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Archivio per ottobre 2013

I Ray Ban Clubmaster e i serial killer di cinema e tv

La locandina de Il cacciatore di donne.

La locandina de Il cacciatore di donne.

Non so la Ray Ban cosa ne pensi. Perché sicuramente qualcuno al marketing se ne sarà anche accorto. Fatto sta che ieri ero in giro in tram e ho visto la locandina de Il cacciatore di donne con Nicolas Cage e John Cusack. La locandina è di quelle a sfondo nero e con le scritte in rosso.

La prima cosa che  mi è saltata all’occhio è stato John Cusack che indossa  (quelli che sembrano) Ray Ban Clubmaster e mi son detta che va beh, lui è il cattivo. E Cage farà il detective. Non tanto perché Cusack abbia la faccia da cattivo, non ce l’ha, in effetti, ma negli ultimi anni i serial killer in tv e al cinema si riconoscono per via degli occhiali che un tempo venivano indossati da J. F. Kennedy.

Kennedy, a dire il vero, li indossava da sole ed era un modello un filo diverso. Nel film di Oliver Stone il procuratore Jim Garrison (Kevin Costner) indossa un modello da vista molto simile (ma la marca non è quella). Adesso, la versione da sole, la indossano tutte le star di Hollywood (e un congruo numero di altri abitanti del pianeta) e l’effetto è sempre piuttosto figo. Stesso dicasi per Tim Roth ne Le Iene.

Mentre al cinema e in tv lo stesso tipo di occhiale, sempre in versione da vista, viene piazzato sul naso dei cattivi che, di solito, hanno come hobby l’omicidio seriale. Forse si tratta di un modo come un altro per indicare al pubblico che quello lì, sì, quello con quegli occhiali lì, non è tipo di cui fidarsi, che è meglio stargli alla larga. E il pubblico lo sa e inizia già a temere il peggio dalla locandina. Prosegui la lettura…

Categorie:serie tv crime

Crimini e Serie Tv – L’omicidio fra piccolo schermo e realtà

La copertina dell'ebook "Crimini e Serie Tv - L'omicidio fra piccolo schermo e realtà".

La copertina dell’ebook “Crimini e Serie Tv – L’omicidio fra piccolo schermo e realtà”.

Che differenze ci sono fra le indagini condotte dai detective nelle serie poliziesche e la realtà? Come funzionano davvero gli strumenti a disposizione della scientifica di CSI? I serial killer della tv come Dexter Morgan sono simili a quelli che esistono realmente?

A questi e a molti altri interrogativi risponde Crimini e Serie Tv – L’omicidio fra piccolo schermo e realtà, frutto del lavoro di due giornaliste – una criminologa e una specialista del piccolo schermo – che hanno dato vita a un saggio dall’approccio inedito, che unisce competenze diverse per raccontare agli appassionati di telefilm e di indagini i segreti degli sceneggiatori che rivedono le procedure reali per renderle più avvincenti.

Cristina Brondoni, criminologa forense, giornalista per un quotidiano on line, per il mensile Armi e Balistica e per il suo blog tutticrimini, ci racconta come pensano i serial killer, come agisce la scientifica sulla scena di un (vero) crimine, quali trasformazioni subiscono i corpi dopo il decesso e come queste trasformazioni siano fondamentali per supportare il lavoro degli investigatori.

Chiara Poli, giornalista specializzata in serie tv, autrice fra gli altri di Maniaci seriali – Le serie tv e i loro fan e La vita è un telefilm, firma per diversi anni del Magazine on line delle reti del gruppo FOX per Fox Channels Italy, cita gli episodi e le interpretazioni più memorabili e si unisce a Cristina Brondoni nel progetto di restituire un’immagine più chiara delle differenze fra piccolo e schermo e realtà, ma anche dei meccanismi di narrazione che su queste differenze fondano le storie che appassionano milioni di telespettatori in tutto il mondo.

“Crimini e Serie TV” è un viaggio affascinante nel mondo del crimine reale e fittizio, nelle tecniche di investigazione, nella mente dei serial killer della tv e della cronaca nera, nell’attualità dei fatti di cronaca (anche quelli che hanno coinvolto i volti noti del piccolo schermo) e degli “spettatori omicidi”, ovvero gli assassini che hanno dichiarato di essersi ispirati a una serie tv o a un episodio. È un viaggio nella storia dei telefilm, nell’evoluzione dell’omicidio nel genere “principe” della tv, il poliziesco, e nel contributo che questo stesso genere ha dato alle produzioni televisive e cinematografiche che ne sono derivate, alla cultura popolare e all’immaginario collettivo. Con oltre 160 serie tv prese ad esempio (da Dexter a Criminal Minds, da C.S.I. a The Walking Dead, da 24 a Lost, da Perry Mason a Colombo). A tal proposito, solo un’ultima cosa: “Crimini e serie tv – L’omicidio fra piccolo schermo e realtà” è disponibile esclusivamente in ebook dal 24 ottobre presso i migliori store on line, al prezzo di € 3,99. Per acquistarlo su Amazon, clicca QUI.

Categorie:libri e cose

Ho visto cose… La mostra permanente di arte criminologica

La riproduzione del corpo mummificato di Vincenzo Verzeni.

La riproduzione del corpo mummificato di Vincenzo Verzeni.

L’avevo incontrato su un mercato di vecchie cose. Sul suo banchetto c’erano oggetti piuttosto bizzarri: riproduzioni di mani di criminali, riproduzione di teschi, riproduzioni di visi stile Lombroso. Da lontano il banchetto di Roberto Paparella era tra quelli che urlano: “Avvicinati! Non puoi sfuggirmi! Vieni a vedere!”. E così, ovviamente, mi sono avvicinata.

Roberto fa “arte criminologica”: le riproduzioni in resina le fa lui. Ma sa anche parecchio di crimine: tutto ciò che riguarda l’Italia e gli omicidi lui la sa. Il suo biglietto da visita è fatto come uno degli annunci funebri che ci sono in giro per i paesi e le piccole città. Certo, io devo solo tacere, dato che sul mio c’è una bella (e finta) chiazza di sangue.

Fatto sta che oggi, complice una giornata tanto libera quanto uggiosa, ho pensato di andarlo a trovare per vedere la sua mostra permanente di arte criminologica. Olevano di Lomellina è un posto un po’ sperduto dopo Mortara (provincia di Pavia andando verso Alessandria). Ma Cascina Bianca dove sta Roberto è davvero in mezzo al nulla.

Sono stata accolta da una allegra famigliola di cani pacifici e dal sorriso e dall’entusiasmo di Roberto che, nonostante stesse pranzando, mi ha subito introdotta alla mostra nel sottotetto della cascina. A dirla tutta pensavo di trovare un’accozzaglia di cose senza capo né coda. E invece no. Prosegui la lettura…

Dalla fiaba alla tragica realtà: l’orco cattivo Albert Fish

Il serial killer Albert Fish sulla sedia elettrica a Sing Sing.

Il serial killer Albert Fish sulla sedia elettrica a Sing Sing.

Ai bambini vengono raccontate fiabe su orchi cattivi e lupi affamati che, nascosti nel buio, attendono le loro piccole vittime. Nelle fiabe, soprattutto quelle edulcorate da Disney, di solito c’è un bel lieto fine: Capuccetto Rosso e la nonna sono vive e vegete salvate dal cacciatore che ammazza e apre in due il lupo divoratore e la Bella Addormentata si sveglia come per magia.

In realtà queste e molte altre fiabe, in origine, avevano un finale che poco o niente aveva a che fare con il consolatorio “e vissero tutti felici e contenti”. Di solito c’era sempre qualcuno che ci lasciava le penne e gli altri, più che felici, erano rassegnati alla dipartita del loro caro. I bambini erano avvisati: se vai nel bosco, sei un bambino morto.

L’intento pedagogico c’era, solo che era un po’ da sgrezzare. I bambini dell’epoca probabilmente restavano terrorrizzati a tal punto che sì, avevano salva la vita, ma erano colti da incubi notturni fino alla fine dei loro giorni. Fatto sta che le fiabe, un tempo, erano così. Con i secoli sono diventate meno splatter e con una morale a lieto fine.

E forse anche alla piccola Grace Budd di Manhattan erano state raccontate le fiabe. Era il 1928, Grace aveva 10 anni e dei bellissimi occhi grandi. Viveva con suo papà Albert, sua mamma Delia e i suoi fratelli. Edward, 18enne, era in cerca di lavoro così aveva messo un’inserzione sul giornale. Aveva aggiunto anche il suo indirizzo di casa. Prosegui la lettura…

Categorie:serial killer

Domani faccio una strage: convivenze difficili

1 ottobre 2013 1 commento
Michael Douglas nei panni di Bill Foster nel film di Joel Schumacher "Un giorno di ordinaria follia" (1993)

Michael Douglas nei panni di Bill Foster nel film di Joel Schumacher “Un giorno di ordinaria follia” (1993)

Su Facebook leggo quasi ogni giorno frasi negli status che mi fanno sorridere, robe tipo “Sono ostaggio del mio gatto” (mi fa sorridere perché capita anche a me), citazioni da film e da libri (che magari viene voglia di vedere e di leggere), cose a volte tanto sgrammaticate quanto profonde che somigliano a poesie.

E poi ci sono le frasi da brivido. Non tanto per quello che c’è scritto, di base se uno dice che domani andrà in ufficio a fare una strage si sta giusto sfogando e niente di più. Ma sono tanti, tantissimi quelli che sembra non facciano altro che avere a che fare con gli stronzi. E, c’è da pensare, che usino confezioni formato famiglia di Maalox per tenere a bada la gastrite.

Ci sono anche quelli, e le cronache, soprattutto americane, ne sono piene, che dopo aver annunciato la strage l’hanno fatta per davvero. Non che sia una bella cosa, ecco, ma gli stronzi di tutto il mondo sono avvisati. In ufficio pare che gli stronzi siano una caratteristica costante: si trovano a qualsiasi livello, in tutti i campi e a ogni latitudine.

Che non è una buona notizia. Ma è la cruda verità. Ma dove nascono gli stronzi? E perché ci sono? Da dove vengono? Dove vanno? (se avete risposto con una volgarità avete fatto bene, stavo giusto pensandola). Di solito evito di usare parolacce. Sul blog. Nella vita di tutti i giorni sono più simile a un camallo che a un’educanda. Prosegui la lettura…

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