Vicini da morire

Homer Simpson in un momento di rabbia nei confronti del vicino perfetto Ned Flanders.
Homer Simpson in un momento di rabbia nei confronti del vicino perfetto Ned Flanders.

In genere è con l’estate che i casi di liti tra vicini di casa aumentano: il caldo fa sì che le finestre restino aperte più a lungo (sempre, a volte), che si stia più tempo in giardino (per chi ce l’ha) e che magari si facciano feste o si invitino amici. La maggior parte delle volte ci si trova piuttosto bene e non ci sono grandi problemi. Poi ci sono le eccezioni.

Domenica 7 luglio, per esempio, in provincia di Mantova a San Michele in Bosco un uomo di 38 anni, padre di quattro figli, Antonio Luongo, è stato accoltellato dal vicino di casa 30enne, Andrea Canteri, che gli aveva tagliato le gomme dell’auto. Del fatto Luongo è stato avvisato dalla moglie e ha affrontato Canteri che, con lo stesso coltello, lo ha colpito alla gola.

Pare che tra i due le liti fossero continue: Canteri, sposato e con un fratello disabile a carico, imputava a Luongo, disoccupato, un gran fracasso e molto disordine provocati dalla sua numerosa famiglia. Era anche piuttosto indispettito dal giardino tenuto male. Così domenica ha deciso di vendicarsi tagliandogli le gomme dell’auto. Ma quando Luongo si è palesato l’ha ucciso.

Sbatto il portone e poi ti sparo

Dopo il gesto Canteri è rientrato in casa e si è seduto al tavolo della cucina dove è stato trovato dai carabinieri che l’hanno arrestato: l’accusa è omicidio volontario con l’aggravante dei futili motivi. A Cassino, nella notte tra il 7 e l’8 luglio un 35enne ha sparato, tre volte con una 7.65, al piede del suo vicino di casa.

Quest’ultimo lo aveva appena rimproverato di aver fatto sbattere il portone di ingresso a tarda ora come di consueto. I due hanno litigato e il 35enne non ha gradito, pare, di essere rimbrottato, così è salito in casa, ha preso l’arma e ha fatto fuoco. I bossoli sono stati recuperati dai carabinieri chiamati sul posto.

Per l’aggressore le accuse sono molteplici: lesioni personali aggravate, detenzione e porto abusivo di arma ed esplosione di colpi in luogo pubblico. Poi c’è ancora vivo nella memoria di molti il caso dei letali Olindo e Rosa Bazzi che a Erba hanno ammazzato i vicini di casa  (quattro persone, tra cui un bambino) e inscenato un incidente. Entrambi stanno scontando l’ergastolo.

Sussurri e grida

Le assemblee condominiali sono vere e proprie arene dove vengono avanzate le istanze più fantasiose e bizzarre: chi si lamenta perché i gerani non sono intonati al glicine, chi per evitare di rifare i balconi propone semplicemente di scardinarli dalle facciate, chi teme malattie in ogni dove e vorrebbe far abbattere cani, gatti e canarini.

Ci sono poi quelli che davvero con scientifica puntualità sembra vogliano far sapere della propria presenza costi quel che costi: volumi di tv e stereo a fior di decibel, figli e cani che si fanno sentire, urla e strepiti tra consorti, portoni che sbattono, auto parcheggiate a caso e il genio che fuma sul balcone impestando le abitazioni altrui.

Insomma una serie di comportamenti che rischiano di far venire strane idee al vicinato (le strane idee più del tipo “ti faccio brillare l’auto” che del tipo “scrivo una lettera di protesta all’amministratore”). Il problema è che il vicino rumoroso rischia di interferire pesantemente con la vita domestica che è quanto di più privato possa esserci.

La locandina originale del film I vicini di casa.
La locandina originale del film I vicini di casa.

Convivenze forzate

I vicini di casa, infatti, spesso sono degli sconosciuti che impariamo a sopportare con il tempo. A cui bene o male ci abituiamo. Niente di più. Non ci sono quasi mai affinità elettive (il film I vicini di casa descrive bene questo punto). Anche se ci sono serene convivenze (la mia vicina mi regala i pop corn dolci e l’arrosto e io le racconto di serial killer, per esempio).

Gli omicidi tra vicini sono omicidi di prossimità. Quando essere prossimi, vicini, è un dilemma, una dramma, una tragedia da non riuscire più a vivere. Quasi mai la rabbia fa prendere in considerazione il suicidio, così di solito si opta per eliminare fisicamente chi disturba tanto da rovinare l’esistenza.

Quindi , al culimine dell’esasperazione, si prende la prima cosa che si ha in mano, per esempio il coltello con cui si stava facendo un dispetto, e lo si pianta nella gola del vicino che una volta per tutte smetterà di disturbare. Sono anche omicidi risolti prima ancora di iniziare un’indagine. L’omicida, infatti, è talmente a portata di mano che è impossibile non vederlo.

La strage di Erba

Rosa e Olindo ci avevano anche provato a inscenare un incendio, a buttare via i vestiti sporchi del sangue delle loro vittime e ad andare allegramente a mangiarsi una pizza finalmente liberi da quei vicini disordinati, ingombranti e casinisti. Si erano anche mostrati increduli di fronte alle telecamere (ma con un sorriso di soddisfazione difficile da dimenticare).

Entrambi si erano costruiti il loro nido in cui erano soli contro il mondo e improvvisamente quel nido era stato sconvolto dall’arrivo della chiassosa famiglia di Azouz Marzouk. Lui era tutt’altro che uno stinco di santo: spacciatore e recidivo. Sicuramente non il tipo di persona che si vorrebbe avere come dirimpettaio.

Fatto sta che sgozzargli la moglie e il figlio (e la suocera e un’amica di famiglia) non è stata la mossa più felice che Olindo e Rosa potessero fare. Ma nella loro mente quella era l’unica via praticabile: c’è un ostacolo? Bisogna eliminarlo. E l’ostacolo alla loro felicità, ai loro vasi di fiori curati, alla loro pulizia maniacale era la famiglia diMarzouk. Figlio duenne compreso.

Rosa e Olindo durante il processo: hanno chiesto di scontare l'ergastolo in una sola cella.
Rosa e Olindo durante il processo: hanno chiesto di scontare l’ergastolo in una sola cella.

Vicini vicini

La vita di condominio, piccolo o grande che sia il casamento, non è esattamente quello per cui l’essere umano è stato fatto. Va bene che siamo animali che stanno in branco, ma solo per soddisfare i bisogni primari: mangiare e riprodursi. E i bisogni primari, tranne per un limitato numero di persone, sono ormai un lontano ricordo.

Ormai siamo a una fase talmente avanzata dell’evoluzione che abbiamo il tempo e la voglia di coltivare le rose in giardino, di scegliere il colore con cui tinteggiare le pareti, di decidere a quale hobby dedicarci. Mangiare (a Dio piacendo) non è più la meta di qui a quattro o cinque ore.

Da qui la necessità di spazio: fisico e mentale. Per fare ciò che vogliamo. Ciò che abbiamo voglia di fare. Per vivere la vita che ci stiamo ritagliando addosso. L’esistenza condominiale rischia di interferire con le nostre passioni, con il nostro stile di vita, con quello che siamo e che vogliamo diventare. Avere un vicino come Homer Simpson può disturbare.

Case sempre più minuscole in condomini sempre più grandi hanno garantito un numero sproporzionato di persone rispetto all’ambiente. Troppi. Troppo vicini. Se poi vogliamo introdurre la questione culturale ed eventualmente quella multietnica ne esce un cocktail esplosivo.

2 pensieri su “Vicini da morire”

  1. A distanza di quasi un anno dalla pubblicazione ho (ri) letto questo articolo, forse proprio perché ancora una volta l’estate è alle porte con relative finestre sempre aperte. A costo di risultare impopolare punto sulla questione culturale che secondo me racchiude quella multietnica senza identificarsi con essa: ho dei vicini italiani con i quali vorrei mettere km di distanza, ma avevo anche, fino a pochissimo tempo fa, vicini dello Sri Lanka educatissimi e silenziosissimi. La questione sta tutta nell’assimilare valori e regole del luogo dove si vive: se abito a Milano oppure a Londra è diverso dal risiedere a Bangkok o a Rabat. Nel primo caso non si può pensare di trasformare il condominio in una balera sudamericana senza provocare proteste o rappresaglie a colpi di Bon Jovi; nel secondo non potrò pretendere un silenzio tipico delle periferie scandinave. Integrarsi è abbassare il livello di conflittualità potenziale.

  2. Ciao JTK,
    come non essere d’accordo con quanto dici?
    Certo. Spesso mi viene da pensare che la conflittualità sia addirittura cercata. Che il portare avanti la propria cultura in una cultura altra sia quasi un desiderio di ostentazione: “Guardatemi, sono così. E non cambierò mai”.
    Motivo per cui, come ben dici tu, il livello di conflittualità resta alto. E qualche volta molto, ma molto pericoloso.
    Grazie per essere passato ed esserti fermato nuovamente a leggere.
    Cristina

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