Ricordati di negare sempre

L'incidente alla centrale nucleare di Fukushima a seguito del terremoto l'11 marzo 2011.
L’incidente alla centrale nucleare di Fukushima a seguito del terremoto l’11 marzo 2011.

L’ex capo della centrale nucleare di Fukushima, Masao Yoshida, è morto di cancro all’esofago il 9 luglio 2013. Da molti è stato ritenuto l’eroe che, in mezzo al disastro nucleare del marzo 2011, seguito al terremoto, ha disobbedito agli ordini e ha deciso di usare l’acqua di mare per raffreddare i reattori.

Si è dimesso dal lavoro a dicembre di quell’anno a causa della malattia ma è riuscito a mettere la centrale nucleare in sicurezza. Poi ha iniziato a curarsi, ma il cancro ha avuto la meglio. La notizia, già di per sé, è abbastanza triste. E tutti, nessuno escluso, hanno probabilmente pensato una roba tipo: “Beh, a respirare radiazioni si rischia di morire, in effetti”.

Insomma, diciamo che la notizia, pur tragica, non giunge inaspettata. Purtroppo. Quello che invece stona, come una mosca su una torta alla panna, è la reazione della diregenza della Tokyo Electric Power Company (Tepco per gli amici) ovvero dell’azienda proprietaria della centrale nucleare, che ha escluso che la malattia di Masao Yoshida sia in qualche modo riconducibile all’esposizione alle radiazioni.

Conferenza stampa Tepco modello "Non vedo, non sento, non parlo". Molto credibile.
Conferenza stampa Tepco modello “Non vedo, non sento, non parlo”. Molto credibile.

Non dire bugie

Roba da strabuzzare gli occhi e, non ci fosse da piangere, da farsi una grassa risata. Ma devvero questi giapponesi sono ancora convinti che qualcuno, anche il più ingenuo, il più distratto e menefreghista dell’uditorio, sia disposto a crederci? Perché se negare, negare fino alla morte, è stata la prassi consolidata di qualsiasi governo fino agli anni Cinquanta ora le cose sono cambiate.

Cioè, è cambiato il modo di negare, ovviamente. Non che adesso siano tutti presi dal volere dire la verità a tutti i costi. Ma tentare di salvare la faccia quando si mente è un modo come un altro per mostrare un minimo di amor proprio o per dimostrare all’altro che non lo si considera un totale idiota disposto a bersi qualsiasi cazzata.

I giapponesi della Tepco invece non hanno imparato niente. Ma niente di niente. Nel calcolo delle probabilità credo che quella che esclude qualsiasi legame tra cancro all’esofago e radiazioni sia piuttosto remota. O magari no. In ogni caso Tepco ha sbagliato i tempi. Mentire richiede tempo e Tepco ha bruciato le tappe negando tutto e negandolo subito.

Oibò, s’è rotto il reattore!

Cosa questa che in primis l’ha esposta al pubblico ludibrio (anche del giapponese più devoto alla santità aziendale). E in secondo luogo, tutto quello che Tepco deciderà di fare o di esprimere resterà velato da questo atteggiamento. Non che prima brillasse per il tenore dei comunicati stampa: fin da subito sembrava che si fosse giusto ingorgato il tubo del lavandino.

Invece, mano a mano, Tepco ha dovuto ammettere che “sì, va beh, in effetti ci si è sfrisato il reattore e ci sono in giro un po’ di radiazioni, ecco, magari ora ci mettiamo una toppa e tutto andrà bene”. Fortuna che c’era Masao Yoshida a prendere una decisione mandando a quel paese i vertici aziendali altrimenti le conseguenze sarebbero state, potendo, ancora più tragiche.

Si può tradurre con "Anche oggi ho preso il Prozac".
Si può tradurre con “Anche oggi ho preso il Prozac”.

Mezze verità, mezze bugie

Tutte le aziende mentono (avete presente lo scandalo Enron? Quelli hanno mentito bene, per esempio), ma lo fanno con un minimo di classe. Cioè, dire che la Coca Cola rende felici è una menzogna. Altrimenti gli psichiatri invece di prescrivere il Prozac prescriverebbero dosi massicce di Coca Cola (che comunque provoca una certa persistente dipendenza).

Anche dire che le creme antirughe, anticellulite, antietà fanno diventare belle è una bugia a cui nemmeno le bambine più sciocche riescono a credere. Difatti la formula delle pubblicità è cambiata, le creme fanno “apparire” più giovani. Che poi è tutto da vedere. Dipende da quanto giovane si vuole apparire.

Tranquilli, è in arrivo l’Apocalisse

Può essere che spalmando un barattalo da un chilo di crema sul viso di un’allegra signora di 96 anni poi ne dimostri 85 o che conducendo lo stesso empirico esperimento su di me, 41enne, poi mi esca un viso che “appare” da 38enne. Il problema è la meta che io e la signora vogliamo raggiungere. Se lo scopo è dimostrare 22 anni resteremo entrambe profondamente deluse.

Fatto sta che le aziende mentono sapendo di mentire. Tutte quante, tipo: “Quest’anno non licenzieremo nessuno!” e tutti a spedire curricula come se non ci fosse un domani. Ci si aspetta che le aziende mentano. Diversamente si chiamerebbero enti benefici (e anche lì qualche dubbio ci coglie, più volte di quanto sarebbe lecito pensare).

Il presidente Tepco Naomi Hirose durante la conferenza stampa del 19 luglio 2012. La domanda era: "Il disastro ambientale c'entra con le radiazioni?". Hirose ha risposto: "E' ancora da stabilire". La sua faccia pare invece averlo già stabilito.
Il presidente Tepco Naomi Hirose durante la conferenza stampa del 19 luglio 2012. La domanda era: “Il disastro ambientale c’entra con le radiazioni?”. Hirose ha risposto: “E’ ancora da stabilire”. La sua faccia pare invece averlo già stabilito.

Va tutto bene, non è successo niente

Comunque. Tepco mente in un modo che appartiene al passato. Che so, alla maniera della Stasi nella ex Ddr o del Kgb in Russia (o ex Urss, come volete). I cinesi al governo sono talmente abituati a non dover rendere conto a nessuno che non sono in grado di infilare una bugia, anche piccola, senza risultare sospetti.

Putin, per esempio sa mentire molto bene, solo che tutti già conoscono la verità ed essere un bravo bugiardo non gli serve a niente. Insomma. Dire bugie è una cosa che tutti facciamo più volte al giorno per qualsiasi cosa. Ci sono i bravi bugiardi, i bugiardi mediocri e quelli che si vede che mentono prima ancora che inizino a parlare.

Solo la verità

Le aziende hanno consulenti pagati per mentire. Ed è un punto importantissimo. La verità può avere mille volti. Dire: “Masao Yoshida è morto di cancro. Un cancro che non ha legami con le radiazioni a cui è stato esposto durante l’incidente di Fukushima” è sciocco e risulta così sospetto da brillare al buio (come la barretta di uranio di Homer Simpson).

Se Tepco avesse detto: “Siamo profondamente dispiaciuti per la perdita di Masao Yoshida. Il suo aiuto e il suo lavoro sono stati preziosi per noi. Sappiamo che tutti vi state chiedendo se ci siano legami tra la sua malattia e l’esposizione alle radiazioni. Anche noi ci chiediamo la stessa e per questo motivo abbiamo già avviato studi ed esami che possano dirci la verità”.

Masao Yoshida ex direttore della centrale nucleare di Fukushima.
Masao Yoshida ex direttore della centrale nucleare di Fukushima.

Nient’altro che la verità

E dopo qualche tempo, voilà: “Dopo gli studi condotti sulle cellule prelevate dai campioni di tessuti del compianto Masao Yoshida esperti esterni all’azienda hanno valutato che il tipo di cancro che ha attaccato l’organismo di Masao Yoshida è incompatibile con le radiazioni a cui, pur in maniera minima, era stato esposto. Nessun pericolo, quindi, per la popolazione”.

Non ci crederebbe nessuno ugualmente. Ma almeno si potrebbe pensare che alla Tepco qualcuno si è preso la briga di confezionare una risposta degna di un’azienda di quel tipo. E di un uditorio attento e capace e non di una massa di decerebrati a cui Tepco, probabilmente, crede di parlare. Proprio come faceva all’epoca la Stasi.

2 pensieri su “Ricordati di negare sempre”

  1. 1) in Oriente la vita di per sé non vale un foglietto di carta igienica
    2) Giapponesi e Cinesi non hanno fantasia; i secondi non hanno neppure i controlli-qualità
    3) anche i governi statunitense e italiano mentono spudoratamente ai proprii sudditi; obbiettivamente gli anglosassoni hanno più stile e un obbiettivo di grande portata, per quanto discutibile
    4) il punto non è che credano i sudditi cretini (non sono più cretini di loro, avendoli più o meno votati ed essendo costoro figli, seppure privilegiati, dello stesso popolo): il punto è che li credano, con moltissime ragioni, schiavi (disposable, in english)
    4b) punto secondo: ai tempi della Stasi la faccenda era chiara e il popolo ne provava fastidio; attualmente il fastidio è circoscritto a limitate sacche di gente “strana”

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