in modo esponenziale.

In ogni caso uno che viene sospeso dal servizio e a cui viene tolta la pistola d’ordinanza sarebbe utile venisse controllato a fondo e messo in condizione di non nuocere. Chi truffa è un egoista e difficilmente si suicida. Più verosimilmente ammazza. O tenta di ammazzare. E se ha “un arsenale” a disposizione può farlo con una certa disinvolta semplicità.

Prevedere gli omicidi, naturalmente, non è possibile. Per disgrazia e per fortuna. Cesare Lombroso ci ha provato tutta la vita a capire, a cercare, ad aprire crani. La storia ci ha anche insegnato che certe idee è meglio che restino idee, perché la realtà può fare molto male. Meglio affidarci al nostro sesto senso, al nostro istinto di conservazione o comunque vogliate chiamarlo, quello che ci fa cambiare marciapiede, insomma. E che ci aiuta a restare al mondo.

6 pensieri su “Omicidi: possibile prevederli (e prevenirli)?”

  1. Eh! Persino la creatura di Arthur Conan Doyle, Sherlock Holmes, in una delle sue avventure si trova a parlare di Frenologia. Era una disciplina promettente, seppure con i limiti oggettivi già esposti da te, Cristina.

    Riguardo a questo ‘individuo’ (che è la parola più politically correct che mi sia venuta in questo momento) mi pare di aver letto che già in passato aveva risposto ad un collega, durante una lite, estraendo l’arma di ordinanza. E a tal proposito sono tante le domande che mi pongo.

    Che tipo di controlli vengono effettuati nei confronti degli operatori delle forze dell’ordine? Vengono sottoposti a valutazioni di idoneità psicologica? E ancora, sulla stessa linea, chi richiede un porto d’armi, chi frequenta poligoni di tiro, è in qualche modo sottoposto a delle verifiche per valutare se non sia il Breivik di turno?

    Io, al tempo, al poligono sono stata soltanto brevemente informata su com’è un arma, che tipo di armi esistono, come funzionano. Nessuno mi ha chiesto il perchè desideravo frequentare il poligono, nessuno ha valutato se avessi le rotelle tutte in fila. Ok, vero è che ancora, dopo oltre 10 anni non ho ancora sparato a nessuno (anche perchè non posseggo un’arma e non ci penso nemmeno a tenerne una in casa), ma la domanda credo sia lecita.

    Non vorrei infatti mi capitasse mai di dover sostenere una conversazione come questa http://www.ilsecoloxix.it/p/mondo/2011/07/27/AOOrUgo-utoya_pazzo_isola.shtml con mia figlia!

  2. Mi ricordo che da piccolo ho visto una puntata di bonanza (credo che fosse) in cui cercavano un ladro di cavalli e dicevano che chi aveva le orecchie più basse degli occhi era un ladro. Sinceramente non avevo capito se doveva essere l’attaccatura superiore dell’orecchio a dover essere più in basso dell’angolo esterno dell’occhio, oppure proprio il padiglione più in basso (in questo caso il ladro avrebbe dovuto avere le orecchie ai lati della mascella, non della testa). Però questa cosa mi era rimasta impressa e a scuola, alle elementari, cercavo di capire se i miei compagni avessero le orecchie più in basso degli occhi e quindi fossero dei ladri di cavalli oppure no. Per fortuna non ho visto una trasmissione su Lombroso sennò cominciavo a sfondare crani per cercare la fossetta.

    Però nel cambio di marciapiede ci casco pure io se incrocio qualcuno che non mi piace. In quel caso non è tanto la conformazione della faccia, la fronte sporgente, i denti in fuori, le orecchie a sventola o chissà cosa, più che altro è un qualcosa nello sguardo, gli “occhi cattivi” che spaventano di più del fisico. Poi magari è solo suggestione, però non essendo noi robot, siamo in balia delle nostre impressioni, sensazioni, emozioni. Fossimo vulcaniani, vivremmo molto meglio.

    Una cosa però credo fortemente: la storia del “menta sana in corpo sano”. Le persone con problemi mentali, parlo di malattie, in genere, hanno anche un corpo deforme o comunque non normale, come lo intendiamo noi.
    Di certo le deviazioni che portano ad essere serial killer o cose del genere purtroppo non minano abbastanza il corpo da farci scattare il campanello d’allarme.

    Tornando al post credo che alcuni omicidi si possano prevenire se si conoscono le circostanze che potrebbero portare ad essere commessi (come cazzo scrivo male!), ma sarebbe una prevenzione cautelativa. Ad esempio se una ragazza denuncia l’ex che la aspetta sotto casa tutte le notti per romperle le balle, forse agendo sull’ex si potrebbe evitare che questo qui ad un certo punto la porti in campagna e la faccia a pezzi. Però sarebbe cautelativa, perché non è affatto detto che succeda per forza.
    Altri non si possono proprio prevedere, tipo l’immigrato clandestino che si è messo a prendere a colpi di piccone i passanti. Come fai a prevedere una roba del genere se non sai nemmeno che quello esiste?

    Insomma, alcuni omicidi, con un po’ di buon senso, possono essere prevenuti, altri no, a volte si rischia di esagerare fermando gente che non ammazzerebbe mai. Bisogna decidere cosa vale la pena, se rompere le palle a un cittadino “per bene”, oppure rischiare di avere 1 morto in più.

  3. Ciao MrChreddy,

    il tuo commento, come i post sul tuo blog, mi ha fatto sorridere. E poi ho smesso. Nel senso che hai scritto robe serie.

    La cosa di Bonanza è interessante… e più interessante ancora che ti sei messo a scrutare le orecchie dei compagni. E sì, fortuna che all’epoca non hai visto una trasmissione su Lombroso, va…

    Secondo le teorie sociologiche il crimine, e l’omicidio, fa parte della società, anzi deve esserci: non esistessero i cattivi non ci sarebbero i buoni. E i buoni ci sono (come in Bonanza) perché si coalizzano contro un male comune per sconfiggerlo e far sopravvivere la società.

    La cosa del cambiare marciapiede credo sia proprio sesto senso… L’immigrato clandestino, era clandestino: non avrebbe dovuto essere in Italia. Aveva già un decreto di espulsione. Probabilmente fosse stato altrove avrebbe preso a picconate altri… insomma, in qualsiasi caso una tragedia.

    Il vigile urbano che ha sparato al sindaco forse si poteva ostacolarlo: ritirargli tutte le armi sarebbe stato un primo passo, tipo.

    Ma poi vai a saperlo… la fantasia omicida non ha confini.

  4. Sì, son partito cazzeggiando poi sono arrivato al sodo e mi sono trattenuto perché non intendendomene di queste cose non volevo dire troppe boiate tutte insieme.

    Purtroppo, a differenza dei film e telefilm, nella realtà è molto più difficile stabilire chi siano i buoni e chi i cattivi.

    Per il vigile urbano non saprei che dire. Chi ha deciso che tipo di “sanzione” doveva avere?
    Per legge rimuoverlo dall’incarico e ritirargli l’arma datagli da quell’incarico, credo sia stata la cosa di base che si può fare contro uno che truffa durante il suo servizio.
    Perché perquisirgli la casa e confiscargli le armi sue personali? Alla fine ha truffato, non è che ha tentato di uccidere nessuno.
    Il ragionamento che fai tu ci sta tutto, però lo puoi fare a posteriori, quando ormai il fatto è stato compiuto. Ma se non avesse fatto niente e fosse solo morto di vergogna per essere stato scoperto, sarebbe stato giusto il sequestro delle sue armi?
    Piuttosto insieme all’applicazione dei termini di legge, ci vorrebbe uno psicologo che analizzi il caso, anche velocemente, e dica: “In genere chi truffa è egoista e quando viene beccato poi cova rancore e c’è il rischio che tenti di vendicarsi. Bisogna renderlo innocuo requisendogli tutto, anche il tagliaunghie.” Questa perizia c’è stata? Era il caso di farla? Bisogna mettere il tentativo di vendetta tra le possibili conseguenze di un arresto? Sì? In quali casi? Per quali individui?
    Insomma, quello che voglio dire è, l’omicidio perpetrato dal vigile urbano era prevedibile fino ad un certo punto, forse bisognava agire cautelativamente, però noi in Italia, abbiamo qualcuno che valuta, decide e mette in atto tutte le azioni preventive che si devono mettere in atto?

    Scusa se ho detto boiate.

  5. Uh, no! Tutt’altro che boiate! Hai detto un sacco di cose sagge. Che purtroppo non vengono prese in considerazione. Direi che chi ha commesso un reato, truffa (con addosso una divisa, che è un filino più grave del commetterlo senza), di base è uno che ne potrebbe commettere altri.

    Il vigile urbano che ha tentato l’omicidio del sindaco anni prima, durante una lite, aveva sfoderato l’arma d’ordinanza contro un collega. Insomma, direi che forse qualche campanello d’allarme (se non una colonna sonora di campane) avrebbe dovuto suonare. Truffa e ha minacciato il collega con l’arma (minaccia a mano armata, altro reato).

    Già a quel punto, a quell’epoca, c’erano i presupposti per ritiragli l’arma di servizio, fargli a pezzi la divisa e perquisirgli casa portando via anche il tagliaunghie. 🙂 Ma forse sono io troppo fondamentalista, lo ammetto.

    Il problema, che tu focalizzi gran bene, è che nessuno si è preso la briga di farsi le domande che ci stiamo facendo noi. Poi magari son tutte vaccate e abbiamo perso un sacco di tempo, però almeno ne abbiamo parlato, ci siamo confrontati, ci siamo qquanto meno fatti venire il dubbio, ecco.

    Restare dubbiosi però dal mio punto di vista un po’ aiuta. A me spaventano di più quelli che vanno avanti senza porsi il problema. Poi come mi dici tu, forse sarebbe stato sbagliato portargli via l’arsenale se non c’era un bel motivone per farlo. Hai ragione. Nemmeno quello poteva essere tutto giusto. Ma almeno, ripeto, siam qui a chiedercelo, ecco.

  6. Oi, ci sta bene che il sesto senso a volte avverte a livello viscerale se qualcosa non va. Ma dobbiamo mettere in conto che per certe tipologie di criminali funziona esattamente l’opposto (il citato Ted Bundy per esempio). Come si spiega, altrimenti, che oltre 900 persone (padri di famiglia, madri, nonne e nonni… e tanti, tantissimi bambini per causa loro) siano morte nel suicidio collettivo di Jonestown? Enrico Pozzi lo chiama “Il carisma malato”: è quella facoltà orribile di riuscire a conquistare la fiducia del prossimo a tal punto da indurlo a metterti la sua vita in mano. E quella dei suoi figli, dei suoi nipoti. E quella di sua moglie e di sua suocera (anche se per quest’ultima capisco che un po’ di intenzionalità ci potesse essere :)). Altre volte, nonostante il coro di campanone da bovino suoni a più non posso, sono le stesse istituzioni che puniscono che toppano di brutto….e diventa impossibile capirne le ragioni. Dico io, ma se a voi viene lì Angelo Izzo a chiedere se può fare una passeggiatina fuori, ma un qualche forte dubbio in merito non vi viene? E diciamocelo, non è che Angelo Izzo dopo 35 anni di carcere fosse proprio bello e rassicurante come Patrick Swayze!

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