Piccoli violenti crescono: poche parole sulla maleducazione

Navar.
Navar.

Stamattina, come tutte le mattine, Navar, il gatto, era in cortile steso al sole come uno straccio. Il bagno di sole procedeva bene tanto che, ovviamente, il felino si è addormentato nel giro di tre minuti. A svegliarlo sono state le consuete urla della vicina di casa e dei suoi due figlioli.

Le urla dei bimbi sono divertenti nella maggior parte dei casi. Sono urla semplici: l’urlo di è felice di stare al mondo. E fanno bene all’anima.

E un po’ meno bene fanno le urla di chi è abituato a tenere il volume della voce alto solo per occupare il silenzio. La mia vicina di casa è una donna tutta nervi e teorie. In pratica è una che sembra arrabbiata con Dio, con se stessa e con il mondo, ma soprattutto con i suoi due figli, per averle impedito di continuare a fare quello che faceva prima.

Perché il cielo è blu

Motivo per cui enuncia con fervore da invasata e decibel da rockstar che “mamma adesso vi porta di sopra e vi prepara il pranzo”, “ora dovete aspettare mamma che lega la bici”, “tesoro, non dare i calci alla mamma”, “forza campione!”, “amore, non devi picchiare tua sorella”, “mamma vi ha detto di non litigare”.

Premesso che mi è sempre sfuggito il motivo per cui alcune madri parlino prevalentemente in terza persona, la mia vicina è il tipo di madre “pedagogica”. Quel tipo di madre che ha la necessità, il bisogno fisico, di insegnare. A tutti i costi. Il cancello si chiude? Mamma ti spiega perché. Il cielo è blu? Mamma ti spiega perché.

Come conseguenza, naturalmente, nascono siparietti involontariamente ridicoli. Tentare di spiegare il perché il cielo è blu (senza tra l’altro che il bambino lo abbia chiesto, ma si sia limitato a indicarlo) può nascondere qualche insidia.

La mia vicina non è una persona simpatica (lo fosse verrebbe invitata dagli altri vicini alle feste condominiali, invece si limita a restare l’argomento di conversazione su cui tutti puntano) e i suoi figli devono averlo intuito. E sembra non facciano altro che adoperarsi per farle perdere la pazienza (che lei vorrebbe tanto fosse il suo punto di forza).

Del prendere a calci il gatto

Oggi, come ogni tanto capita, il ragazzino ha deciso di far scappare Navar che, nonostante il fastidio che il genere umano gli procura, era ancora steso al sole. Lo ha deciso nel senso che l’ha dichiarato: “Ti faccio scappareeeeeee”. Forse le “e” erano qualcuna meno, ma io sto dalla parte del gatto e quindi non sono oggettiva.

Navar è scappato. Ma la fuga è durata poco. Dato che il piccolo essere umano ha smesso di urlare. Così il gatto si è fermato probabilmente per capire la situazione. Il piccolo umano a quel punto ha urlato un più minaccioso: “Ti picchiooooo” ed è partito sferrando un calcio al gatto.

Per giustizia c’è da dire che il gatto a momenti pesa come il ragazzino, chilo più chilo meno, e in più con sospetto piglio atletico è riuscito anche a scansarsi, ma non a evitare il primo calcio. Al secondo, il gatto scaltro si è tolto in tempo e, a momenti, il ragazzino finiva con il sedere a terra (evento che, disgraziatamente, non si è verificato).

Genitori maleducati, figli maleducati

In tutto questo parapiglia la madre del piccolo umano si è limitata a guardare. Benevola. O forse era rassegnata. La sua unica preoccupazione era: “Andiamo che è tardi, dovete pranzare, pranzate sempre a quest’ora, è importante pranzare alla stessa ora, lo sapete e si sta facendo tardi”. Insomma un “non dare i calci al gatto” non è stato preso in considerazione.

In genere i ragazzini che tentano (con più o meno successo) il soprauso nei confronti dell’animale sono semplicemente maleducati perché figli di genitori maleducati. L’età, in merito alla maleducazione, non conta. Ci sono bambini di due anni che sanno dire “grazie” e adulti che “grazie” non lo dicono nemmeno sotto tortura.

C’è però una componente che dovrebbe far riflettere. Alcuni ragazzini non vedono l’ora di prendersela con gli animali. Non tanto o non solo per vedere l’effetto che fa (di base se la prendono con chi è più piccolo di loro per esercitare quel minimo di potere che hanno) quanto perché la cosa gli procura un relativo piacere.

Maleducati o sadici?

E quando parlo di piacere non parlo di “oh, che bello”, parlo di piacere. Fisico. Praticamente tutti i serial killer (quelli televisivi compresi) prima di ammazzare i loro simili se la sono presa con il gatto di casa. Prendere a calci un animale, soprattutto se l’animale dorme pacifico, è maleducazione. Farlo ogni volta che capita l’occasione è indole.

E i genitori che minimizzano dicendo(si) che “tanto sono solo bambini” rischiano di trovarsi un adolescente problematico tra le mani di lì a qualche anno. Resta comunque un fatto: non tutti quelli che prendono a calci il gatto diventano serial killer. Nella maggior parte dei casi si tratta di maleducati che, crescendo, resteranno maleducati (con buona pace dei vicini).

Motivo per cui i bambini andrebbero educati a non sferrare calci ai gatti dei vicini. O all’animale di casa. Perché quando il calcio arriverà alla vecchietta in mezzo alla strada probabilmente sarà troppo tardi per tentare di rimettere in sesto le cose. E il genitore, se rimedierà un calcio provandoci, saprà con limpida certezza a chi dare la colpa della maleducazione del proprio figlio.

4 pensieri su “Piccoli violenti crescono: poche parole sulla maleducazione”

  1. Cri, sono d’accordo con te. Recentemente un bimbo nostro vicino di casa, a furia di buttare per aria la tartarughina, l’ha uccisa. Io non ero presente ma le mie figlie – che hanno assistito alla tragedia senza riuscire a fermarlo – ora lo odiano e non vogliono + vederlo. Quando la mamma del bambino ha chiesto loro il perchè del comportamento astioso nei confronti del pargolo e loro hanno raccontato della tartarughina, la mamma del soggetto le ha trattate con sufficienza (del tipo: cosa vuoi che sia una tartarughina, magari era già malata e vecchia, ecc) senza nemmeno mezzo monito al figlio. Ecco come i genitori rinforzano nei figli comportamenti a dir poco maleducati.

    Il fatto è che la regola non dovrebbe essere: “chi ha animali educa i figli a prestare loro rispetto, fossero anche mosche e zanzare”. La regola dovrebbe essere che chiunque dovrebbe educare i propri figli al rispetto di tutti coloro che sono diversi da noi…
    Perchè questi soggetti oggi torturano tartarughe e gatti… e domani chissà cosa potrebbero fare….

  2. Ciao Sabrina,

    stimo le tue bambine. E condivido le tue preoccupazioni. Sono concorde sulla regola del rispetto per gli altri. E ho anche la sensazione che alcune madri siano talmente anestetizzate da non riuscire a insegnare il rispetto per se stessi ai propri figli.

    Come se la frase “sono solo bambini” fosse un mantra sempre a portata di anima per rassicurarsi. In modo da non dover riconoscere che ci sia un problema. O, semplicemente, di non aver generato una bambola perfetta.

    Grazie per essere passata. E grazie per le tue parole.

    Cristina

  3. Suggerisco di spiegare a Navar, felino dall’intelligenza umana, il significato e le sfumature del concetto di “legittima difesa”.

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