Jack lo Squartatore, un caso ancora aperto

La piantina di Whitechapel del 1888 con, in verde, i luoghi degli omicidi di Jack The Ripper.
La piantina di Whitechapel del 1888 con, in verde, i luoghi degli omicidi di Jack The Ripper.

Il 31 agosto 1888, verso le 3.45 del mattino, inizia la storia di Jack lo Squartatore che, per 125 anni, ha impegnato detective, criminologi, psicologi, psichiatri, e giornalisti nel tentativo di dargli un nome e un volto. Ha impegnato anche registi, attori, scrittori, fumettisti e artisti con il risultato di essere, dopo Adolf Hitler, il più rappresentato omicida di tutti i tempi (con la differenza che Hitler ha ammazzato sei milioni di persone, mentre a Jack pare ne siano bastate cinque per entrare nella leggenda).

E dato che scrivere di Jack lo Squartatore è un bell’impegno ho chiesto a MrChreddy di Nerds’ Revenge di darmi una mano. E lui mi ha risposto che sì, si poteva fare. Così la parte inerente l’aspetto televisivo, cinematografico, fumettistico e artistico, insomma quella più interessante, la trovate qui: Jack lo Squartatore, dalla realtà al mito.
Mentre di seguito trovate la storia di Jack. Anzi, dovrei dire la lunga storia di Jack.

Che inizia appunto quel 31 agosto alle 3.45 del mattino quando a Buck’s Row, nel malfamato quartiere di Whitechapel, viene ritrovato il cadavere di Mary Ann Nichols, Polly per gli amici. Il suo corpo è stato devastato da una serie di coltellate: gli intestini sono fuorisciti e due ferite gola l’hanno lasciata quasi decapitata.

Prima e seconda vittima: lo schema

Non solo. Il killer si è accanito sul basso ventre e sugli organi genitali dove ha infierito con una serie di coltellate inferte di punta.

Polly di mestiere fa la prostituta e benché il suo omicidio sia stato particolarmente efferato i detective di Scotland Yard non sono particolarmente sorpresi: mesi prima erano state uccise altre due prostitute nell’East End. Le violenze erano all’ordine del giorno. La zona, fino a non troppi anni fa, era conosciuta per i quartieri poveri e l’alto tasso di criminalità.

Il cadavere di Annie Chapman scoperto alle 6 di sabato 8 settembre 1888 al 29 di Hanbury Street.
Il cadavere di Annie Chapman scoperto alle 6 di sabato 8 settembre 1888 al 29 di Hanbury Street.

Gli investigatori iniziano a farsi qualche domanda quando l’8 settembre, un sabato, un fattorino scopre verso le 6 del mattino all’altezza del 29 di Hanbury Street il cadavere di Annie Chapman. Come Polly anche Annie fa, o meglio faceva, la prostituta e il suo corpo presenta ferite simili a quelle di Polly: la gola recisa, il corpo sventrato.

Per i detective i due omicidi sono opera di un solo uomo. Il modus operandi è simile: il killer tramortisce le vittime, taglia loro la gola e poi, con un coltello affilato, forse un bisturi, apre (letteralmente) il corpo e toglie gli organi interni. L’intestino di Annie è stato messo su una spalla. Inoltre il killer si accanisce sui genitali. Ovaie, utero e vescica di Annie, tra l’altro, non sono stati trovati sulla scena.

Teorie e impronte digitali

A questo punto i pareri di medici, criminologi e detective dell’epoca non si contano. Qualcuno disse che, dai tagli alla gola, si poteva evincere che il killer fosse un mancino. Altri dissero che era comunque abile con il bisturi che forse era un medico o magari un macellaio.

Altri sottolinearono che aveva conoscenze di anatomia, per cui forse poteva anche essere un pittore o uno scultore. I detective erano in discreta difficoltà. Tra l’altro proprio il 1888 è l’anno in cui sir Francis Galton parlò di “minuzie” in merito alle impronte digitali. Prima di lui Henry Faulds e William Herschel parlarono dell’unicità delle impronte.

Ma per il loro utilizzo in merito all’identificazione di sospetti in ambito criminologico era ancora troppo presto: solo nel 1899 sir Edward Henry ideò un sistema di classificazione delle impronte digitali.

La prima lettera firmata Jack the Ripper.
La prima lettera firmata Jack the Ripper.

La prima missiva di Jack

Tornando a Jack. Il 28 settembre 1888 arriva una lettera alla Central News Agency di Londra che inizia con: “Caro Capo, continuo a sentire che la polizia mi ha preso ma non ha ancora fatto i conti con me. Mi sono messo a ridere, paiono così astuti e dicono di essere sulla pista giusta”.

In effetti Scotland Yard in quel momento ha un sospettato che chiama Leather Apron, grembiule di pelle.

Leather Apron è un violento che ricatta le prostitute e indossa un grembiule di pelle. Gli investigatori sono giunti fino a lui poiché  accanto al corpo di Annie era stato trovato un grembiule di pelle. Leather Apron, dopo svariati interrogatori, viene scagionato e dichiarato innocente.

Dal soprannome alla terza e alla quarta vittima

La lettera è firmata “yours truly, Jack the Ripper“. E, da quel momento, per tutti l’omicida di Whitechapel divenne Jack the Ripper (con le diverse traduzioni). La lettera è stata scritta con inchiostro rosso e Jack precisa che l’intento era scriverla con il sangue delle vittime, ma il sangue, messo in una bottiglia “è diventato denso come colla“.

Fosse stato un medico o anche un macellaio avrebbe dovuto saperlo. E forse anche se fosse stato un pittore: il sangue volendo si può usare per dipingere, ma è necessario trattarlo per evitare, appunto, che si coaguli. Quasi subito viene anche smentito che si trattasse di un mancino. Ma la cosa che mette ancor più in allarme Scotland Yard è che Jack nella lettera annuncia nuovi delitti.

Il cadavere di Catherine Eddowes scoperto all'1.45 del mattino del 30 settembre a Mitre Square.
Il cadavere di Catherine Eddowes scoperto all’1.45 del mattino del 30 settembre a Mitre Square.

Il 30 settembre le vittime sono addirittura due. Elizabeth Stride viene trovata in un cortile poco lontano da Berner Street all’una del mattino. Ha la gola tagliata e nessun’altra mutiliazione, in più chi la trova dice che il sangue continuava a uscire (per cui la vittima era viva e morì dissanguata di lì a poco). Solo tre quarti d’ora più tardi un poliziotto trova un altro cadavere.

Si tratta di Catherine Eddowes e il suo corpo giace a Mitre Square. Catherine è stata sventrata e le viscere sono state sistemate intorno al collo, come una sciarpa. Catherine è stata anche accoltellata al volto, ha la gola tagliata. Il killer le ha rimosso un rene che non è stato trovato sulla scena del delitto.

Lettere e macabri allegati

Mentre gli investigatori cercano il killer, alla Central News Agency arriva un’altra lettera in cui Jack racconta dei due delitti (“la numero uno ha strillato un po’. Non ho potuto finire subito”). Alla polizia aveva promesso le orecchie delle vittime e si scusa quindi di non aver tenuto fede alla promessa ma, dice, non ha avuto il tempo di reciderle e inviarle.

Una terza lettera arriva il 16 ottobre e, in quell’occasione, c’è un allegato: una porzione di rene umano. L’esame del patologo rileva che si tratta del rene di un alcolista malato di nefrite. Catherine era alcolizzata e il suo rene superstite presenta le stesse caratteristiche di quello esaminato. Non solo. Le due estremità dell’arteria recisa combaciano.

Una delle missive attribuite al killer di Whitechapel con l'inquietante intestazione "from hell".
Una delle missive attribuite al killer di Whitechapel con l’inquietante intestazione “from hell”.

Un po’ di grafologia

Le tre lettere, se comparate, mostrano calligrafie a prima vista piuttosto differenti: la prima è ordinata e precisa, mentre quella che proviene “from hell”, dall’inferno, sembra scritta con rabbia, nervosismo (ma considerato il posto da cui arriva, ci sta). I periti grafologi sembrano concordi nel dire che le tre lettere sono state scritte dalla stessa mano.

La cosa non sorprende: spesso, in base all’umore, alla stanchezza, al posto in cui ci troviamo a scrivere cambiamo calligrafia. Ma i grafologi per comparare le diverse grafie non si fermano alla superficie, controllano il modo in cui le lettere sono state scritte e non solo il risultato finale.

L’ultimo omicidio, forse

Il 9 novembre, verso le 10.45 del mattino viene trovato il cadavere di Mary Jane Kelly. Giace nel letto del suo appartamento al 13 di Miller’s Court, a Spitalfields. Anche Mary ha la gola tagliata ma il suo corpo è quello più devastato di tutti, forse perché il killer ha avuto tutto il tempo di agire indisturbato.

Mary è stata sgozzata (il taglio l’ha quasi decapitata), il naso e le orecchie sono stati tagliati (il naso, con i seni, il cuore e i reni sono appoggiati sul comodino in fianco al letto), il fegato è messo su una gamba, le gambe sono state scarnificate e brandelli di carne pendono dai chiodi a cui sono attaccati i quadri alle pareti. Una mano della vittima è stata infilata nell’addome aperto.

A questo punto, per chi dice che le vittime di Jack the Ripper, sono cinque (per altri sono state almeno 11 se non 15), il mistero finisce e inizia qui. Mary Jane, secondo la scuola di pensiero più accreditata, è stata l’ultima vittima di Jack. Scotland Yard indagò. Ma alla fine chiuse il caso senza trovare un colpevole. Caso che venne poi riaperto.

Il cadavere di Elizabeth Stride scoperto all'1 del mattino del 30 settembre a Duffield's Yard, Berner Street.
Il cadavere di Elizabeth Stride scoperto all’1 del mattino del 30 settembre a Duffield’s Yard, Berner Street.

Colpevole, non colpevole, colpevole

Le persone, di volta in volta, indicate come colpevoli dei delitti sono tante, tantissime, alcune sono sospettati probabili, altri meno: si va da medici ad avvocati, a pittori e persino a un membro della Corona (il principe Albert Victor duca di Clarence, all’epoca il secondo pretendente al trono in linea dinastica).

Qualcuno parlò anche di una Jill the Ripper, ma la tesi per cui l’assissino fosse una donna è stata abbadonata. Altri indicarono sia Oscar Wilde che Lewis Carroll come assassini (per inciso: Oscar Wilde amava a tal punto le cose belle che mai e poi mai avrebbe fatto una cosa simile. Difficile credere che avesse anche solo pensato di mettere piede a Whitechapel). Qualcuno disse che si trattava di un complotto: la Corona per coprire un matrimonio tra il principe Albert Victor e una donna cattolica depistò tutti facendo uccidere prostitute.

L’immancabile complotto reale

E, ancora, sempre la Corona organizzò un complotto per coprire una relazione omosessuale tra il principe Albert Victor e un insegnate privato (tale James Kenneth Stephen). Qualcuno si spinse oltre e disse che Jack non era solo: Albert Victor e il suo amante James uccisero insieme per puro divertimento.

I killer omosessuali, di solito, uccidono gente del loro stesso sesso. In molti dissero che Jack odiava le prostitute. E l’affermazione lascia il tempo che trova: forse le odiava. Forse odiava sua madre. O tutte le donne. O se stesso. O magari uccideva prostitute perché erano prede facili.

Sicuramente ammazzare la regina d’Inghilterra avrebbe richiesto, dal punto di vista logistico, un minimo più di impegno. Le prostitute, insieme agli autostoppisti e alle ragazzine scappate di casa, sono le vittime predilette dai serial killer. E prostitute, autostoppisti e giovani fuggitivi hanno in comune il fatto che se scompaiono nessuno se ne accorge.

Il cadavere di Mary Ann Nichols scoperto alle 3.45 del 31 agosto 1888 a Buck's Row.
Il cadavere di Mary Ann Nichols scoperto alle 3.45 del 31 agosto 1888 a Buck’s Row.

Ricco, colto e abile

Jack, se davvero le lettere le ha scritte l’assassino, sapeva scrivere, scriveva bene. Il killer era stato indicato come un uomo alto che indossava un mantello. Quindi non era certo un poveraccio come tanti ce n’erano nell’East End all’epoca. Aveva una buona manualità, ma questo non significa che fosse necessariamente un medico o un macellaio.

E conosceva l’anatomia. Ma anche in questo caso non si può dire che fosse un medico, un pittore o uno scultore. Forse era vero che apparteneva alla borghesia o alla nobiltà. Il fatto di prendersela con le prostitute, come detto, è trasversale per i serial killer. Le prostitute sono prede facili.

Una prostituta può essere avvicinata in un vicolo buio praticamente da chiunque. Se poi la prostituta è alcolizzata, malata e sola è ancora più vulnerabile. Di sicuro c’è che Jack contribuì, involontariamente, a far conoscere le disgraziate condizioni delle prostitute londinesi di fine ‘800.

Sole, tristi e alcolizzate

Mary Ann Nichols, detta Polly aveva 43 anni, aveva avuto cinque figli e nel 1880, dopo la nascita dell’ultimo, aveva lasciato la famiglia e aveva iniziato a prostituirsi. La sera in cui fu uccisa era al quarto cliente (Jack, probabilmente). Aveva già speso i guadagni della notte. Fu trovata sulle scale di una scuola.

Annie Chapman aveva 47 anni e verso il 1880 abbandonò il marito e i tre figli e andò a vivere a Londra. Nell’East End si guadagnava da vivere prostituendosi e vendendo fiammiferi e fiori. Fu vista l’ultima volta alle 5.30 del mattino con un cliente dall’aria rispettabile. Doveva essere Jack, dato che il corpo di Annie fu trovato solo mezz’ora dopo.

Elizabeth Stride aveva 44 anni ed era nata in Svezia (il cognome da nubile era Gustafdotter), nel 1866 emigrò in Gran Bretagna e sposò un carpentiere, John Stride, da cui si separò nel 1882 e, a quel punto, iniziò a prostituirsi. Viveva in una doss house, un asilo per le prostitute. Un’ora prima della morte era stata vista con degli uomini.

Il cadavere Mary Jane Kelly scoperto alle 10.45 del mattino di venerdì 9 novembre al 13 di Miller's Court.
Il cadavere Mary Jane Kelly scoperto alle 10.45 del mattino di venerdì 9 novembre al 13 di Miller’s Court.

Catherine Eddowes aveva 46 anni, aveva tre figli e un marito, un ex soldato. Iniziò a bere e a quel punto, nel 1880, lasciò la famiglia e si mise con un malvivente. Per pagare l’affitto si prostituiva e l’alcol era una costante nella sua vita. La notte in cui fu uccisa (poco dopo Elizabeth) fu vista completamente ubriaca distesa a terra. Jack non deve aver fatto molta fatica ad avvicinarla.

Un caso ancora aperto

Mary Jane Kelly era la più giovane di tutte, aveva 24 o 25 anni quando fu uccisa. Era irlandese ma nessuno sapeva molto di lei, tranne che aveva gli occhi blu, era un tipo con tanti soprannomi e, al momento della morte, viveva in povertà, tanto che era in arretrato con l’affitto di sei settimane. E fu proprio il fattorino del padrone di casa a trovare il suo corpo.

Nonostante l’ottimistico e criticato libro di Patricia Cornwell dal titolo (forse un po’ presuntuoso) “Ritratto di un assassino: Jack lo Squartatore – Caso chiuso”, il caso di Jack lo Squartatore, 125 anni dopo, è ancora aperto. Forse per ricordarci che il male si accanisce contro chi è solo, debole, perso. Proprio come Polly, Annie, Elizabeth, Catherine e Mary.

6 pensieri su “Jack lo Squartatore, un caso ancora aperto”

  1. Grazie a te per il complimento. Molti lo interpretano male (il nome), non capiscono che è riferito a Death (o Teleutè) “sorella” di Dream (Oneiros) degli Endless di Neil Gaiman.

  2. Ciao, ti chiedo scusa subito, ma vado in ot .
    Sono arrivata qui tramite il post di MrChreddy , sei bravissima ! Ho letto qualche post e mi piace molto come scrivi. Anche la scelta degli argomenti è molto interessante. Complimenti

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