Femminicidio: qualche dato in barba alla moda del momento

Marcello Mastroianni (Ferdinando Cefalù) e Daniela Rocca (Rosalia Cefalù) nel film di Pietro Germi del 1961 Divorzio all'Italiana.
Marcello Mastroianni (Ferdinando Cefalù) e Daniela Rocca (Rosalia Cefalù) nel film di Pietro Germi del 1961 Divorzio all’Italiana.

Il governo ha approvato l’8 agosto il decreto legge in 12 articoli per dare alle donne vittime più sicurezza e agli uomini violenti pene più severe. Il decreto prevede, tra le altre cose, che il marito violento venga “buttato fuori di casa”. Il virgolettato è d’obbligo dato che la frase è del presidente del consiglio, Enrico Letta.

Sicuramente una legge di questo tipo è sinomimo di un Paese civile che ha sufficiente sensibilità per capire che no, uomini e donne, alla fine, dopo tante battaglie, tante recriminizioni e chilometri di manifestazioni, non sono uguali. Con buona pace delle femministe che si sono battute per decenni per la parità. Ma forse pensavano a una parità spontanea.

Un Paese, che è bene ricordarlo, ha abrogato le leggi sul delitto d’onore (che riconoscevano le attenuanti per chi ammazzava la moglie traditrice) nel 1981 (legge n. 442 del 5 agosto).

Si sperava che, con il tempo, uomini e donne si rispettassero in quanto esseri umani (evitando di demonizzare un genere: fino a trent’anni fa le donne, traditrici cattive). Letta ha detto che il governo ha dato un “chiarissimo segnale di contrasto e di lotta senza quartiere al triste fenomeno del femminicidio“.

Pur restando il fatto che più sicurezza per le (potenziali) vittime e più certezza della pena per i (potenziali) colpevoli è un enorme e civile passo avanti, il presidente del consiglio, probabilmente, non si è soffermato sulle statistiche. E’ infatti stato appena pubblicato l’ultimo rapporto sull’omicidio volontario in Italia da parte di Eures-Ansa.

Il femminicidio, un tema che fa vendere

Oppure le conosce, ma dato che l’argomento “tira”, “fa vendere”, allora meglio cavalcare l’onda. Angelino Alfano, nella conferenza stampa di Ferragosto, in definitiva ha anche lui cavalcato l’onda parlando di stalking e femminicidi (il 30% degli omicidi, naturalmente volontari, che sono cosa ben diversa dai colposi e dai preterintenzionali).

Il dato che emerge dal Rapporto Eures-Ansa parla di 526 omicidi volontari nel 2012 (di cui oltre il 50% premeditato) con un totale di 367 maschi e 159 femmine (il 30,2%). Alfano ha parlato di 505 omicidi totali, ma diciamo che siamo più o meno nei numeri giusti. Quello che in tutto questo manca è il pregresso.

La Repubblica online 15 agosto 2013.
La Repubblica online 15 agosto 2013.

Un morto, anzi no, una strage, una carneficina

Quanti erano gli omicidi? Stanno calando? O stanno aumentando? E, a questo punto, è vero che le donne muoiono di più? O a fronte di una diminuizione globale degli omicidi, in percentuale, ne muoiono di più? E, tra l’altro, dove si trova l’Italia, dove il femmincidio sembra una vera e propria emergenza, nel ranking internazionale?

Perché poi capita di sentire il giornalista di SkyTg24 dire nei titoli di apertura: “Nel 2012 uccise 505 donne”. E, a ruota, dato che bisogna fare notizia, se ne esce anche La Repubblica con lo stesso titolo. Scrivere una cosa del genere significa non avere la più pallida idea di quanti siano gli omicidi in Italia. E per chi fa cronaca non è un bel biglietto da visita.

Vuoi vedere che si muore meno?

E quindi? Allora non è vero che c’è un femminicidio al giorno, perché se ci fosse dovremmo avere almeno 365 donne morte in un anno. E ne abbiamo meno della metà (a Dio piacendo, questo è pacifico). E, considerando che siamo più o meno 60 milioni di persone, forse non c’è alcuna emergenza.

Resta il fatto che ammazzare il prossimo, soprattutto se è più debole (anche solo fisicamente) non è un bella cosa, ma l’omicidio, il crimine in generale, è endemico di ogni società: c’è il male perché diversamente non potrebbe esserci il bene. Il male funge da “collante” per tenere coesa la società che contrasta il male con il bene. E progredisce.

I morti, in numeri

Ma andiamo a vedere i numeri di questa emergenza. Abbiamo detto che, secondo Eures-Ansa, gli omicidi volontari (premeditati e non) sono stati nel 2012, in totale, 526. Ora andiamo un po’ indietro (colonna uno, l’anno, colonna due il numero degli omicidi volontari totali riferiti a quell’anno):

– 2011: 551

– 2010: 530

– 2009: 590

– 2008: 611

– 2007: 631

– 2006: 617

– 2005: 598

– 2000: 756

– 1995: 1.006

– 1990: 1.633

Gli anni Novanta con le stragi di mafia sono stati gli anni più sanguinosi sia rispetto agli anni precedenti (nel quinquennio 1971-75 gli omicidi sono stati in media 542, poi sono saliti tra il 1981 e l’85 a oltre 1.000) che a quelli successivi: il dato dell’omicidio volontario, è evidente, è in discesa da almeno un ventennio. Per dire che non è una roba dell’altro ieri.

Più donne morte, ovvero meno donne morte

Le donne, come sarà facile intuire, morivano anche prima e, numericamente, dato che c’erano più omicidi, ne morivano di più anche se, percentualmente, ne morivano di meno: il bello di giocare con le statistiche. Un esempio: nel 2004 sono morte 701 persone vittime di omicidio volontario. Di queste 598 erano maschi e 183 erano femmine.

183. Di più delle 159 del 2012. Ma percentualmente di meno (il 26,1% rispetto al 30,2%). Se andiamo ancora più indietro, nel 2000 sono morte 756 persone di cui 556 maschi e 200 femmine, più di 159, ovvio, ma siamo sempre al 26,5%. In sostanza la notizia non è che le donne muoiono di più, ma che percentualmente muoiono di più.

La suggestiva locandina del film Divorzio all'italiana per il mercato estero.
La suggestiva locandina del film Divorzio all’italiana per il mercato estero.

Del morire in famiglia

Gli omicidi, vent’anni fa, erano soprattutto di criminalità organizzata (mafia, camorra, ‘ndrangheta). Che non significa che gli omicidi domestici non ci fossero, solo restavano mescolati ai grandi numeri e si vedevano meno. Ora si muore soprattutto tra le pareti domestiche. Ma perché si muore meno di criminalità organizzata.

Anzi, si muore meno (di omicidio volontario) tout court. Ma si muore davvero in famiglia: ci sono madri che ammazzano figli, figli che ammazzano madri e padri, padri che ammazzano figli. Ci sono autori che, in famiglia, ammazzano la moglie e i figli (un solo evento, ma più vittime e questo conta parecchio).

Resta il fatto che a morire, numericamente, sono più gli uomini. Il dato sugli autori di reato, cioè su chi ammazza, in compenso non è cambiato: gli uomini hanno sempre ammazzato molto, ma molto di più delle donne (nel 2012 il 91,4% degli autori di omicidio volontario appartiene al genere maschile). In Italia e nel resto del pianeta.

Ma quanto ammazzano all’estero?

Un giro all’estero

Per esempio. In Lussemburgo nel 2008 ci sono state 12 vittime di omicidio volontario. In Estonia 84, in Italia, come detto, 611, in Finlandia 133, in Francia 839, in Germania 722, in Danimarca 54 e nel Regno Unito 780 (se poi si esce per un attimo dalla Ue dei 27, si trovano oltre 16 mila omicidi negli Usa, quasi 18 mila in Sud Africa, ma solo 600 in Canada).

I dati così, servono davvero a poco. Perché si potrebbe dire che il posto più sicuro in cui vivere è il Lussemburgo, seguito dalla Danimarca e dall’Estonia. In realtà quelli sono solo numeri (come i 505 omicidi di cui si è tanto parlato a Ferragosto e che, raccontati così, servono a niente).

Leggere i numeri

Il dato vero è questo: l’indice di rischio per 100.000 abitanti. Cioè il tasso di omicidi per 100.000 abitanti. Nel 2008 l’Italia è 1 come valore, mentre, nell’ordine, Lussemburgo 2,5, Estonia 6,3, Finlandia 2,5, Francia 1,4, Germania 0,9, Danimarca 1 e Regno Unito 1,3. Il che vuol dire che, in effetti, nel 2008 si era più al sicuro in Germania che in Lussemburgo.

Per completezza: il tasso di rischio in America è del 5,4, in Sud Africa del 36,5 e in Canada dell’1,8. Le donne muoiono. Non è un segreto. Ma parlare di emergenza è una moda. E dire che è stata fatta una legge per cui il consorte cattivo verrà buttato fuori di casa (per metterlo dove? E chi controllerà che ci resti?) è un’operazione di marketing notevole.

Del tirare le treccine.
Del tirare le treccine.

Il rispetto per l’essere umano

Meglio sarebbe, forse, insegnare il rispetto di genere nelle scuole: i bambini che tirano le treccine alle bambine non sono “semplicemente bambini” sono bambini maleducati che vanno educati al rispetto. Continuare a raccontare fiabe dove le bambine hanno la parte debole e i bambini quella forte finora non ha funzionato un granché.

Smetterla di raccontare che il principe azzurro ci salverà (da chi? Da cosa? E, soprattutto, perché?) è il primo passo verso il rispetto. Rispetto in quanto esseri umani. Perché, al di là dei numeri, a morire sono persone. E poco importa che siano maschi o femmine. Restano persone.

La vera emergenza? L’incidente domestico

Persone che, tra l’altro, muoiono molto più spesso di incidente domestico: 8.000 all’anno (21 al giorno, dato che ci piace tanto giocare con i numeri). Ma l’incidente domestico non fa notizia. A chi importa di quella che scivola in bagno sul bagnoschiuma? E di quell’altro che si fulmina mentre cambia la lampadina?

Niente. Non ci interessa. Probabilmente è più divertente il vittimismo, il piangerci addosso, è più divertente fare leggi che nessuno, nemmeno nelle più sfrenate fantasie, potrà far rispettare: perché è impossibile. Ma una campagna di rottamazione di vecchi elettrodomestici ormai pericolosi, sì, quella si potrebbe fare. Ma non ci interessa. Too easy.

11 pensieri su “Femminicidio: qualche dato in barba alla moda del momento”

  1. anche stavolta Cristina, bravissima e competente, ha colpito nel segno: ha colpito in modo implacabile snocciolando le cifre ed ordinandole in modo da dare loro il vero significato incontrovertibile.Ma se vai contro corrente non sei di moda e qualcuno proverà a deridere e sbeffeggiare: pazienza.

  2. ci si prova, almeno, ad andare un po’ controcorrente. e di chi ride e sbeffeggia non ci si cura e si passa oltre.
    grazie. grazie davvero.

  3. Dire che non è importante se chi muore è un uomo o una donna vuol dire negare il motivo per cui quell’atto violento è stato commesso. La violenza sulle donne in alcuni tragici casi termina con l’omicidio, ma si esprime in moltissime altre forme, come l’abuso domestico (anche sessuale), la violenza carnale e lo stalking. E non si può negare che vittime di questi reati sono soprattutto donne, e che il motivo è sociale e culturale.

    Pensare che non ha senso distinguere tra uomo e donna o attribuire un’aggravante a un motivo vuol dire anche escludere altri fattori discriminatori, come ad esempio l’omofobia; è vero, uccidono di più gli incidenti domestici degli omofobi violenti, e sicuramente muoiono più omosessuali a causa di incidenti sul lavoro, in casa o in auto ma questo non significa che non ci sia un problema di violenza omofoba.

    La legge non deve essere “uguale a prescindere”. Se riscontriamo nella società una tendenza a discriminare, donne e omosessuali ad esempio, la legge deve prendere atto delle tendenze nella società e porvi riparo. Così come chiediamo alla legge di trovare delle soluzioni per rendere impossibile presentare una lettera di dimissioni in bianco a una donna, ha senso chiedere alla legge di riconoscere che la violenza di genere è una realtà.

  4. La legge è uguale per tutti. La legge, nel codice penale, prevede già tutto. Solo che nessuno sembra conoscere la legge (e l’ignoranza della legge non è ammessa). Gli articoli del codice penale che riguardano l’omicidio prevedono già aggravanti e attenuanti in merito a vittima, condizioni e situazioni. Basta leggerlo.

    Parlare di “femminicidio” è anticostituzionale. A fare la differenza tra chi muore, tra come è morto e su come è stato ucciso ci pensa la legge: e la legge, ripeto, c’è già. Basta andare a leggersi gli articoli del codice penale. E la soluzione è lì, davanti al naso. Basta applicare la legge che c’è. Non serve farne altre, tra l’altro di impossibile applicazione.

    Ma, a dire il vero, il post è proprio su questo: sul fatto che è molto più semplice, più veloce e fa vendere molto di più strepitare e fare schiamazzo. Urlare ai quattro venti che le donne sono vittime. E le donne, ma solo alcune, per fortuna, ci credono. Pensano che davvero ci sia un’emergenza.

    Il post, leggendolo bene, parla proprio di questo: del fatto che non c’è alcuna emergenza. Ma che la grancassa che serve a distogliere l’attenzione da altri temi (che riguardano semplicemente più persone, tipo i 3 milioni e mezzo di disoccupati) alimenta, racconta, distorce.

    E tra l’altro le 150 donne uccise nel 2012 ovviamente, anche se potrà sembrarle incredibile, non sono rimaste tutte vittima del loro tirannico compagno. Ma fa bello dire che “oddio! oddio! povere donne! uccise barbaramente dal loro compagno!”. Perché nessuno, ma proprio nessuno, si è preso la briga, il disturbo di andare a vedere, una per una chi erano le donne uccise.

    Il disturbo, tempo fa (quando le donne morte erano 115 e si era alla fine dell’anno 2012) me lo sono presa. E qui trova le somme:

    violenza sulle donne, una tragedia di famiglia

    Giusto per dire che lacrimare senza avere chiaro il problema, senza aver capito le sfumature, i contorni, senza farsi venire nemmeno il più piccolo dubbio sulla veridicità dell’emergenza, beh, è facile. Lacrimare e dire che le donne sono tutte vittime è facile. E convenzionale. E fa parte del gioco.

    E dire che bisogna fare tutte le distinzioni che lei raccomanda partendo da chi è stato ucciso è tremendamente pericoloso. La storia insegna: poi che faremo? Daremo pene più gravi perché è stata uccisa una donna bionda? O è stato ucciso un gay ricco?

    Perché gli estremismi, quando la gente smette di pensare con la sua testa e si trastulla con le idee di massa, sono dietro l’angolo.

  5. Mi dispiace, ma non mi sono mai considerata un’estremista, e neppure un’ignorante. Posso capire che il modo in cui la stampa italiana costruisce e diffonde le notizie non brilli per intelligenza e profondità, ma da qui a dire che non c’è un problema violenza sulle donne in Italia che può essere anche (e sto scrivendo anche) regolamentato attraverso la legge, il passo è lungo, lunghissimo.

    Poi ognuno ha le sue opinioni, e io ad esempio ritengo che sì, se qualcuno insulta o uccide una persona perché è nera, ebrea, gay, o donna ci dovrebbe essere un’aggravante. Perché ritengo che nella storia, troppo spesso, la discriminazione non sia stata presa in considerazione come realtà sociale, con gravi conseguenze; e specialmente in Italia, dove il mito del “bravo italiano” assieme a quello dell’amante “passionale” continuano ad alimentare la totale immobilità su razzismo, discriminazione e violenza di genere.

    Pensando all’omofobia: sì, penso che sarebbe necessario evidenziare che i delitti compiuti con l’intento di umiliare e vessare una persona perché omosessuale vengano riconosciuti tale dalla legge. Lo scopo di quelle aggressioni e violenze è chiaro: “ti picchio perché sei gay e mi fa schifo e devi avere paura ad andare in giro e far sapere che sei gay perché se uno come me ti becca le prendi”. Non è la stessa cosa di un’aggressione per un litigio fuori dal bar: la prima ti fa sentire in pericolo se esci di casa, perché è diretta a una categoria, non è un “incidente”.

    E lo stesso vale per la violenza verso le donne.
    Vogliamo o non vogliamo parlare dei motivi per i quali gli abusi famigliari e le violenze sessuali spesso non vengono denunciati?

    Quello che mi dispiace è sapere che fuori dai confini dell’Italia non c’è neanche da pensarci se esiste o no la violenza di genere, e se le donne sono o no un obiettivo. Specialmente oggi, in cui si parla del problema della violenza di genere che si scatena nelle conversazioni online.

    Ma in fondo in Italia non esistono neanche i Women Studies o i Gender Studies. Perché una legge non è una soluzione, un ambito di ricerca non è una soluzione, le quote rosa non sono una soluzione.

    Non metto in dubbio che la legge non sia la soluzione definitiva, o che sia più che imperfetta, ma non si può parlare di miglioramento invece di dire che chi pensa che sia almeno un passo avanti è solo un ignorante populista?

  6. Non è che lei ritiene che ci debbano essere aggravanti. Come già detto: la legge le prevede già. Se ci sono discriminazioni di razza, credo e genere la legge prevede già delle aggravanti. Le prevede per i minori. Le prevede per gli anziani.

    Ed è a questo che mi riferivo quando ho parlato di ignoranza della legge (che non è, ovviamente, ignoranza tout court): leggere il codice penale è fondamentale se si vuole entrare nel merito di un dibattito che abbia per oggetto la criminalità. Soprattutto a livello istituzionale.

    Le violenze domestiche spesso non vengono denunciate perché, seguendo le teorie vittmologiche (badi: teorie vittimologiche, non pensiero formulato qui e ora da me), vittima e autore sono “complici”, “conniventi” di una certa situazione. Il crimine, il reato si compie esclusivamente tra quella vittima, e solo quella, e quell’autore, e solo quello. Ma qui dovrei aprire un simposio sulla vittimologia (materia che, appunto studia, le vittime, il perché diventano vittime, il come diventano vittime e parecchio altro).

    Fuori dai confini dell’Italia la violenza c’è. Che si parli di violenza di genere ottimo. Ma forse il codice penale di altri Stati non prevede già (come quello italiano, ripeto) aggravanti e attenuanti. Ci sono ottimi libri di storia dei sistemi giuridici comparati che, volendo, può leggere in merito: scoprirà che il dibatto c’è, perché non c’è ancora una legge (ergo: l’Italia, dal punto di vista legislativo, è più avanti).

    Poi mi dice che la legge non è una soluzione. Ora. Non vorrei risultare ripetitiva, ma leggendo le frasi (non tra le righe, LE righe) del post forse trova che il succo del post è questo: una legge, che tra l’altro è impossibile far rispettare, non è la soluzione.

    Non è detto che lei è ignorante populista. Ho specificato che il codice penale prevede già quanto da lei accolto (la legge che poi mi dice non servire, e qui davvero mi sono persa nel suo ragionamento) come un trionfo, come qualcosa che mancava e che, presto e bene, risolverà tutto.

  7. Se in Lussemburgo ci si ammazzasse (numericamente) come in Italia, Germania e gli altri paesi con numeri alti di omicidi volontari, probabilmente ormai il Lussemburgo sarebbe un paese vuoto.

    Dopo la cazzata, una considerazione seria.

    Sono pienamente d’accordo sull’ultima parte, quella sull’educazione (non che la prima non sia condivisibile: sono cifre, o le accetti o le ignori). Al di là di maschietti e femminucce è dall’educazione che bisogna partire. certo è comodo e romantico dire che le bambine sono principesse rosa e trullallà che devono essere protette e salvate e i maschietti sono gli eroi in ogni situazione, però quello che manca è proprio il valore vero degli uni e degli altri.
    Il fatto che la quasi totalità degli omicidi volontari siano perpetrata dagli uomini è indice della una mancanza di una cultura forte alla base. Magari sarò un qualunquista, ma questa cosa mi sembra il frutto dell’idea che il maschio debba sempre essere forte, autoritario, migliore di tutti e con sempre la ragione dalla sua, anche quando ha torto.
    E’ anche indice del fatto che la nostra società, checché se ne dica, e alla faccia del femminismo e di tutti gli “ismi” liberali, sia una società maschilista fin dalle radici e il resto sono solo “contentini” che si danno e fumo negli occhi.

  8. Ciao MrChreddy,

    bentornato dalle vacanze! 🙂

    La prima cosa che hai detto, in effetti, non è poi tanto una cazzata: il numero dei morti, infatti, deve essere sempre rapportato con il numero dei vivi e vegeti.

    Il fatto che gli uomini ammazzano più delle donne è un dato identico in tutto il mondo (in quel mondo dove ci sono dati e statistiche, più o meno veritieri).

    E credo che il maschilismo c’entri. O forse c’entra la rabbia. Le donne probabilmente sono più in grado di gestire la rabbia? O forse si arrabbiano di meno? Perché, alla fine di tutto, gli uomini ammazzano più gli uomini che le donne.

    Per cui saranno anche maschilisti, ma di base si ammazzano tra di loro.

    Ci sono parecchi studi sull’aggressività maschile, ma non si è arrivati a grandi conclusioni. Tanto è vero che quando è una donna a uccidere a momenti si rischia di farci sempre il film, per via della novità.

    Oppure se ne parla per anni, per decenni, come per Rina Fort (la belva di via San Gregorio, come è stata amichevolmente definita all’epoca della stampa che uccise la moglie del suo amante e i suoi tre figlioli) o, andando ancora più indietro, per Leonarda Cianciulli (conosciuta con l’inquitante soprannome di “la saponificatrice di Correggio”) e Leonarda era anche seriale.

    Insomma: che sia maschilismo o indole ancora non si sa. Fatto sta che le donne ammazzano meno (oppure, ma è una battuta, mica che a qualcuno venga in mente di prenderla sul serio, sono più brave ad ammazzare e non si fanno beccare).

    Il dato lievemente rasserenante, in tutto questo, direi che resta quello degli omicidi in calo. Si ammazza sempre meno, ogni anno. E, in fin dei conti, è già un passo avanti.

  9. Mi sono spiegato un po’ male nella mia risposta, intendevo dire che l’indole maschile è quella di essere aggressiva e violenta (DNA, retaggio, cultura, educazione, quello che vuoi), mentre quella femminile è più accomodante.
    Detto questo è ovvio che poi dipenda sempre dal singolo individuo, io in quanto maschio (credo), non mi sogno di uccidere qualcuno.

    Questo sempre restando fermi sul punto che gli omicidi sono in calo, forse abbiamo la testa impegolata su altri problemi, e che il femminicidio è uno sputo nell’oceano, più che una vera “piaga” 🙂

  10. beh effettivamente è proprio vero. Certo è molto giornalistico l’uso di etichette e mi spiace dirlo ma il termine “femminicidio” è così abusato che mi sembra sia diventato altro. Una bandiera, un titolo, un pretesto, qualcosa di cui fregiarsi quando si dichiara di essere sensibili al problema. Dicevo è triste che politici e media abbiano infondo sminuito la portata di un problema che, pur da prendere con le pinze rispetto ai numeri, effettivamente c’è. come ce ne sono altri. Sui forum si leggono commenti del tipo:” ma tu non capisci l’omicidio di una donna non è un omicidio qualunque!..”. Ma perché esistono omicidi “qualunque”? Mi pare che ci siano:
    1 – quelli che vorrebbero far morire solo gli uomini
    2 – quelli che vorrebbero far morire solo le donne
    3 – quelli che aspettano di leggere che muoiono uomini e donne in uguale numero (e così abbiamo risolto (qua ci voleva il corsivo ma non sono capace a metterlo))
    e ci dimentichiamo che sarebbe da rinfoltire una quata e ultima categoria che mi auguro ci sia silenziosa e non rassegnata che vorrebbe che non morisse nessuno anche se la violenza e la morte sono cose che ci sono sempre state. Il fatto è che augurarsi e volere che non succedano secondo me fa la differenza.
    Il fatto è che siamo stati cresciuti male (hai ragione… il principe azzurro… e pure certe cose che diceva la maestra che non ho mai capito fino infondo “la donna non si picchia neanche con un fiore” io farei attenzione perchè sta cosa è una cavolata grande quanto una casa. Non perchè uno debba picchiare le donne, figuriamoci, ma perche mi pare il risarcimento per il fatto che le donne avevano sempre torto a prescindere.
    Ehm scusate se sono stato prolisso.
    Mi piacciono molto le tue analisi ed è confortante leggerle.
    Buona giornata.

  11. Gentile Francesco,

    grazie per il commento. Non ci sono limiti di battute e caratteri: si può commentare liberamente senza preoccuparsi di essere “andati lunghi” o di essere stati “troppo stringati”. 🙂

    Interessante il tuo punto di vista sulla maestra e sul “risarcimento per il fatto che le donne avevano sempre torto a prescindere”. In effetti per alcuni le donne erano (e sono) un po’ meno rispetto agli uomini (motivo per cui sono lì che aspettano il principe azzurro, pare).

    In effetti, come dici tu, si rischia di categorizzare le vittime perdendo di vista l’obiettivo: che teoricamente dovrebbe essere, se possibile, far sì che di omicidi (a prescindere dalla vittima) ce ne siano sempre meno.

    Sono contenta che tu abbia trovato di un qualche interesse l’analisi avanzata nel post. E sono ancora più contenta del fatto che tu abbia condiviso il tuo pensiero con me e con i lettori di tutticrimini.

    A presto! 🙂

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