Predatori sessuali e ingenuità da social network

Una schermata, allarmante, di Facebook.
Una schermata, allarmante, di Facebook.

In Italia sono tutti stati felici quando è stata approvata la legge sulla privacy. Come se la legge sulla privacy fosse una siepe a nasconderci dagli sguardi dei vicini, o un ombrello a proteggerci dalla merda che, periodicamente, rischia di cascarci addosso, o uno scudo, come quello fiscale.

Ci sono quelli che si arrabbiano a morte se qualcuno li chiama a casa e partono con il terzo grado all’intervistatore telefonico (che di base, poveretto, non è colpevole di nulla, se non di aver accettato un lavoro da schiavo): “Come ha avuto il mio numero? Chi glielo ha dato? Come si permette di invadere la mia privacy?” e tutta una serie di altre amenità.

Comunque. Su Facebook poi, si pubblica di tutto. Nel mio caso ho qualcosa tipo 900 amici. Essendo, oltre che narcisista, anche un filino anti sociale, non li conosco tutti personalmente. Alcuni sì, certo, la maggior parte no. Ma sono contenta, di leggere di loro, di vedere le foto delle loro vacanze e di ascoltare pareri su un sacco di cose .

Senza pensarci

Ho imparato molto, tra l’altro. E l’argomento del momento, la nascita del Royal Baby, mi diverte parecchio: un raggio di luce e di allegria in mezzo a un tripudio di morti ammazzati. Resto invece sempre molto colpita dall’ingenuità che è sintomo, quasi sempre, di bontà d’animo, di alcuni.

Una mamma meravigliosa che conosco da quando eravamo piccole, ma piccole piccole, oggi ha pubblicato la foto scattata con il cellulare al cartello che i suoi due splendidi bimbi hanno appeso probabilmente sul cancello della loro villetta. Il cartello ci dice che loro due, i fratellini, sono pronti a dare lezioni di tiro con l’arco a chiunque ne avesse bisogno.

E’ un cartello simpatico e che fa pensare che i due pargoli saranno, in un futuro non molto lontano, dei bravi affaristi (le lezioni hanno un costo, of course). Non si fanno scoraggiare dalla crisi e nemmeno dal caldo estivo. Un esempio (e dico per davvero). Quello che non va è che la mia amica abbia pubblicato la foto del cartello su Facebook. La visualizzazione sul suo cellulare era “tagliata giusta”, ma sullo schermo del mio Mac era intera.

Pedofili e dintorni

I due ragazzini, infatti, hanno messo un numero di cellulare, un indirizzo e i loro nomi e cognomi. Troppo. Davvero troppo. Il cartello appeso fuori dal cancello di casa è già di per sé fonte di un potenziale pericolo. Anche se i predatori sessuali soprattutto pedofili si organizzano per vedere, controllare, spiare le loro vittime.

E per farlo non gli servono nomi e indirizzi. La loro scelta, di solito, è sul campo. Quello di calcetto. Quello al parco. Quello con le inferriate della scuola dietro al quale, ogni giorno, giocano centinaia di bimbi. E non si può fare un granché. Almeno fino a che il predatore sessuale non fa qualcosa di contrario alla legge.

Il pedofilo sceglie. Sa cosa vuole. E sa come averlo.
Il pedofilo sceglie. Sa cosa vuole. E sa come averlo.

Predatori 2.0

Ma i predatori sessuali sono anche su Internet. E non è certo un segreto. Ci sono reti e organizzazioni che si passano informazioni, foto, commenti. Ci sono forum in cui si scambiano esperienze e consigli. Bisogna sganciarsi dall’idea che il predatore sessuale appartenga esclusivamente a categorie deboli, socialmente incapaci ed economicamente svantaggiate.

Vero che alcuni sono così. Altrettanto vero che alcuni hanno lauree, titoli di studio, capacità proprie. Tra l’altro Internet è di comprensione immediata. Lo dimostra il fatto che trovare qualcosa, a meno che uno non sia refrattario alla tecnologia, ormai è talmente facile che si rischia di non aprire più un libro e di rivolgersi più velocemente al computer.

Questo per dire che pubblicare foto su Facebook è un divertimento. E deve restare tale. Per chi le pubblica, fiero delle capacità, innegabili, dei suoi figli, e per chi le guarda che, in quelle foto, rivede un po’ della bambina con cui ha condiviso vacanze, giochi e divertimento per tanti anni.

Informazioni e divertimento

Ma è necessario che le foto siano “sicure”. E di sicuro, su Internet, c’è ben poco. E’ la sua natura anarchica. Non si può ingabbiarlo in regole e leggi. Ma esiste sempre il buon senso che ci guida e, insieme a una certa dose di paura, ci permette di restare al mondo.

Giovani imprenditori crescono. Ma con i dati cancellati.
Giovani imprenditori crescono. Ma con i dati cancellati.

Pubblicare numeri di telefono, nomi e cognomi (soprattutto di minori), indirizzi, veicoli e targhe degli stessi, informazioni dettagliate (“uh che bello! partiamo per le vacanze! tutta la famiglia brondoni sarà a tarifa dal 2 al 30 agosto!”, non è vero, ovviamente, era tanto per dire) rischia di semplificare la vita a tutti i predatori sessuali e non di cui il web è pieno.

I ladri di solito sorvegliano le case da svaligiare: curano i proprietari, la loro routine, i loro spostamenti, i tempi e i modi di vivere. E, al momento, opportuno, quando la condizione è ideale entrano in azione. La stessa cosa fanno i predatori sessuali. E i pedofili. Va da sé che i bambini più facili da abbordare sono i più a rischio.

Te lo dico, non te lo dico

Andate in vacanza? Beati voi! Ma non state a dire quando e dove. Magari lo raccontate al ritorno. I vostri figli sono meravigliosi? Sicuramente i vostri amici lo sanno già. E, se proprio volete pubblicare qualcosa di paricolare, come un cartello per le lezioni di tiro con l’arco, abbiate la pazienza di cancellare i dati.

Non è questione di essere paranoici (forse sono anche un po’ paranoica, ma voi sicuramente no). E’ solo questione che i bambini vanno protetti. Sempre e comunque. Affinché non si debba dire, ancora una volta, di essere arrivati troppo tardi.
Nel frattempo la mia amica, allarmata dalla mia paranoia, nel dubbio ha tolto la foto da Facebook.

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